Spread stabile a 81 punti base, ma i rendimenti dei Btp scendono: conviene comprare ora?

In calo il tasso del decennale italiano sul mercato secondario, mentre lo spread Btp-Bund si stabilizza e il Mef assegna tutti i 7,5 miliardi di euro di Bot emessi nell'ultima tornata di aste di luglio.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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L’apertura dei mercati obbligazionari del 31 luglio 2026 conferma una fase di relativa stabilità per il debito pubblico italiano. Lo spread Btp-Bund si mantiene infatti a 81 punti base, lo stesso livello della chiusura della seduta precedente, mentre il rendimento del BTP decennale torna sotto la soglia psicologica del 4%, attestandosi al 3,96% sul mercato secondario.

Almeno per il momento, quindi, gli investitori continuano a mostrare fiducia nei confronti dei titoli di Stato italiani, anche a seguito del buon esito delle ultime aste del ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), che hanno registrato una domanda sostenuta per Bot e Btp.

Apertura dei mercati del 31 luglio 2026

Alle ore 9:03 del 31 luglio, il differenziale tra il rendimento del Btp decennale italiano e quello del Bund tedesco di pari durata ha aperto a 81 punti base, senza variazioni rispetto alla chiusura del giorno precedente. Nonostante uno scenario internazionale complicato dalle tensioni geopolitiche e dalle prossime mosse delle banche centrali sui tassi di interesse,  siamo di fronte a una situazione di sostanziale stabilità per i titoli italiani:

  • la stabilità dello spread rappresenta un equilibrio tra il rischio percepito sul debito italiano e quello tedesco, che continua a essere il principale benchmark dell’Eurozona;
  • il tasso del Btp decennale passato dal 3,98% al 3,96%, ritornando sotto la soglia del 4% ha un importante valore psicologico per i mercati. Per un Paese a elevato debito pubblico come l’Italia, tassi stabilmente sopra il 4% indicano che lo Stato sta pagando un costo più alto per rifinanziarsi. Veder scendere il rendimento sotto questa quota suggerisce che la percezione del rischio da parte degli investitori istituzionali si sta attenuando, rendendo la spesa per interessi meno onerosa per le casse pubbliche.

Il rendimento del Btp decennale e l’andamento nell’ultimo anno

Osservando un orizzonte temporale più ampio emerge come il livello attuale dello spread rientri in una fase di riassestamento.

  • nell’ultimo mese lo spread è cresciuto del 15,44%;
  • negli ultimi sei mesi l’incremento raggiunge il 46,18%;
  • dall’inizio del 2026 l’aumento è pari al 29,65%.

Se però il confronto viene esteso agli ultimi dodici mesi, la situazione appare diversa. Su base annua, infatti, il differenziale registra una lieve diminuzione del 2,91%, dopo aver oscillato tra:

  • un minimo di 55,19 punti base;
  • un massimo di 104,94 punti base.

Questi indicatori mostrano come il mercato dei titoli di Stato rimanga comunque soggetto ad oscillazioni, influenzate sia dalle aspettative sulla politica monetaria sia dal contesto economico internazionale.

Aste del Tesoro confermano l’interesse degli investitori

I segnali positivi arrivati dal mercato si intrecciano con il successo delle ultime operazioni condotte dal Mef. Nell’ultima asta dedicata ai Bot a sei mesi, lo Stato ha piazzato tutti i 7,5 miliardi di euro previsti, ottenendo un rendimento medio del 2,567% e confermando una forte richiesta anche sui titoli a breve termine.

L’interesse dei grandi investitori si è ripercorso anche sulle scadenze più lunghe, con una risposta risposta del pubblico e delle istituzioni finanziarie che si è rivelata solida e continua. Quando la richiesta di nuovi titoli durante le aste si mantiene alta, i benefici si riflettono sull’intero sistema: la stabilità dei prezzi dei Btp già in circolazione viene sostenuta e la spesa per interessi a carico dello Stato tende a rimanere più contenuta.

Perché il calo dei rendimenti è importante per lo Stato

Quando i tassi richiesti dagli investitori scendono:

  • il Tesoro può rifinanziare il debito pubblico a condizioni relativamente più favorevoli. Considerando che ogni anno lo Stato emette centinaia di miliardi di euro di nuovi titoli per finanziare il fabbisogno e sostituire quelli in scadenza, anche pochi punti base possono tradursi nel tempo in un risparmio significativo sulla spesa per interessi;
  • l’impatto non è immediato, perché riguarda soprattutto le nuove emissioni, ma la direzione dei rendimenti resta un indicatore molto importante della sostenibilità finanziaria del debito pubblico.

L’andamento dei rendimenti dei Btp interessa anche i piccoli investitori, questo perché livelli intorno al 4% (o meno) continuano a offrire rendimenti interessanti rispetto agli standard registrati negli anni successivi alla pandemia, soprattutto per chi investe con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo.

Previsioni e scenari per la seconda metà del 2026

Anche se il quadro attuale appare rassicurante, gli analisti invitano a mantenere prudenza. L’evoluzione dello spread e dei rendimenti continuerà infatti a dipendere da diversi fattori:

  • le future decisioni della Banca centrale europea sui tassi di interesse;
  • l’andamento dell’inflazione nell’Eurozona;
  • le tensioni geopolitiche internazionali;
  • l’evoluzione dei prezzi dell’energia e delle materie prime;
  • le prospettive di crescita dell’economia europea.

Per il momento il mercato sembra premiare la solidità delle ultime emissioni del Tesoro e il ritorno del rendimento del Btp decennale sotto il 4% rappresenta un segnale favorevole sia per il costo del debito pubblico sia per la fiducia degli investitori.

Resta però un equilibrio che dovrà essere confermato nelle prossime settimane, quando nuove indicazioni provenienti dalla Bce e dai principali dati macroeconomici potrebbero modificare le aspettative degli operatori e riportare maggiore volatilità sul mercato obbligazionario italiano.