Campari, trimestrale debole nel 2026 e ricavi sotto le attese: il titolo affonda a -13%

Campari chiude il primo trimestre 2026 sotto le attese. Ricavi in calo e titolo giù in Borsa ma guidance confermata per il resto dell’anno

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Il primo trimestre del 2026 non si chiude nel migliore dei modi per Campari Group. Il gruppo controllato dalla famiglia Garavoglia attraverso Lagfin ha registrato ricavi per 643 milioni di euro, in calo del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e leggermente sotto le attese del consensus degli analisti, che prevedevano un fatturato di 651 milioni.

La notizia, diffusa il 6 maggio a mercati chiusi, ha provocato una brusca reazione del mercato: in questo momento, il titolo sta perdendo il 13% a Piazza Affari, toccando un minimo intraday di 5,70 euro per azione.

I numeri del trimestre

Nonostante le forti vendite registrate in Borsa, il quadro appare meno preoccupante di quanto si può pensare. La crescita organica si è attestata al 2,9%, un dato sostanzialmente in linea con le attese di fondo. A pesare sui risultati riportati sono stati diversi fattori esterni:

  • i cambi, imputabile principalmente alla debolezza del dollaro statunitense e del dollaro giamaicano rispetto all’euro;
  • la cessione di Cinzano, brand considerato non strategico nell’ambito del riassetto del portafoglio.

A questi elementi si aggiunge un’ottimizzazione mirata delle scorte negli Stati Uniti sui marchi non prioritari, che ha avuto un impatto stimato in circa 10 milioni di euro.

Dal punto di vista geografico, la crescita si è dimostrata relativamente ben distribuita tra le diverse aree:

  • Europa (+1,9%), sostenuta da Regno Unito, Italia e Germania che rappresenta il 43% del fatturato complessivo;
  • Nord America (+2,2%), trainata dagli Stati Uniti, dove Aperol ed Espolon hanno mostrato una forte performance nonostante la riduzione delle scorte;
  • Mercati emergenti (+12,7%), in forte accelerazione grazie soprattutto a Brasile e Argentina;
  • Asia Pacifico e Global Travel Retail (-1,6%) in lieve flessione, penalizzati dalla debolezza del canale duty free e dalle tensioni geopolitiche, con la crisi in Medio Oriente che ha determinato un calo del 13,5% nel segmento viaggi.

Guidance confermata e piano sui margini

Nonostante un trimestre inferiore alle attese, il management ha confermato la guidance per l’intero 2026. Il gruppo prevede una crescita organica dei ricavi intorno al 3% e una performance superiore rispetto al mercato globale degli alcolici.

Il ceo Simon Hunt ha inoltre anticipato un’accelerazione nella seconda metà dell’anno, storicamente più favorevole per il settore delle bevande. Hunt ha dichiarato:

abbiamo iniziato il 2026 con una performance solida nel trimestre più contenuto, grazie all’implementazione della strategia focalizzata su un minor numero di iniziative, ma di maggiore impatto strategico.

Tra gli elementi che peseranno sui conti figurano i dazi statunitensi, stimati in circa 30 milioni di euro su base annua. Parallelamente, la società prosegue il piano di vendite e contenimento dei costi, con benefici stimati in circa 70 punti base sul margine nel 2026 e 200 punti base complessivi entro il 2027.

La reazione degli analisti

Le trimestrali sottotono e la reazione dei mercati, con il titolo in questo momento a -13%, hanno spinto gli analisti a rivedere al ribasso le stime per il semestre 2026. Intermonte ha corretto leggermente le proprie previsioni di redditività, mantenendo però un target price a 8 euro, livello che implica un potenziale di rialzo significativo rispetto alle quotazioni attuali. Più cauti gli analisti di Equita Sim, che confermano comunque il rating buy con target price a 7,5 euro.