La povertà mette in ginocchio i lavoratori autonomi: 1 su 4 in grosse difficoltà

Lo rivela uno studio della CGIA. Confersecenti rincara la dose: "Dal 2008 ad oggi sono stati decimati"

(Teleborsa) Secondo recenti dati Istat,  la povertà assoluta in Italia nel 2015 coinvolgeva il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4,6 milioni di individui). Rispetto al 2014 sono peggiorate soprattutto le condizioni dei nuclei con quattro componenti (dal 6,7% al 9,5%). Erano invece 2,7 milioni le famiglie in povertà relativa per 8,3 milioni di persone complessive. Sembra impossibile eppure, ai giorni nostri, la povertà riguarda da vicino e spaventa molte famiglie. Alcune più di altre. Le famiglie che vivono grazie ad un reddito da lavoro autonomo sono quelle più a rischio. Nel 2015 il 25,8% dei nuclei familiari di questa categoria è  riuscita a vivere stentatamente al di sotto della soglia di rischio povertà calcolata dall’Istat: praticamente una su quattro si è trovata in seria difficoltà economica. E’ quanto sottolinea la Cgia di Mestre. Per i nuclei in cui il capofamiglia ha come reddito principale la pensione, invece, il rischio si è attestato al 21%, mentre per quelle che vivono con un stipendio/salario da lavoro dipendente il tasso si è fermato al 15,5%.

MEZZOGIORNO (TANTO PER CAMBIARE) IL PIU’ COLPITO – Tra il 2008 e i primi mesi di quest’anno, la ripartizione geografica più colpita è stata il Mezzogiorno (-7%). Il reddito delle famiglie con fonte principale da lavoro autonomo – sottolinea l’ufficio studi della Cgia di Mestre – ha subito in questi ultimi anni una sforbiciata di oltre 6.500 euro (-15,4%), mentre quello dei dipendenti è rimasto quasi lo stesso (-0,3%). In aumento, invece, il dato medio dei pensionati e di quelle famiglie che hanno potuto avvalersi dei sussidi (di disoccupazione, di invalidità e di istruzione) che sono stati erogati ai nuclei più in difficoltà (+8,7% pari a +1.941 euro).

L’ALLARME DI CONFESERCENTI – C’ERA UNA VOLTA…- A metterci il cosiddetto carico da 12 ci pensa anche Confesercenti. Fino a qualche anno fa l’Italia era considerata il Paese dei piccoli imprenditori ma, dopo dieci anni di crisi, non è più così:  mentre infatti l’occupazione dipendente è tornata a crescere, raggiungendo e superando i livelli registrati prima della recessione, i lavoratori indipendenti continuano a sparire. Dal 2008 ad oggi abbiamo perso circa 514mila tra commercianti, artigiani, lavoratori in proprio e altri professionisti: un calo dell’8,7% che annulla di fatto la ripresa registrata dai lavoratori dipendenti nello stesso periodo. A lanciare l’allarme sul lavoro indipendente è Confesercenti, che a partire dai dati Istat ne ha tracciato la dinamica seguita nel decennio della crisi, evidenziando un percorso totalmente difforme da quello dell’occupazione dipendente. Mentre questa, dopo lo shock iniziale, inverte la tendenza già dal 2011, con un rafforzamento della ripresa a partire dal 2014, i lavoratori indipendenti rimangono invece al palo, diminuendo per quasi tutto il periodo preso in esame.

FUTURO NEFASTO E con la prospettiva di ridursi ancora: nel secondo trimestre del 2017 gli indipendenti sono già a quota 5.363.000, in calo di ulteriori 84mila unità rispetto allo scorso anno. Il crollo degli autonomi coinvolge praticamente ogni tipo di profilo professionale. Calano i titolari di attivita’ imprenditoriali in senso stretto (-10mila, per una flessione del 3,2%). Piu’ che decimati anche i lavoratori in proprio, sia con dipendenti sia senza, che nel 2017 sono complessivamente 3,182 milioni: circa 453mila in meno (-12,7%) rispetto al 2008. Non si salvano nemmeno i coadiuvanti familiari, che si riducono di oltre il 21% per circa 84mila posti in meno rispetto al periodo precedente alla crisi.

“Dai dati emerge con chiarezza la situazione di crisi in cui si trova ancora gran parte del tessuto imprenditoriale italiano, una crisi così forte da annullare gli ottimi progressi ottenuti sul fronte dell’occupazione dipendente”, ha commentato Mauro Bussoni, Segretario Generale Confesercenti. “Ditte individuali, piccoli imprenditori e lavoratori in proprio hanno sempre caratterizzato fortemente la nostra economia e, nonostante il calo, gli indipendenti costituiscono ancora circa un terzo (30,3%, era il 34,1% nel 2008) del lavoro italiano, responsabile del 20% circa del nostro Pil.

DECIMATI E DIMENTICATI ANCHE DAL JOBSACT – Nonostante l’evidente importanza sistemica degli indipendenti, però, si registra la mancanza di un piano di intervento per il loro rilancio occupazionale: sono forse figli di un dio minore. Ed anche il JobsAct, il più importante intervento sul lavoro degli ultimi due anni, li esclude.

“Già da qualche anno – conclude Bussoni – chiediamo che venga messo in campo un JobsAct anche per loro: la nostra proposta è di creare un Testo Unico del Lavoro Indipendente, che preveda  tassazione e contribuzione agevolata per i primi tre anni di attività delle nuove imprese, tutele del reddito in caso di inattività temporanea o di cessazione di attività per crisi di mercato”.

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