La BCE alza i tassi di interesse: cosa succede a mutui e finanziamenti

Ad aumentare saranno sia i tassi fissi sia i variabili. Le decisioni della Banca Centrale Europea avranno pesanti ricadute sulle tasche di famiglie e imprese

Con la decisione della Banca Centrale Europea di alzare i tassi di interesse dopo 11 anni e di porre fine al piano QE di acquisti asset (cosa aspettarsi? Ne abbiamo parlato qui), il mondo dei mutui e dei finanziamenti rischia di subire uno scossone epocale. L’aumento del costo del denaro aveva dato il via a ricadute pesanti su famiglie e imprese già negli scorsi mesi, provocate dall’incertezza globale legata alla guerra in Ucraina. E a settembre la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente.

Le conseguenze delle decisioni della BCE

A causa del doppio aumento dei tassi di interesse annunciato dalla BCE (25 punti base a luglio e, probabilmente, 50 a settembre) mutui e finanziamenti (tutti) saranno inevitabilmente più cari. Non solo: gli analisti paventano anche una scure sui consumi, con l’inflazione che taglierà il potere d’acquisto del denaro e i ceti medio-bassi che dovranno ridimensionare le spese.

Gli effetti delle decisioni sulla politica monetaria si erano già manifestati anche sui titoli di Stato, che ora diventeranno estremamente volatili, mentre probabilmente arriverà la riscossa per i titoli finanziari, energetici, utility.

Cosa succede ai mutui variabili e fissi

Le ricadute più pesanti riguarderanno soprattutto i mutui a tasso variabile. Già ad aprile i tassi erano apparsi in aumento: in media sono all’1,08% rispetto allo 0,87% dell’ultimo anno. “Chi aveva scelto il tasso variabile prima del 2015 ha in buona parte già surrogato a tasso fisso. Quel 5-10% che ha scelto il variabile forse potrebbe cogliere l’occasione per passare ora al fisso. A maggio il tasso medio era al 2,24%”, spiega Nicoletta Papucci di Mutuionline su La Stampa.

Sembra “salvarsi” soltanto chi ha già contrattato un finanziamento a tasso fisso, con condizioni che non cambiano da quelle ottenute al momento della stipula. “Negli ultimi anni anche in Italia si è registrato uno spostamento dal tasso variabile al fisso. Per chi ha sottoscritto quest’ultimo non cambierà nulla”, chiarisce sempre su La Stampa Luca Mezzomo, responsabile macro & fixed income research di Intesa Sanpaolo. Anche l’ambito dei fissi aveva però subito un rincaro nelle scorse settimane, rendendo praticamente impossibile trovare soluzioni sotto il 2% (in soccorso di chi non riesce a pagare arriva un fondo apposito: ne abbiamo parlato qui).

Quanto costeranno in più i mutui

Parlando di cifre, il Corriere della Sera ha ipotizzato diversi scenari per quantificare gli aumenti effettivi che migliaia di persone dovranno subire. Si prenda ad esempio un finanziamento avviato un anno fa per 200mila euro a 20 anni all’1%. Con l’aumento di 25 centesimi che l’Euribor (il parametro di riferimento per i tassi variabili) registrerà a luglio, la rata del mutuo passerebbe da 920 a 959 euro.

Ma non è finita qui, perché la vera stangata si avrà a settembre. Con il probabile aumento di altri 25 centesimi, la rata salirebbe a 998 euro. E le previsioni si fanno ancora più nefaste proseguendo su questa linea: se tra un anno l’incremento totale arrivasse a un punto, si arriverebbe a 1.070 euro.

Cosa conviene fare?

Le simulazioni effettuate dagli esperti indicano che il tasso variabile continuerà ad aumentare nei prossimi due anni. Una situazione che renderebbe quindi conveniente convertire il mutuo al fisso oppure scegliere il variabile con un tetto massimo. Questa soluzione negli ultimi due mesi è stata scelta dal 4% di chi ha acceso un mutuo per la prima casa (di cosa conviene fare in tema di mutui abbiamo parlato anche qui).

Il ruolo dell’inflazione

A gravare sulle tasche di risparmiatori e contribuenti contribuisce anche e soprattutto il carovita e l’inflazione. Come osserva Stefano Grassi, presidente della società di mediazione creditizia Affida, prima di entrare in questa fase di acuta congiuntura i tassi sui mutui erano “ai minimi storici da 8-10 anni”. E aggiunge: “In pochi mesi abbiamo visto salire alle stelle il tasso di inflazione“. Un anno fa si attestava all’1,3%, mentre a dicembre 2021 era più che raddoppiato (3,1%) e oggi è al 6,5%.