Malattie intestinali, come migliorare la nutrizione dei pazienti con Crohn e colite ulcerosa

Affrontare tempestivamente la malnutrizione è un elemento essenziale del percorso di cura. Per farlo è fondamentale una presa in carico multidisciplinare che coinvolga gastroenterologi e dietologi.

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Hanno un andamento cronico e ricorrente. Si presentano con periodi di riacutizzazione alternati a fasi di remissione. E possono colpire anche i più piccoli, considerando che circa il 25% di nuove diagnosi riguarda pazienti pediatrici. Si manifestano soprattutto con diarrea, spesso accompagnata da tracce di sangue, dolori addominali, vomito, astenia, febbre, e sono caratterizzate dall’alternanza tra periodi di riacutizzazione e periodi di remissione. Non solo. Ci sono casi in cui oltre alle vie digestive vengono coinvolti anche altri organi.

Questo breve identikit è sufficiente a spiegare l’impatto delle MICI (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali), in particolare di malattia di Crohn e colite ulcerosa, su chi ne soffre. Grazie alle cure, i trattamenti sono sempre più efficaci. Ma non ci si deve dimenticare dell’equilibrio nutrizionale dei pazienti. Un’indagine svela quanto però questo non accada, con ripercussioni sul benessere della persona e sulla gestione della condizione patologica.

Un’analisi impietosa

Circa l’80% dei pazienti non riceve mai una valutazione nutrizionale. Il risultato è che circa il 20% dei 250mila pazienti italiani con MICI (malattia di Crohn e colite ulcerosa), più o meno 50mila persone, si trova in una condizione di rischio nutrizionale.

A segnalarlo è una nuova indagine nazionale promossa da AMICI Italia, presentata in vista della Giornata Mondiale delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, che si celebra il prossimo 19 maggio. In occasione dell’evento, AMICI Italia lancia la campagna di screening “Perdi peso? Non perdere tempo!” con il patrocinio della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE).

Quali le carenze più frequenti per i pazienti? Nelle MICI, l’infiammazione cronica predispone allo sviluppo di malnutrizione nel 13-27% dei casi e di sarcopenia – la perdita di massa e funzionalità muscolare – in oltre il 40% dei pazienti. A questo si aggiunge il fatto che il 78% presenta carenze di micronutrienti essenziali come vitamina D, zinco, ferro, vitamina B9, B12 e calcio, dovute alla diarrea cronica, al malassorbimento intestinale e alla riduzione dell’appetito, spesso legata al dolore post-prandiale. Il 28% dei pazienti ha inoltre un BMI inferiore a 20 che, se associato a perdita di peso involontaria e carenze nutrizionali, può rappresentare un campanello d’allarme per il rischio di malnutrizione.

“La campagna si propone di aumentare la consapevolezza dei pazienti con MICI sul rischio di malnutrizione. Per questo motivo abbiamo messo a disposizione sul sito un semplice test validato che, con pochissime domande, consente ai pazienti di valutare il proprio stato nutrizionale e a rivolgersi al proprio medico in caso di rischio di malnutrizione”

spiega Salvo Leone, direttore generale di AMICI Italia.

La fotografia della situazione

Nell’indagine di AMICI Italia circa l’80% dei pazienti dichiara di non aver mai ricevuto una valutazione del rischio di malnutrizione da parte di un professionista sanitario o di non averne memoria. Dunque, mentre la malattia viene trattata farmacologicamente o, nei casi più complessi, chirurgicamente, il monitoraggio dello stato nutrizionale resta spesso trascurato, nonostante la malnutrizione possa ridurre l’efficacia delle terapie, aumentare il rischio di complicanze post-operatorie e compromettere il recupero clinico del paziente.

Eppure, circa il 20% del campione si trova già in una condizione di rischio nutrizionale elevato o acuto. Le conseguenze non sono solo fisiche: la malnutrizione correlata a patologia si traduce in esiti clinici peggiori, tra cui recidive più frequenti, risposta ridotta ai trattamenti farmacologici, maggiori complicanze post-operatorie, degenze ospedaliere più lunghe e ridotta qualità della vita. Affrontare tempestivamente la malnutrizione diventa quindi un elemento essenziale del percorso di cura. Per fare ciò è fondamentale una presa in carico multidisciplinare che coinvolga gastroenterologi e dietologi.

Il test su misura

Per valutare la situazione si punta sul test MUST (Malnutrition Universal Screening Tool), rapido e validato a livello internazionale, che si basa su un breve questionario di sei domande (da usare anche in autovalutazione) che analizza tre parametri principali per determinare lo stato di salute del paziente.

Il primo elemento considerato è l’indice di massa corporea, seguito da una valutazione dell’eventuale calo di peso involontario avvenuto negli ultimi mesi e dall’impatto della malattia acuta sulla capacità di alimentarsi regolarmente. L’obiettivo è quello di fornire al paziente uno strumento pratico da condividere con il proprio medico per gestire al meglio le complicanze nutrizionali legate alla patologia.

“Nonostante la nutrizione rappresenti un pilastro fondamentale nel trattamento delle patologie croniche intestinali, l’attenzione rivolta allo screening del rischio di malnutrizione, alla diagnosi precoce e a un adeguato supporto nutrizionale è ancora molto carente e disomogenea. Circa l’80% dei pazienti dichiara infatti di non aver mai ricevuto una valutazione nutrizionale da parte di un professionista sanitario, o di non averne memoria. Mentre la malattia viene trattata farmacologicamente, il monitoraggio dello stato nutrizionale resta spesso un aspetto trascurato”

sottolinea Antonella Lezo, presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE).

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.