Rischio in sanità, l’importanza della prevenzione delle infezioni del sito chirurgico

Grazie all'adozione di linee guida e bundle di prevenzione si possono migliorare gli esiti clinici, riducendo le complicanze post-operatorie e migliorando la qualità della vita del paziente.

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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A volte non ci si pensa. Ma ci sono passaggi che, nel corso di un intervento chirurgico, assumono un’importanza fondamentale per il possibile rischio di complicanze. Ed allora occorre riflettere anche sulle infezioni che si possono verificare nell’area in cui il chirurgo crea il passaggio attraverso la pelle per andare ad intervenire sulla patologia oggetto dell’intervento.
Sono queste le infezioni del sito chirurgico, che possono avere un impatto clinico ed economico che non va sottovalutato, con possibili rischi per la salute del paziente e per l’attività del centro.

Al tema è stato dedicato un convegno a Firenze, dal titolo “La prevenzione delle infezione di sito chirurgico”, coordinato da Francesco Venneri, Direttore Centro Gestione del Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente presso la Regione Toscana.

Perché puntare sulla prevenzione

Agendo su queste tipologie di infezioni correlate all’assistenza, secondo gli esperti, si possono ottenere diversi risultati. In primo luogo si possono ridurre la morbilità e la mortalità di questi eventi, con ripercussioni sulla sicurezza del paziente e sulla qualità delle cure. Grazie all’adozione di linee guida (OMS, CDC) e bundle di prevenzione (misure pre-, intra- e post-operatorie) si possono migliorare gli esiti clinici, riducendo le complicanze post-operatorie e migliorando la qualità della vita del paziente.

Sul fronte del sistema si può ottenere un contenimento dei costi sanitari visto che in presenza di infezioni chirurgiche si prolunga la degenza ospedaliera e aumentano i costi per farmaci, procedure diagnostiche aggiuntive e reinterventi. Infine, grazie a questo approccio si può contribuire alla lotta all’Antibiotico-resistenza: un uso corretto e mirato della profilassi antibiotica perioperatoria (somministrata nei tempi giusti) aiuta a contrastare la diffusione di batteri resistenti.
Tutto questo sta ad indicare quanto e come la prevenzione rappresenti un approccio sistemico (sorveglianza + misure asettiche) fondamentale per garantire un ambiente operatorio sicuro e ridurre il rischio di contaminazione della ferita chirurgica.

“E’ fondamentale la condivisione di questi messaggi e di queste strategie con tutti gli stakeholders della tematica, al fine di promuovere nelle strutture sanitarie una politica di attenzione del fenomeno e contenimento del rischio clinico ai fini della riduzione del contenzioso attraverso la conoscenza delle attuali evidenze scientifiche e formulare un best practice specifica che possa consentire il monitoraggio accurato del fenomeno”

commenta Venneri.

Proposte e aspettative

La messa in comune di raccomandazioni e linee di indirizzo di livello regionale per la Toscane che siano basate sulle evidenze delle società scientifiche di pertinenza è il primo passaggio per migliorare la situazione. Occorre poi puntare sull’identificazione di azioni prioritarie comuni per la prevenzione delle infezioni del sito chirurgico e di indicatori condivisi per il monitoraggio e miglioramento continuo, nell’ottica di giungere ad una sorta di “documento di sintesi” regionale.

In questo senso, la tavola rotonda dei “Risk Managers” delle aziende sanitarie pubbliche della Regione Toscana in tema di prevenzione delle infezioni del sito chirurgico ha fatto emergere la necessità di implementare le pratiche per la sicurezza delle cure già in essere nell’ambito della gestione del rischio clinico sul tema prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza. Cosa fare?

“Occorre l’elaborazione di un nuovo bundle dedicato proprio alla prevenzione di queste infezioni”

ha commentato Venneri, evidenziando come

“il rispetto ed applicazione delle azioni previste dal bundle può strategicamente contribuire alla loro riduzione”.

Inoltre è emerso come sia importante coinvolgere i decisori politici nell’accogliere i suggerimenti dei professionisti attraverso i risk managers come

“prevedere la presenza della figura del risk manager già in ambito delle commissioni di valutazione degli acquisti di tecnologie e dispositivi medici”

è la sottolineatura dell’esperto. Il tutto, agendo sulla consapevolezza degli stessi operatori sanitari.

In conclusione, c’è stato il riconoscimento da parte di diversi esperti che operano nella Regione Toscana di quanto siano importanti le strategie per la riduzione dell’incidenza delle infezioni del sito chirurgico nell’ambito della più ampia lotta alle infezioni correlate all’assistenza. Il tutto deve passare attraverso il coinvolgimento del cittadino, dei giovani studenti universitari di medicina, di tutti gli operatori in prima linea e come ha ribadito Venneri

“anche delle direzioni strategiche, secondo un modus operandi multiprofessionale ed interdisciplinare, dove un approccio sistemico con il contributo di tutti gli attori del processo, è essenziale per raggiungere obiettivi di qualità e sicurezza delle cure”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.