Intelligenza Artificiale in sanità: dalla teoria alla pratica, il futuro che ci aspetta

A Genova il confronto internazionale sull’IA in sanità: tra innovazione, carenza di personale e bisogno di soluzioni concrete

Foto di Federico Mereta

Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Pubblicato:

L’Europa si trova di fronte a una sfida sanitaria senza precedenti. Siamo un continente con una popolazione sempre più anziana che sta esercitando una pressione significativa sui sistemi sanitari pubblici, aumentando i costi e richiedendo soluzioni innovative. Sebbene l’intelligenza artificiale abbia dimostrato un potenziale straordinario in ambiti quali la diagnostica, il supporto alle decisioni cliniche, la scoperta di nuovi farmaci e la medicina preventiva, fino all’80% dei progetti di IA in sanità non riesce ad andare oltre la fase pilota. O meglio: diventa difficile passare dal progetto alla sua adozione.

Il punto sul tema è stato fatto nell’ambito del convegno “AI for Healthcare – Longevity & Wellness”, conferenza internazionale tenutasi a Genova organizzata da Fusion AI Labs, polo d’eccellenza che promuove la ricerca applicata e la sperimentazione industriale sull’intelligenza artificiale. L’incontro si inserisce nel quadro delle strategie europee “Apply AI” e “AI in Science”, promosse dalla Commissione Europea per accelerare il passaggio dalla ricerca all’implementazione concreta: la prima focalizzata sull’adozione nei sistemi sanitari, la seconda sul rafforzamento delle infrastrutture scientifiche.

Il futuro che ci aspetta

L’Europa ha un’occasione straordinaria e anche una responsabilità. Il settore sanitario è sotto pressione strutturale: in Italia abbiamo 64 infermieri ogni 10.000 abitanti, contro una media europea di 80, e appena 1,5 infermieri per medico rispetto ai 2,2 del resto d’Europa. Il 30% dei medici europei ha più di 55 anni.

“Non è una crisi che si risolve solo assumendo più personale, ma una crisi che richiede un cambio di paradigma nel modo in cui organizziamo, supportiamo e potenziamo l’intero sistema”

commenta Andrea Pescino, CEO di Fusion AI Labs, delineando il passaggio cruciale dall’innovazione all’impatto concreto.

“La ricerca applicata sull’intelligenza artificiale in ambito sanitario non può limitarsi alle applicazioni cliniche, per quanto straordinarie. Pensiamo a quanto vale accelerare i processi operativi, ottimizzare la gestione dei reparti, migliorare la qualità dell’interazione tra strutture e pazienti. Ogni ora risparmiata in un processo amministrativo è un’ora restituita alla cura. Ogni sistema che supporta meglio un infermiere o un medico nella gestione del carico quotidiano riduce il burnout e aumenta la qualità dell’assistenza”.

In questo senso, l’evento ha riunito un ampio ecosistema di attori pubblici e privati: istituzioni europee e nazionali, organizzazioni internazionali, centri di ricerca, università, aziende tecnologiche, realtà del settore sanitario e farmaceutico. Tra i partecipanti ci sono stati rappresentanti del Parlamento Europeo, di organizzazioni come UNESCO e World Bank, oltre a grandi aziende globali e centri di eccellenza come Imperial College, Karolinska e Charité.

Strategie ed applicazioni dell’IA

Non bisogna pensare all’IA come una sorta di “medical superintelligence” in grado di favorire un semplice miglioramento diagnostico. Ne è convinto Antonio Gatti – Global Lead Pharma Life Sciences Microsoft:

“I modelli di frontiera reggono ragionamento longitudinale, integrano dati multimodali — omici, imaging, cartelle cliniche, real-world evidence — orchestrano strumenti, mantengono memoria. Per la prima volta è possibile pensare l’AI come infrastruttura della pipeline sanitaria e farmaceutica, non come singola applicazione. Eppure fino all’80% dei progetti di AI in sanità non supera la fase pilota: non per limiti della tecnologia, ma per come incontra il sistema — dati, flussi, regolamentazione, fiducia. Il salto di qualità non è sul modello, è sul contesto. Dalla scoperta di nuovi target terapeutici al disegno dei trial clinici, dalla stratificazione del paziente alla medicina di precisione: in un’Europa con meno medici, meno infermieri e più anziani di un decennio fa, la superintelligenza medica non è un’opzione tecnologica ma una leva di sostenibilità per l’intera filiera life sciences. La domanda non è se adottarla, ma come: responsabilmente, su scala, orientata all’impatto reale”.

La prova viene da quanto riportato da Kiril Veselkov, professore associato in Medicina computazionale e Informatica oncologica presso l’Imperial College e Antonello Scalmato, CTO di Fusion AI Labs. Gli esperti hanno presentato le applicazioni avanzate dell’IA generativa nella diagnosi precoce del tumore gastrico condotte con il progetto di ricerca europeo AIDA. L’ intervento presenta una visione integrata per la prevenzione di precisione del tumore gastrico, combinando diagnostica basata sull’intelligenza artificiale, trattamenti personalizzati e strategie di prevenzione fondate sulla nutrizione.

“Mette in evidenza il lavoro sull’intelligenza artificiale applicata alla valutazione dell’infiammazione gastrica, incluso l’H. pylori AI Clinician per il supporto alle decisioni terapeutiche personalizzate, nonché approcci basati sui dati per comprendere come i fattori dietetici, il metabolismo e i biomarcatori interagiscano all’interno di reti biologiche collegate alla progressione della malattia. Nel loro insieme, questi approcci mostrano come l’intelligenza artificiale possa connettere diagnosi, terapia e prevenzione personalizzata, contribuendo a ridurre il rischio di progressione verso il tumore gastrico”

è il commento di Veselkov.

L’IA per la diagnosi precoce

Paula Petrone, responsabile dell’Unità di Sanità Digitale presso il Barcelona Supercomputing Center (BSC), è alla guida dello sviluppo di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per la diagnosi precoce delle malattie, la valutazione del rischio e i trattamenti personalizzati, utilizzando dati sanitari multimodali, tra cui immagini mediche, dispositivi indossabili e cartelle cliniche elettroniche.

Nel suo intervento ha fatto il punto sui paradossi della salute e del benessere in Europa e sulle opportunità offerte dall’IA. I dati parlano chiaro: si vive più a lungo, ma non necessariamente meglio. Negli ultimi vent’anni l’aspettativa di vita è aumentata significativamente, mentre gli anni vissuti in buona salute sono rimasti stabili, ampliando il divario tra longevità e benessere. Alla base di questa tendenza vi sono investimenti insufficienti nella prevenzione e un sistema sanitario frammentato, poco orientato alla gestione integrata delle malattie croniche. Attenzione però.

“Lo studio sottolinea però il potenziale dell’intelligenza artificiale generativa e di iniziative come lo Spazio europeo dei dati sanitari nel favorire modelli di cura più preventivi e coordinati. Resta fondamentale affrontare le sfide tecnologiche, etiche e di governance per garantire un accesso equo e sostenibile ai benefici di queste innovazioni”

ha sintetizzato l’esperta.

Il supporto alla robotica

Fulvio Mastrogiovanni, professore associato presso l’Università di Genova, ha approfondito l’integrazione tra AI e robotica in ambito sanitario, esplorando la transizione in corso da un’intelligenza artificiale puramente digitale a sistemi capaci di interagire fisicamente con il mondo reale: l’Embodied AI.

“La prima parte chiarisce cosa significhi davvero “incarnazione”. Non semplicemente modelli che elaborano dati, ma agenti che percepiscono, agiscono e apprendono attraverso un corpo”

spiega Mastrogiovanni.

Richiamando ricerche recenti pubblicate su Science sul ruolo del tatto e dei sistemi di sensing avanzati, l’intervento mette in evidenza come le capacità dell’IA debbano essere ripensate quando si passa da ambienti digitali al mondo fisico, dove incertezza, sicurezza e interazione umana diventano centrali. Per il resto, l’esperto ha proposto una panoramica strutturata delle applicazioni nel mondo reale lungo uno spettro evolutivo: dai sistemi di pick-and-place e dalla manipolazione robotica alla robotica assistiva, fino ad arrivare ad ambiti avanzati come la chirurgia robotica, le protesi intelligenti e i sistemi di compagnia.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.