Statali, pensione a 70 anni (su base volontaria): l’ipotesi

Ecco cosa prevede l'emendamento al Decreto Milleproroghe a prima firma Domenico Matera, in quota Fratelli d’Italia

Vita lavorativa più lunga per i dipendenti pubblici. Forse. È quanto prevede l’emendamento al Decreto Milleproroghe a prima firma Domenico Matera, in quota Fratelli d’Italia in base al quale i pubblici dipendenti che hanno già compiuto 67 anni, e hanno quindi raggiunto l’età della pensione di vecchiaia, potranno, “su base volontaria”, rimanere in servizio fino a 70 anni.

In pensione a 70 anni, l’ipotesi

L’opzione è valida solo per chi non ha ancora raggiunto i 36 anni di contributi. In particolare, nella proposta viene specificato che spetta “all’amministrazione pubblica presso la quale il dipendente presta servizio accogliere la richiesta” e che non ci siano “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Attualmente la possibilità di rimanere in servizio più a lungo è assicurata solo ad alcune categorie specifiche, come ad esempio i dirigenti sanitari.

Parallelamente, prosegue il lavoro per la riforma delle pensioni. Nei giorni scorsi, la ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha incontrato i rappresentanti della parti sociali nella sede del ministero del Lavoro di via Flavia per stilare un calendario degli argomenti suddivisi in singoli tavoli per una discussione più approfondita.

Riforma, a che punto siamo

Da Cgil, Cisl e Uil le richieste già avanzate di una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni senza penalizzazioni esplicite (oltre quella implicita che si ha versando meno contributi e prendendo l’assegno per più tempo), di una attenzione verso i giovani con una pensione di garanzia e l’uscita con 41 anni di contributi senza limiti di età. Probabile che si debba lavorare su interventi che costino poco per cui è probabile che si proponga una misura di flessibilità che penalizzi le uscite anticipate rispetto all’età di vecchiaia.

E’ sul tappeto comunque la riduzione del limite di 2,8 volte la pensione minima per l’uscita anticipata rispetto all’età di vecchiaia (ora valida solo per tre anni di anticipo per chi è nel sistema contributivo). Sul tavolo anche la separazione tra previdenza e assistenza.

Pensioni “miraggio”

Intanto, arrivano cattive notizie per i giovani per i quali la pensione è sempre più un miraggio.  In pensione anticipata a settant’anni e a riposo per vecchiaia a 70 anni e sei mesi, sempre che si abbiano contributi di almeno 46 anni e 4 mesi nel primo caso e oltre 20 anni nel secondo. E’ quanto succederà a una persona che ha oggi 25 anni e ha iniziato a lavorare da un anno.

E’ questo lo scenario delineato dal simulatore Inps Pensami da poco aggiornato secondo il quale se gli anni di contributi sono meno di 20 anni ma più di 5 l’attesa per la pensione di vecchiaia si prolungherà fino a 74 anni e 10 mesi. Va meglio – anche se di poco – ai  trentenni:  pensione di vecchiaia per un lavoratore nato nel 1990 a 70 anni con 20 anni di contributi e a riposo con quella anticipata con 45 anni di contributi versati a prescindere dall’età.