Nel 2027 chi ha una pensione alta rischia di perdere fino a 3mila euro. Per un quadro superiore o dirigente con una pensione di 5.500 euro lordi mensili, la perdita accumulata dal 2012 a oggi equivale a 17 mensilità nette, quindi a circa 96.000 euro.
Il problema sarebbe l’effetto cumulativo delle limitazioni alla perequazione automatica, ovvero quando viene rivalutata parzialmente la pensione rispetto all’inflazione. Ogni aumento successivo viene però calcolato su un importo più basso rispetto a quello che si sarebbe ottenuto con la piena indicizzazione. Da qui l’effetto “palla di neve”, per utilizzare la formula della Confederazione Italiana dei Dirigenti e delle Alte Professionalità.
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Allarme sulle pensioni: fino a 200.000 euro persi
Cida, la Confederazione Italiana dei Dirigenti e delle Alte Professionalità, lancia l’allarme: in 14 anni hanno perso fino a 200.000 euro di pensione e il rischio, nel 2027, è di un’ulteriore penalizzazione fino a 3.000 euro.
I dati arrivano dalle simulazioni della Confederazione, che ha analizzato le pensioni dei quadri superiori o dirigenti con un assegno di 5.500 euro lordi mensili. La perdita accumulata dal 2012 al 2026 sarebbe di circa 96.000 euro, equivalenti a 17 mensilità nette.
Secondo le simulazioni, nel 2027 si potrebbe aggiungere un’ulteriore perdita di 1.530 euro medi, mentre per gli assegni più alti, come quelli intorno ai 10.000 euro lordi mensili, si potrebbero sfiorare in 14 anni 200.000 euro persi, con altri 3.000 euro a rischio nel 2027.
Il problema delle mancate rivalutazioni
Secondo Cida, il problema sarebbe l’effetto cumulativo delle limitazioni alla perequazione automatica. Come si legge nella nota ufficiale, si tratta di un vero e proprio “effetto palla di neve” che amplia nel tempo la distanza tra l’assegno effettivamente percepito e quello teoricamente rivalutato in misura piena.
Infatti, quando la pensione viene rivalutata parzialmente rispetto all’inflazione, come succede con i redditi più alti, l’adeguamento successivo viene calcolato su un importo più basso rispetto a quello che si sarebbe ottenuto con la piena indicizzazione.
Stefano Cuzzilla, presidente della Confederazione, ha commentato criticamente la prossima legge di bilancio, perché rischia di aggiungere ulteriori perdite a quelle già accumulate negli ultimi 14 anni.
Il commento di Cuzzilla
Nel testo di commento a margine delle analisi della Confederazione, Cuzzilla scrive che 14 anni di penalizzazione hanno già prodotto perdite molto rilevanti e che ora si rischia di aggiungerne altre, sottolineando:
Non possiamo continuare a chiedere sacrifici sempre agli stessi cittadini, soprattutto a chi ha lavorato per decenni, versando contributi proporzionati alle proprie retribuzioni e rispettando tutte le regole.
Spiega che non chiedono privilegi, ma il rispetto del patto tra Stato e cittadino, ovvero colui che ha costruito una pensione attraverso una vita di lavoro e contributi.
Conclude:
Perché se quel patto viene progressivamente indebolito, non si penalizzassero soltanto i pensionati di oggi, ma si metterebbe in discussione la fiducia dei lavoratori di domani.
Cosa chiede Cida
Cuzzilla richiama anche il contributo fiscale dei pensionati interessati, sostenendo che la fascia di riferimento versa il 46,33% dell’Irpef complessiva sui redditi da pensione. Una percentuale elevata, riferita a chi già fa sacrifici e alla quale non bisognerebbe chiedere altro.
Per questo, in conclusione, la Confederazione spinge per la cancellazione dell’articolo 55 del disegno di legge di Bilancio e chiede al Governo di valutare una diversa distribuzione delle risorse.