Rivalutazione pensioni da gennaio 2027, di quanto aumentano gli assegni? La simulazione

Con una perequazione stimata al 2,9% gli assegni crescerebbero in base all'importo: rivalutazione piena fino a 2.447 euro e poi ridotta oltre

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Da gennaio 2027 è previsto un nuovo aumento delle pensioni per effetto della rivalutazione annuale legata all’inflazione. L’adeguamento, chiamato anche perequazione automatica, serve a proteggere il potere d’acquisto dei pensionati compensando, almeno in parte, l’incremento dei prezzi dei beni e dei servizi.

Gli incrementi, però, non saranno uguali per tutti, perché la rivalutazione varia in base all’importo dell’assegno e alle diverse fasce previste dalla legge.

Perequazione 2027, la stima dell’indice e i tempi del decreto

Le prime stime indicano una possibile rivalutazione del 2,9%, ma la percentuale dovrà essere confermata ufficialmente. Se questa percentuale fosse confermata, gli assegni interessati dalla rivalutazione piena aumenterebbero di 29 euro lordi al mese ogni 1.000 euro di pensione. Tuttavia, bisogna considerare la possibilità che la legge di bilancio 2027 introduca nuove limitazioni per gli assegni medio-alti.

L’adeguamento viene calcolato sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo rilevato dall’Istat e recepito attraverso gli appositi provvedimenti ministeriali. A oggi, la percentuale di riferimento è stata determinata tenendo conto dell’andamento dell’inflazione, ma può essere soggetta a un successivo conguaglio e modificata se e quando i dati definitivi a fine anno si discostano dalle stime iniziali.

Per il 2027, la percentuale di rivalutazione dovrà essere stabilita con un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, atteso nel mese di novembre 2026. Fino alla pubblicazione del provvedimento, quindi, qualsiasi calcolo relativo agli aumenti del prossimo anno deve essere considerato indicativo.

Come funziona la rivalutazione degli assegni

Il meccanismo di perequazione interessa le pensioni soggette all’adeguamento annuale, ma la percentuale riconosciuta varia in base all’importo complessivo del trattamento e secondo tre fasce, ovvero la rivalutazione è pari al:

  • 100% (di 2,9%) per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps;
  • 90% per la quota di pensione compresa tra quattro e cinque volte il trattamento minimo;
  • 75% per la quota che supera cinque volte il trattamento minimo.

Simulazione calcolo

Prima di passare al calcolo degli aumenti, bisogna avere chiari alcuni punti. Prima di tutto, facendo riferimento al trattamento minimo Inps nel 2026, il cui importo è pari a 611,85 euro, a oggi:

  • un importo fino a quattro volte l’assegno minimo corrisponde a 2.447,40 euro mensili;
  • un importo pari a cinque volte il minimo corrisponde invece a 3.059,25 euro mensili.

Prendendo poi come riferimento l’indice ipotetico del 2,9%, le percentuali di rivalutazione sono:

  • 2,9% (ovvero il 100%);
  • 2,61% (il 90% di 2,9%);
  • 2,18% (il 75% di 2,9%).

Ora, procedendo con una simulazione che tenga conto di questi valori, quello che emerge è che:

  • per le pensioni fino a quattro volte il minimo, l’aumento sarebbe proporzionale all’importo dell’assegno. Chi percepisce una pensione lorda di 900 euro potrebbe ricevere circa 26 euro in più al mese, mentre per un trattamento da 1.200 euro l’incremento sarebbe di quasi 35 euro;
  • per un assegno da 1.500 euro, invece, l’aumento teorico arriverebbe a 43,50 euro mensili. Su una pensione da 2.000 euro, la rivalutazione produrrebbe un incremento di circa 58 euro al mese.

Il calcolo diventa più articolato quando si superano le soglie previste. Per una pensione da 2.500 euro, la rivalutazione piena si applicherebbe fino a 2.447,40 euro, mentre sulla quota restante verrebbe riconosciuta la percentuale ridotta del 90% dell’indice. L’aumento complessivo sarebbe quindi inferiore a quello che si otterrebbe applicando il 2,9% all’intero assegno.

Lo stesso principio vale per le pensioni superiori a cinque volte il minimo. Un trattamento da 3.500 euro beneficerebbe della rivalutazione piena sulla prima fascia, del 90% sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo e del 75% sulla parte eccedente. L’incremento complessivo sarebbe di circa 96,53 euro lordi al mese.

Di seguito, una tabella riassuntiva con tutti i possibili aumenti mensili e i nuovi importi stimati.

Pensione lorda mensile nel 2026 Aumento mensile stimato Nuovo importo mensile stimato
611,85 euro 17,74 euro 629,59 euro
800 euro 23,20 euro 823,20 euro
900 euro 26,10 euro 926,10 euro
1.000 euro 29,00 euro 1.029,00 euro
1.200 euro 34,80 euro 1.234,80 euro
1.500 euro 43,50 euro 1.543,50 euro
2.000 euro 58,00 euro 2.058,00 euro
2.500 euro circa 72,35 euro circa 2.572,35 euro
3.000 euro circa 85,40 euro circa 3.085,40 euro
3.500 euro circa 96,53 euro circa 3.596,53 euro

Nota: i valori sono simulazioni basate su una rivalutazione ipotetica del 2,9%, con applicazione delle percentuali ordinarie per fasce. Gli importi effettivi dipenderanno dal decreto ministeriale e dalle eventuali modifiche introdotte dalla manovra 2027. Gli arrotondamenti, invece, possono determinare lievi differenze.