Rivalutazione pensioni 2027, quanto aumentano gli assegni: le simulazioni

Da gennaio 2027 adeguamento all'inflazione stimato tra il 2,5 e il 3,5%: le simulazioni per fascia e il rischio di stop per gli assegni alti

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

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Il meccanismo della rivalutazione delle pensioni prevede un adeguamento all’inflazione. Questo scatterà dal 1° gennaio 2027, come di consueto. Non abbiamo però ancora una percentuale certa. Sarà infatti fissata da un decreto del ministero dell’Economia, che lo scorso anno è giunto il 19 novembre.

Per il momento circolano delle stime, che ipotizzano un adeguamento compreso tra il 2,5 e il 3,5%. Saremmo dunque ben al di sopra dell’1,4% riconosciuto per il 2026. Non c’è da fare nulla per ottenere una pensione leggermente più alta, dal momento che gli aumenti sono applicati in automatico dall’INPS.

Il tema però resta spinoso perché l’incognita è la legge di Bilancio. Il governo sta valutando di intervenire sul meccanismo per contenere la spesa. Non è da escludere uno stop alla rivalutazione per gli assegni più alti.

Come funziona la rivalutazione delle pensioni nel 2027

La rivalutazione non è uguale per tutti. Il sistema funziona per fasce d’importo, che vengono calcolate in multipli del trattamento minimo INPS. Questo nel 2026 è pari a 611,85 euro al mese. Con il meccanismo attualmente in vigore, l’adeguamento si applica:

  • al 100% sulla parte di pensione fino a 4 volte il minimo, cioè fino a 2.447,40 euro lordi al mese;
  • al 90% sulla parte compresa tra 4 e 5 volte il minimo, cioè tra 2.447,40 e 3.059,25 euro;
  • al 75% sulla parte che supera 5 volte il minimo, oltre 3.059,25 euro.

Il calcolo avviene per scaglioni, come per l’Irpef. Questo vuol dire che anche chi ha una pensione alta ottiene la rivalutazione piena sulla prima parte dell’assegno. Riceve però una percentuale ridotta sulle quote superiori. Per questo, oltre una certa soglia, l’aumento in euro continua a crescere ma meno che in proporzione. Di seguito c’è una simulazione, utile per capire davvero come funziona il sistema. Precisiamo però che gli importi indicati sono lordi. Per avere il netto, infatti, occorre tener conto delle trattenute Irpef.

Le simulazioni: quanto aumentano le pensioni

Applicando i tre scenari di inflazione, 2,5, 3 e 3,5%, proponiamo gli aumenti lordi mensili stimati per diverse fasce di pensione. Si tratta di simulazioni, il che vuol dire che andranno aggiornate quando sarà pubblicata la percentuale ufficiale.

Pensione lorda mensile 2026 Aumento con il 2,5% Aumento con il 3% Aumento con il 3,5%
1.000 euro 25,00 euro 30,00 euro 35,00 euro
1.500 euro 37,50 euro 45,00 euro 52,50 euro
2.000 euro 50,00 euro 60,00 euro 70,00 euro
2.500 euro 62,37 euro 74,84 euro 87,32 euro
3.000 euro 73,62 euro 88,34 euro 103,07 euro
4.000 euro 92,59 euro 111,11 euro 129,63 euro
5.000 euro 111,34 euro 133,61 euro 155,88 euro

Per le pensioni fino a 2.447,40 euro l’aumento è semplicemente proporzionale. Con il 3%, infatti, una pensione da 1.500 euro sale di 45 euro al mese, pari a 585 euro lordi in un anno (considerando le 13 mensilità).

Sopra quella soglia entra in gioco il taglio delle percentuali. Una pensione da 3.000 euro, con il 3%, ottiene il 100% della rivalutazione sui primi 2.447,40 euro e il 90% sui restanti 552,60 euro. Ciò si traduce in un aumento di 88,34 euro al mese anziché 90. Su un assegno da 5.000 euro, sempre con il 3%, l’aumento si ferma a 133,61 euro contro i 150 di un adeguamento pieno.

Pensione minima 2027, i possibili nuovi importi

La rivalutazione riguarda anche il trattamento minimo, che nel 2026 è di 611,85 euro al mese. Con un adeguamento del 2,5% salirebbe a 627,15 euro, con il 3% a 630,21 euro e con il 3,5% a 633,26 euro.

Il nuovo valore del minimo non è però solo un importo di riferimento per chi percepisce l’assegno più basso. Da questo infatti dipendono anche le soglie delle fasce di rivalutazione degli anni successivi, così come svariati limiti di reddito usati per prestazioni e agevolazioni legate alla pensione.

Cosa cambia se la manovra blocca la rivalutazione

Le simulazioni valgono con il meccanismo attuale, ma la legge di Bilancio potrebbe cambiare le carte in tavola. Tra le ipotesi allo studio c’è infatti un blocco della rivalutazione per le pensioni sopra 4 volte il minimo, cioè oltre 2.447,40 euro lordi al mese. Una soglia che riguarda circa il 45,9% dei pensionati.

Per capire l’impatto, basta guardare la tabella. Se lo stop riguardasse l’intero assegno, con un’inflazione al 3% una pensione da 3.000 euro rinuncerebbe a 88,34 euro lordi al mese, pari a circa 1.148 euro lordi l’anno.

Una da 4.000 euro rinuncerebbe invece a 111,11 euro al mese, circa 1.444 euro l’anno. Si tratta di uno scenario ipotetico, perché le modalità di un eventuale intervento non sono ancora definite. Va ricordato, inoltre, che la rivalutazione mancata non viene recuperata negli anni successivi. Di fatto l’assegno riparte ogni anno da una base più bassa, con un effetto che si trascina nel tempo.

Quando arrivano gli aumenti e cosa controllare

Gli aumenti scatteranno con la pensione di gennaio 2027, se tutto dovesse proseguire come al solito, e saranno applicati in automatico dall’INPS. Il tutto sulla base della percentuale provvisoria fissata dal decreto del ministero dell’Economia. L’eventuale differenza tra l’inflazione stimata e quella definitiva verrà poi recuperata con il conguaglio dell’anno successivo.

Per verificare i nuovi importi basterà consultare il cedolino della pensione nell’area riservata MyInps, accessibile con SPID, CIE o CNS, oppure dall’app Inps Mobile. Prima di allora sarà importante seguire due passaggi:

  • pubblicazione del decreto con la percentuale ufficiale;
  • approvazione definitiva della Manovra.