Riforma Pensioni: il programma INPS sulle quote d’uscita

La riforma delle pensioni dovrebbe arrivare a breve e molte novità potrebbero interessare i lavoratori ormai prossimi all'uscita dal lavoro.

Dopo le proposte messe sul tavolo da governo e sindacati nel confronto sul superamento di Quota 100, la prossima riforma delle pensioni si arricchisce delle priorità evidenziate dall’Inps, che basa la propria piattaforma su quattro linee guida: pensione di garanzia, copertura dei buchi contributivi delle carriere discontinue, tutela lavori usuranti, flessibilità in uscita.

Stanti dunque le ipotesi già al vaglio dei tecnici – quota 102, quota 41, e una formula equiparabile a quota 100 ma con diverse soglie e tagli sull’assegno – l’istituto formula una serie di proposte:

  • Tutela usuranti, gravosi e disoccupati over 60: APE sociale e Pensione Precoci “andrebbero approfonditi e resi più generosi e strutturali, al fine di raggiungere quella sperata flessibilità che altrimenti il sistema contributivo difficilmente restituisce”.
  • Pensione minima di garanzia da garantire a tutti i futuri pensionati, in particolare giovani con carriere precarie e discontinue.
  • Copertura vuoti contributivi dovuti a carriere instabili, valorizzando gratuitamente i periodi formativi ai fini pensionistici.
  • Integrazione montante contributivo in base all’entità della contribuzione: attraverso coefficienti incrementali alla fine della vita lavorativa, se il soggetto sia al di sotto di una determinata soglia di pensione teorica; ciò equivarrebbe comunque ad inserire un minimo.
  • Pensioni complementari da stimolare, anche attraverso l’offerta di strumenti di previdenza complementare da parte di soggetti pubblici, per allargare la base contributiva della previdenza complementare, oggi scelta principalmente da lavoratori con salari medio-alti e stabili.
  • Sconti contributivi per lavoratrici madri.
  • Coefficienti di trasformazione fissati al conseguimento dei 60 anni di età.
  • Flessibilità in uscita: riduzione dell’età di accesso e attribuzione di un coefficiente più favorevole per i lavoratori impegnati in attività usuranti o gravose; divisione della pensione in quota retributiva e contributiva (a 62 anni, con 20 anni di contributi e un importo soglia, si potrebbe ottenere un anticipo pensionistico calcolato soltanto sulla parte contributiva mentre la parte retributiva potrebbe rendersi accessibile a 67 anni, con la possibilità di prevedere anche un’anticipazione da scontare successivamente sulla pensione piena).

L’istituto ha anche messo in rilievo le criticità dell’attuale sistema, indivuiduando una serie di problemi portanti su cui intervenire:

  • importo soglia. Vengono infatti penalizzate vite lavorative caratterizzate da bassi salari e carriere discontinue.
  • aumento del requisito di accesso alla pensione anticipata indipendente dall’età, a causa dell’incremento della speranza di vita: il meccanismo rende desueta questa forma di pensionamento.
  • alto tasso di disoccupazione tra i giovani,
  • gender gap

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