Riforma pensioni Quota 100, il Governo ora studia Quota 102: cos’è e come funziona

La riforma delle pensioni è alle porte. Il viceministro dell'Economia e delle Finanze Antonio Misiani ha finalmente confermato l'addio a Quota 100. E dopo cosa succederà?

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Miriam Carraretto

Giornalista politico-economica

Esperienza ventennale come caporedattrice e giornalista, sia carta che web. Specializzata in politica, economia, società, green e scenari internazionali.

La riforma delle pensioni è un tema di grande rilevanza e interesse per la popolazione italiana, e recentemente è stata oggetto di ulteriori sviluppi e annunci da parte del viceministro dell’Economia e delle Finanze, Antonio Misiani. Quest’ultimo ha ufficialmente confermato quanto già si paventava da tempo: la cosiddetta Quota 100, una misura pensionistica introdotta durante il governo Lega-M5s e fortemente sostenuta dall’ex vicepremier Matteo Salvini, non sarà prorogata oltre la sua scadenza naturale.

Ricordiamo che Quota 100 è stata una delle riforme pensionistiche più discusse e dibattute degli ultimi anni. Varata con l’obiettivo di offrire un’opportunità di pensionamento anticipato per coloro che raggiungono un determinato requisito di età e contributi, la misura ha suscitato opinioni contrastanti fin dal suo lancio. Da un lato, è stata vista come una possibilità di uscire dal mondo del lavoro in anticipo, consentendo ai lavoratori di godere di una pensione più precoce. Dall’altro lato, ha generato preoccupazioni riguardo alla sostenibilità economica del sistema pensionistico e alla possibilità di esaurimento delle risorse previdenziali a causa del pensionamento anticipato di un numero significativo di lavoratori.

La decisione di non prorogare Quota 100 oltre la sua scadenza naturale, fissata al 31 dicembre 2021, è stata quindi accolta con varie reazioni da parte del pubblico e degli attori politici. Da un lato, alcuni ritengono che questa sia una mossa necessaria per garantire la stabilità e la sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo termine, mentre altri esprimono delusione e preoccupazione per il fatto che coloro che avrebbero potuto beneficiare di questa possibilità di pensionamento anticipato ora dovranno riconsiderare i propri piani e aspettative per il futuro.

Pensioni, come cambiano dal 1° gennaio 2022

Oggi è in programma l’incontro degli esponenti del Governo con quelli dei sindacati per riaprire il cantiere della previdenza. Cosa succederà allora, nel 2022? Nessuno lo sa. Per quanto i conti Inps sembrino reggere, la direzione sarà quasi certamente di un ulteriore, importante, taglio alla previdenza pubblica, come previsto dall’orientamento europeo.

Cosa arriverà quindi dopo Quota 100? Al momento sembra difficile fissare punti chiari. Sappiamo che il Governo di Giuseppe Conte sta valutando l’introduzione della cosiddetta Quota 102, cioè una riforma delle pensioni strutturale che consenta di lasciare a casa i lavoratori al compimento di 64 anni di età e al raggiungimento di 38 anni di contributi.

Una formula di pensionamento anticipato, dunque, che consentirebbe il ritiro dal lavoro con 3 anni di anticipo ma prevedrebbe, come contropartita, un taglio dell’assegno pensionistico che potrebbe oscillare tra il 2,8 e il 3% del montante retributivo (introdotto nel 1996) per ogni anno necessario al raggiungimento dei 67 anni. Tradotto, significherebbe la rinuncia a circa il 5% del trattamento pensionistico che invece si maturerebbe andando in pensione al raggiungimento degli attuali requisiti di legge.

I vantaggi di Quota 102

Ma quanto costerebbe Quota 102? Al momento si parla di oltre 8 miliardi di euro. Un flusso in uscita per competenza, però, e non per cassa, che andrebbe via via diminuendo nei prossimi anni. La riforma interesserebbe circa 150mila persone ogni anno, che andrebbero ad aggiungersi alle 350mila che già regolarmente vanno in pensione.

Questo meccanismo, secondo i tecnici, potrebbe anche tornare molto utile in situazioni di crisi aziendali, a fianco dei più “classici” ammortizzatori sociali.

Altra ipotesi allo studio, caldeggiata soprattutto dai sindacati, è la cosiddetta Quota 41. In questo caso l’accesso al pensionamento scatterebbe indipendentemente dall’età anagrafica ma con almeno 41 anni di contribuzione alle spalle, ipotesi oggi prevista solo per una ristretta categoria di lavoratori.