Covid e Pensioni: con crollo del PIL assegni più bassi?

Nell’anno della pandemia, sono state annullate 862.838 prestazioni, oltre 121mila in più del 2019

Effetto Covid, come prevedibile, anche sulle pensioni. Per comprendere la profondità dell’impronta lasciata dalla pandemia sulla popolazione italiana bisognerà attendere le statistiche ufficiali sulla mortalità nel 2020 che l’Istat diffonderà a fine marzo. Ma i dati amministrativi Inps  confermano la dimensione senza precedenti di quanto è successo.

L’Istituto guidato da Pasquale Tridico – come scrive il Sole24 Ore  – lo scorso anno ha cancellato per avvenuto decesso 862.838 prestazioni, il 16,1% in più (+121.697) di quelle del 2019, quando le cancellazioni per causa morte erano state  741.141.

Meno assegni, dunque, nel 2020 in scia ad una mortalità eccezionale. Nei mesi di marzo e aprile, quando le morti in eccesso rispetto alle medie registrate negli stessi mesi del periodo 2016-2019 hanno superato in Italia il 40%, le pensioni cancellate per decesso hanno segnato un aumento quasi uguale. A marzo sono state 100.420, il 42,5% in più, e ad aprile 85.273, il 35,4% in più. Dopo essersi stabilizzato, l’andamento delle cancellazioni è schizzato di nuovo sopra la media a novembre (+ 51,9%) e dicembre (+ 42,8%), parallelamente alla seconda ondata.

Ma con il crollo del PIL c’è il rischio che quelle future potrebbero assottigliarsi. La Riforma Dini, infatti prevede che il montante contributivo, ovvero il capitale messo da parte dal lavoratore con i versamenti dei contributi previdenziali, sia rivalutato annualmente sulla base dell’andamento della crescita nominale del PIL degli ultimi 5 anni.

L’andamento di quest’ultimo, pertanto, andrà a incidere sull’assegno in maniera più o meno rilevante a seconda dell’entità delle sue variazioni nei 5 anni di riferimento. Periodi di grave crisi porteranno a rivalutazioni poco vantaggiose, o per nulla vantaggiose, del montante contributivo, che rimarrà comunque sempre protetto dagli effetti negativi di un tasso negativo grazie a un meccanismo reso operativo alcuni anni fa.

Il crollo 2020 del PIL, in linea con la Riforma,  non andrà, dunque, a influire sulle pensioni attualmente in essere. I primi lavoratori che subiranno gli effetti di una mancata rivalutazione dell’assegno pensionistico a causa dell’attuale crollo del PIL, saranno quelli che accederanno al pensionamento dal 2023.

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