Caro carburanti e scioperi, le Regioni in cui si paga ancora meno di 2 euro: dove risparmiare

Prezzi di benzina e diesel continuano a crescere: dove conviene oggi fare rifornimento e perché al Sud anche a causa degli scioperi i listini sono più alti.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

2 min di lettura

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Nonostante il mancato rinnovo dello sconto sulle accise, le difficoltà di approvvigionamento e i blocchi dovuti agli scioperi, trovare distributori di carburante con prezzi inferiori alla media è ancora possibile.

Facile.it ha elaborato i dati del Mimit offrendo una fotografia dettagliata del panorama nazionale. In ogni caso, le medie generali restano ormai stabilmente sopra la soglia dei 2 euro al litro.

In quali Regioni la benzina costa meno di 2 euro

In tutta Italia, oltre la metà dei distributori analizzati — circa 10.223 impianti — vende la benzina al self-service a un prezzo inferiore alla soglia dei 2 euro al litro.

Regione Impianti sotto i 2 euro al litro
Valle d’Aosta 62%
Sicilia 60%
Marche 60%
Lazio 58%
Lombardia 56%
Piemonte 55%
Toscana 54%
Abruzzo 52%
Liguria 52%
Emilia-Romagna 51%
Veneto 51%
Friuli-Venezia Giulia 50%
Puglia 49%
Sardegna 49%
Umbria 49%
Trentino-Alto Adige 45%
Molise 44%
Calabria 42%
Campania 37%
Basilicata 36%

In quali Regioni il gasolio costa di più

Sul fronte del gasolio la situazione è decisamente più grave. A livello nazionale, soltanto il 26% dei distributori (circa 5.030 impianti su oltre 19.500 monitorati) vende il diesel a meno di 2,20 euro al litro.

Regione Impianti sotto i 2,20 euro al litro
Marche 38%
Abruzzo 36%
Lazio 31%
Umbria 31%
Friuli-Venezia Giulia 30%
Liguria 30%
Valle d’Aosta 30%
Piemonte 27%
Toscana 27%
Trentino-Alto Adige 27%
Emilia-Romagna 26%
Molise 26%
Sardegna 26%
Sicilia 26%
Veneto 25%
Lombardia 24%
Puglia 24%
Calabria 19%
Basilicata 16%
Campania 14%

Medie nazionali e l’azione del Governo

Nonostante la presenza di stazioni virtuose, le rilevazioni mostrano che le medie nazionali restano molto elevate. Sulla rete ordinaria si spendono in media 2,034 euro al litro per la benzina e 2,256 euro per il diesel, mentre in autostrada i listini salgono rispettivamente a 2,048 e 2,278 euro al litro.

Sulla questione è intervenuto il ministro Adolfo Urso, confermando l’attenzione del Mimit e il costante monitoraggio della rete in stretta sintesi con il Ministero dei Trasporti, che ha già avviato i tavoli di confronto con le categorie dell’autotrasporto per arginare l’impatto dei rincari sull’economia reale.

Scioperi al Sud: perché i prezzi si sono alzati prima

Il mancato adeguamento dei prezzi alle pompe da parte dei distributori del Mezzogiorno non è riconducibile solo a manovre speculative, ma è la conseguenza diretta di una grave paralisi logistica e dell’effetto corsa al pieno.

Già nelle ore precedenti l’inizio effettivo dello sciopero, l’annuncio delle mobilitazioni degli autotrasportatori e i blocchi delle forniture presso i cancelli dell’area industriale di Taranto e delle raffinerie Eni hanno scatenato la psicosi del rifornimento.

La corsa anticipata delle famiglie per riempire i serbatoi ha prosciugato le cisterne degli impianti in Campania, Calabria e Basilicata prima ancora che i conducenti dei camion incrociassero le braccia. Molti gestori hanno così ritoccato per eccesso i listini già prima del blocco, in modo da razionare le ultime giacenze e coprire l’incertezza sui tempi di riapprovvigionamento con un profitto preventivo.