Prezzi olio italiano in calo, com’è messo il Made in Italy? Il confronto con Spagna, Grecia e Tunisia

Prezzo dell'olio extravergine italiano in calo nel 2026: i dati Ismea su produzione ed export e il confronto con Spagna, Grecia e Tunisia

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Il prezzo dell’olio italiano è diminuito, ma non è ancora arrivato a costare poco quanto quello dei concorrenti esteri. Il Made in Italy continua infatti a valere di più sul mercato, mantenendosi su cifre superiori persino a quelle registrate prima dei forti rincari cominciati nel 2022.

Aumenta la produzione di olio in Italia ma scendono i prezzi

Secondo i dati presentati da Ismea il 24 settembre al Salone del Gusto:

  • la produzione nazionale di olio tra il 2025 e il 2026 ha raggiunto le 325.000 tonnellate, registrando un incremento del 31% rispetto all’annata precedente;
  • nel corso del 2026, il prezzo medio dell’extravergine italiano all’origine si è attestato intorno ai 4,82 euro al kg, registrando un calo pari a circa il 49% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando la media nazionale aveva toccato i 9,47 euro al kg. Nonostante il dimezzamento su base annua, però, le quotazioni alla vigilia della nuova campagna olearia restano superiori ai livelli precedenti all’impennata dei prezzi del 2022.

Analizzando il mercato interno, tuttavia, emergono differenze territoriali marcate:

  • al Sud, nelle piazze a maggior produzione (come a Bari) il prezzo medio è di 4,55 euro al kg;
  • nelle regioni centrali e per produzioni certificate e Dop le quotazioni superano spesso i 9-11 euro al kg.

L’extravergine italiano mantiene inoltre un valore di mercato più alto, arrivando a costare al consumatore finale tra i 9,90 euro e i 15 euro al kg, mentre l’olio comunitario si posiziona in una fascia compresa tra 4,50 euro e 9,00 euro al kg.

Il confronto con Spagna, Grecia e Tunisia

Il prezzo dell’olio italiano, nonostante il calo, continua comunque a mantenersi sopra quello di altri Paesi. Tenendo conto delle rivelazioni riportate da Olio Officina, a luglio 2026 i prezzi all’origine nei Paesi competitor si collocano su valori inferiori, ovvero:

  • tra 3,40 e 3,60 euro al kg in Spagna;
  • tra 3,65 e 3,75 euro in Grecia;
  • tra 3,40 e 3,60 euro in Tunisia.

Prezzi medi dell’olio extravergine d’oliva all’origine

Paese Prezzo medio all’origine (€/kg, media nazionale)
Italia 4,82 €
Grecia 3,65-3,75 €
Spagna 3,40-3,60 €
Tunisia 3,40-3,60 €

Il marchio Made in Italy rappresenta uno degli elementi che attribuisce maggiore valore al prodotto, e che permette alle imprese del settore di competere sul mercato non solo puntando al ribasso dei prezzi. Il posizionamento non passa cioè solo dalla possibilità di offrire il prodotto più conveniente, ma dalla capacità di mantenere riconoscibilità, qualità e valore dell’origine.

Dove l’Italia esporta di più

L’olivicoltura italiana conta oltre un milione di ettari, circa 620.000 aziende olivicole, più di 4.200 frantoi e circa 289.000 ettari biologici. Il nostro Paese conta su una produzione in grado di rispondere alla domanda nazionale ed estera. Infatti, nei primi sei mesi del 2026 le importazioni di olio sono diminuite, anche grazie alla maggiore disponibilità interna. Sul fronte delle esportazioni, invece:

  • le vendite sono diminuite verso Stati Uniti e Germania, registrando un calo del 15% verso il mercato americano e del 12% su quello tedesco;
  • sono aumentate del 18% nel Regno Unito, del 10% in Polonia, del 14% nei Paesi Bassi e dell’8% in Belgio.
Paese di destinazione Esportazioni
Regno Unito +18%
Paesi Bassi +14%
Polonia +10%
Belgio +8%
Germania -12%
Stati Uniti -15%

Cosa si rischia

Nonostante il valore riconosciuto al prodotto, se il differenziale di prezzo diventa troppo elevato, il rischio è che l’olio italiano perda fasce di mercato, soprattutto nei segmenti maggiormente sensibili al prezzo. Proprio per questo, visto l’aumento della produzione, diventa fondamentale investire per rendere il settore più competitivo ed evitare che l’olio rimanga invenduto nei magazzini.

La sfida dei prossimi anni sarà capire se questo differenziale riuscirà a tradursi in sufficiente valore per tutta la filiera, dagli olivicoltori ai frantoi fino alle imprese che portano l’olio italiano sui mercati internazionali.