Sarà davvero vietato vendere e comprare pellicce in Italia? Facciamo chiarezza

nuovo emendamento alla legge di bilancio ha dato il via ad una serie di post sui social, articoli e commenti: ma le pellicce saranno davvero vietate in Italia?

Saranno davvero vietate le pellicce in Italia? Diversi commenti e post sui social stanno un po’ generando confusione sull’argomento ma, prima di spiegare bene la questione, facciamo subito chiarezza: no, non saranno vietate le pellicce in Italia. Ciò che è in discussione, infatti, è un emendamento alla legge di bilancio, approvato dalla Commissione bilancio, che riguarda per lo più i produttori.

Stop agli allevamenti di animali destinati alla produzione di pellicce: cosa dice l’emendamento alla legge di bilancio

Come già accennato sopra, in Italia non sarà vietata la vendita di pellicce a partire dal prossimo anno. L’emendamento alla legge di bilancio, che dovrebbe essere approvata entro la fine dell’anno, riguarda infatti gli allevamenti destinati alla produzione.

Appoggiato dalla Lega Anti Vivisezione e presentato dalla capogruppo di Leu al Senato Loredana De Petris, l’emendamento – a partire dal 2022 – vieta gli allevamenti di “animali di qualsiasi specie” che vengono fatti riprodurre in cattività e uccisi con lo scopo di ricavarne pellicce.

“Ce l’abbiamo fatta – si legge in una nota stampa divulgata da LAV – Finalmente in Italia non saranno più allevati animali per ricavarne la pelliccia: una vittoria storica, alla quale abbiamo lavorato per molti anni, avvenuta grazie all’approvazione della Legge di divieto di allevamento in Italia che abbiamo proposto dal 2011, ripresa nell’emendamento numero 157.04 alla Legge di Bilancio, a firma della senatrice De Petris e altri 9 senatori e senatrici”.

“L’Italia è un paese più civile, abbiamo messo la parola fine ad una industria crudele, anacronistica, ingiustificabile che non ha più motivo di esistere in una società civile dove il valore di rispetto per gli animali, in quanto esseri senzienti, è sempre più diffuso e radicato”, ha inoltre commentato Simone Pavesi, Resp.le Area Moda Animal Free.

L’emendamento approvato, oltre al divieto di allevamento di visoni e ogni altro animale per pellicce, come già stabilito da quasi una ventina di altri Paesi europei, prevede anche di smantellare entro il 30 giugno 2022 i 5 allevamenti rimasti in Italia che si trovano nelle province di Brescia, Cremona, Forlì-Cesena, Ravenna, L’Aquila. Inoltre, un decreto del Ministero della Transizione Ecologica, del Ministero dell’Agricoltura e del Ministero della Salute sarà emanato entro il 31 gennaio 2022 per regolare cessione, sterilizzazione e detenzione dei visoni in strutture preferibilmente gestite direttamente o in collaborazione con associazioni animaliste riconosciute. Per questo motivo saranno finanziati anche indennizzi statali, sino ad un massimo di 3 milioni di euro, per la chiusura e smantellamento di ciascun allevamento, nonché 3 milioni di euro complessivi per la loro riconversione in impianti agrivoltaici per la produzione di energia pulita.

Chiusura e smantellamento di allevamenti animali per ricavarne la pelliccia: la replica degli addetti ai lavori

Immediata, all’indomani dell’approvazione dell’emendamento, la replica dell’Associazione Italiana Pellicceria, che con un post Facebook ha espresso tutto il rammarico per la decisione presa, che – come è stato scritto – ha imposto il “divieto al lavoro di uno specifico settore senza discussione parlamentare, senza alcun confronto con gli operatori, senza adeguati indennizzi, inserendolo in un provvedimento che dovrebbe rilanciare l’economia”.

“Questo voto cancella un pezzo di made in Italy e un intero settore produttivo – ha dichiarato Roberto Tadini, presidente di AIP – in un momento storico che vede una pandemia in corso e una Nazione nuovamente provata dalla permanenza del virus”.

L’appello, pertanto, è stato poi rivolto direttamente al Presidente Draghi: “Gli allevamenti di visoni italiani sono un’attività legittima, regolamentata, certificata, controllata. Garantiscono una produzione di qualità, sono ispezionati da revisori autonomi e seguono il protocollo WelFur per il benessere degli animali in allevamento, il sistema riconosciuto dalla Commissione Europea e inserito nella banca dati sull’autoregolamentazione. Riteniamo che con questo gesto sia stato bandito un pezzo di storia di questo Paese […] L’allevamento di visoni in Italia è un segmento economico piccolo, ma è un’ eccellenza nel mondo. Appartiene a una tradizione e a una cultura rurale di secolare memoria”.

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