Prestiti più difficili in Italia, banche più rigide e cala la domanda: cosa succede

Stretta sul credito in Italia: banche più caute e meno prestiti richiesti da famiglie e imprese. I motivi tra guerra e costi dell'energia

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Nel primo trimestre dell’anno le banche dell’area euro hanno irrigidito le condizioni di accesso al credito. Una tendenza che riguarda anche l’Italia, dove gli istituti segnalano un contesto più prudente sia per la concessione dei prestiti sia per le prospettive dei prossimi mesi. Le indicazioni arrivano dalle indagini condotte dalla Banca centrale europea e dalla Banca d’Italia, che evidenziano come il sistema bancario stia reagendo a un quadro economico più incerto e a rischi in aumento.

Prestiti, condizioni più rigide

Secondo i dati raccolti, le banche hanno continuato a inasprire i criteri per concedere prestiti a imprese e famiglie. Si tratta della stretta più significativa dal terzo trimestre del 2023 e superiore alle attese. Per le imprese, l’irrigidimento è stato pari al 10%, un livello superiore sia alle previsioni sia alla media storica. Le condizioni sono diventate più selettive soprattutto per le piccole e medie imprese e per i finanziamenti a lungo termine.

Anche sul fronte delle famiglie si registra un cambiamento. I mutui casa hanno subito una stretta più contenuta, mentre il credito al consumo ha registrato un inasprimento più marcato, con criteri più restrittivi e una maggiore attenzione al rischio.

In Italia domanda in calo e maggiore prudenza

Nel caso dell’Italia, oltre alle condizioni più rigide, emerge un altro elemento rilevante: il calo della domanda di prestiti. Secondo l’indagine della Banca d’Italia, le banche si attendono una riduzione delle richieste sia da parte delle imprese sia delle famiglie. Alla base di questo fenomeno ci sono diversi fattori, tra cui le tensioni internazionali e l’andamento dei prezzi dell’energia. Come evidenziato nella indagine sul credito condotta dalla Banca d’Italia nell’ambito di quella della Bce, gli eventi geopolitici “avrebbero favorito un atteggiamento attendista delle imprese”, con una conseguente riduzione degli investimenti. Anche le famiglie risultano più caute, con una minore propensione a richiedere finanziamenti per acquisti importanti o spese a lungo termine.

I motivi della stretta sul credito

Le banche indicano diverse cause alla base dell’inasprimento delle condizioni. Tra queste, il peggioramento del quadro economico e l’aumento dell’incertezza legata alle tensioni geopolitiche. Un ruolo rilevante è svolto anche dall’andamento dei prezzi dell’energia, che incide sia sui costi delle imprese sia sui bilanci delle famiglie. Questo elemento contribuisce ad aumentare i rischi percepiti dagli istituti di credito. A ciò si aggiungono le condizioni di finanziamento delle banche stesse, che risultano meno favorevoli rispetto al passato. Questo porta gli istituti a essere più selettivi nella concessione dei prestiti.

Un effetto diretto della stretta è l’aumento delle richieste di finanziamento respinte, in particolare nel credito al consumo. Le banche adottano criteri più rigorosi nella valutazione dei clienti, limitando l’accesso al credito per i profili considerati più rischiosi. Per le imprese, la minore disponibilità di finanziamenti si traduce in una riduzione degli investimenti. Il clima di incertezza spinge molte aziende a rinviare progetti di crescita o espansione. Per le famiglie, invece, il contesto si riflette in una minore propensione agli acquisti di beni durevoli, come auto o elettrodomestici, spesso legati all’accesso al credito.

Le differenze con gli altri Paesi europei

Nel confronto con gli altri principali Paesi dell’area euro, l’Italia presenta un quadro leggermente diverso. In Spagna, Francia e Germania le banche hanno segnalato un irrigidimento più marcato delle condizioni per le imprese. Nel nostro Paese, invece, la situazione appare più stabile sul fronte dell’offerta, ma con segnali più evidenti sul lato della domanda, che tende a ridursi.