Crisi abitativa, a che punto siamo con Piano casa e riforma del catasto

Il Pacchetto di primavera accende i riflettori sul divario tra prezzi di mercato e valori catastali, mentre si attende il Piano Casa del governo

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il Pacchetto di primavera del semestre europeo 2026 racconta i Paesi e consiglia loro le azioni da intraprendere. La pagella italiana ha alti e bassi, ma ne emerge un Paese che ha la necessità di cambiamento, e anche la voglia di farlo, pur a fronte delle crisi internazionali che si sono abbattute sul territorio, dal Covid-19 alla crisi dello stretto di Hormuz. In questo quadro complesso si inseriscono le necessità delle persone, come chi affronta ogni giorno l’impatto di un’altra crisi che ha contorni nazionali: la crisi abitativa.

L’Europa nel rapporto certifica un valore al catasto e un prezzo di mercato degli immobili che restano ancora troppo distanti. C’è un mancato allineamento tra il mercato immobiliare italiano e il valore dei registri della pubblica amministrazione, per questo Bruxelles chiede all’Italia di spingere sulla riforma del catasto. Ci sono dubbi sulle prime case esentate da tasse che generano entrate troppo basse. Nel mirino del tema casa c’è anche quella che viene definita una modesta quota di edilizia sociale, un patrimonio abitativo pubblico limitato e liste d’attesa troppo lunghe. Come stiamo affrontando la crisi abitativa?

I lineamenti della crisi abitativa

La crisi abitativa colpisce tutti, da chi una casa già ce l’ha a chi vorrebbe averla. Lo fa in maniera differente, ma pesa soprattutto sulle nuove generazioni. In Italia si lascia la casa dei propri genitori intorno ai 30,1 anni, il quarto valore più alto tra i Paesi dell’Unione Europea (la cui media è di 26,2 anni). C’è tanto della nostra cultura in questa scelta, che ci accomuna ai nostri cugini che si affacciano sul Mediterraneo rispetto ai giovani dei Paesi nordici che cercano e ottengono prima l’indipendenza abitativa.

Ma c’è anche tanto di una crisi strutturale: stipendi che non crescono alla stessa velocità del mercato immobiliare, difficoltà a ottenere mutui e addirittura l’affitto, competizione con chi vuole affittare per brevi periodi e infine la scarsità di edilizia popolare e sostenibile.

Il Piano casa

È in questo quadro complesso che entro il 6 luglio dovrà essere convertito in legge il decreto-legge Piano casa. Si tratta di un insieme di misure che vuole provare a contrastare la crisi abitativa.

L’obiettivo è recuperare parte di quel patrimonio immobiliare inutilizzato e aumentare il numero di case da affittare o vendere a prezzi calmierati. Si vogliono coinvolgere anche gli investitori privati.

Come dichiarato anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si vuole arrivare a 10 miliardi di euro nei prossimi 10 anni e mettere a disposizione 100.000 alloggi tra case popolari e case a prezzi ridotti. Il decreto oggi prevede circa 1,1 miliardi di euro come risorse stanziate, ma nei prossimi anni si potrebbero recuperare sostegni anche da fondi europei (come dal Fondo sociale per il clima) e investimenti privati.

Dentro ci sono anche le risorse per nuovi progetti di edilizia sociale, quindi pensati per gli affitti di lunga durata con possibilità di acquisto. Secondo i sindacati questo è un punto critico, perché se all’inizio aumenterà il numero di alloggi popolari, nel lungo periodo ridurrà la disponibilità degli stessi a favore dell’edilizia agevolata che ha però canoni più elevati. E questa è una dinamica che è già stata vista.

Riforma del catasto: a che punto siamo

E poi c’è la tanto discussa riforma del catasto. Le raccomandazioni nell’ambito del semestre europeo 2026 fanno riferimento anche alla casa, anzi alla revisione delle rendite catastali. In particolare si sottolinea che il valore al catasto e il prezzo di mercato degli immobili rimangono troppo distanti e vanno quindi aggiornati. Bruxelles torna quindi a ricordare all’Italia di porre attenzione sul mancato allineamento tra il mercato immobiliare e i valori dei registri della pubblica amministrazione.

Per farlo vanno aggiornati i valori catastali nell’ambito di una più ampia revisione delle politiche abitative e garantire al contempo equità. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha commentato negativamente la raccomandazione europea. Ha dichiarato che “hanno passato il segno”.

Secondo lui, infatti, l’Europa non si è soltanto limitata a suggerire al governo di aumentare le tasse sulla casa, ma avrebbe anche legato l’esenzione dell’IMU della gran parte delle abitazioni principali con i problemi di accesso all’alloggio.

Dichiara:

Si tratta di una lettura ideologica e che ignora la realtà italiana. Ancora una volta si preferisce individuare nella proprietà privata il problema anziché riconoscerla come parte della soluzione.

La questione Catasto

Intanto una cosa è certa, secondo l’Agenzia delle entrate un proprietario 1 su 2 non è in regola anche a causa delle ristrutturazioni del Superbonus. Il documento di finanza pubblica fa il punto sulla riforma del catasto prevista dal Pnrr. Questa da qui al 2029 dovrebbe portare all’aggiornamento dei valori catastali. Sono così iniziate le attività di integrazione dei dati catastali, grazie anche a una mappatura che dovrebbe concludersi entro il 2027.

Un monitoraggio che dovrebbe concludersi in tempo, grazie anche all’utilizzo dell’intelligenza artificiale con la quale si sta fotografando il territorio nazionale. Tutte le eventuali incoerenze saranno poi oggetto di verifica e l’Agenzia delle entrate invierà le segnalazioni agli intestatari con la richiesta di regolarizzare gli immobili.

Nel 2025 sono state inviate già le prime lettere e al 31 dicembre risultavano concluse circa 3500 verifiche, delle quali per 1500 immobili è stata necessaria la regolarizzazione.