Parte dei fondi del Pnrr sarà impiegata per il Piano Casa varato dal Governo Meloni. In particolare, circa un miliardo di euro sarà destinato al cosiddetto “service housing”, cioè il sistema che mette a disposizione alloggi, a condizioni calmierate, per lavoratori e dipendenti che faticano a trovare un immobile nelle città ad alta densità occupazionale.
L’impiego delle risorse, originariamente destinate alla Rosco, per questo programma di edilizia integrata è tuttavia vincolato all’inserimento di un emendamento nella legge di conversione nel decreto 66/2026, in discussione in Commissione Ambiente alla Camera.
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Come saranno utilizzati i fondi del Pnrr
Come accennato, l’intervento statale nasce dal ricollocamento di una parte delle risorse inizialmente previste per la Rosco, società pubblica che si occupa dell’acquisto e del noleggio dei treni. Secondo il piano allo studio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, circa 1,2 miliardi di euro saranno infatti trasferiti verso altri progetti considerati prioritari.
Di questi, 200 milioni saranno destinati all’efficientamento energetico delle case popolari, mentre il miliardo restante finanzierà il nuovo programma dedicato agli alloggi per lavoratori. Dopo l’inserimento dell’emendamento nel decreto legge n. 66 del 7 maggio 2026, il provvedimento dovrà essere convertito in legge entro l’8 luglio.
Nei piani del Governo, la misura prevede il coinvolgimento del Fondo nazionale dell’abitare (Fna), un fondo comune di investimento immobiliare dedicato all’edilizia residenziale a prezzi accessibili, la cui gestione è affidata a Cdp Real Asset Sgr (parte del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti).
Chi potrà beneficiare delle nuove abitazioni
L’obiettivo dichiarato del Piano Casa è sostenere quella fascia di popolazione che non rientra nei requisiti dell’edilizia residenziale pubblica. Ma che, allo stesso tempo, fatica ad accedere al mercato privato degli affitti. I criteri di accesso non sono ancora stati definiti, ma nel presentare il progetto l’amministratore delegato di Cdp Real Asset, Antonino Turicchi, ha citato in particolare:
- giovani professionisti al primo impiego;
- infermieri;
- insegnanti;
- appartenenti alle forze dell’ordine.
Secondo Turicchi, queste categorie svolgono funzioni essenziali per l’ecosistema cittadino e nazionale, ma sono sempre più spesso penalizzate dall’aumento dei canoni di locazione e dal costo degli immobili. Il fenomeno sta creando problemi non solo alle famiglie, ma anche alle imprese e ai servizi pubblici, che incontrano crescenti difficoltà nel reperire personale disposto a trasferirsi.
Tra le categorie destinatarie delle unità abitative realizzate in regime convenzionato figurano anche i lavoratori del settore privato con esigenze abitative a carico del datore di lavoro, ai quali viene chiesto di trasferirsi in una località diversa dalla residenza. Per accedere al servizio, con ogni probabilità dovranno essere soddisfatti contemporaneamente tre requisiti:
- Isee della famiglia superiore ai limiti Erp/sovvenzionata (cioè la fascia “media” esclusa dall’edilizia sociale);
- incidenza sul reddito degli oneri abitativi annui a mercato libero maggiore del 30% del reddito del beneficiario;
- reddito massimo non superiore a 5 volte gli oneri abitativi annui a prezzi di mercato.
Cos’è il service housing previsto dal Piano Casa
Il modello scelto dal Governo, lo abbiamo detto, è quello del cosiddetto “service housing”. Si tratta di abitazioni offerte a canoni inferiori rispetto ai prezzi di mercato, ma non assimilabili alle tradizionali case popolari.
L’intento è quello di creare una soluzione intermedia tra il social housing e il mercato libero, destinata alla cosiddetta classe media. In pratica gli alloggi saranno rivolti a lavoratori che percepiscono un reddito, il quale non risulta però sufficiente per sostenere i costi degli affitti nelle aree più richieste.
Secondo gli operatori del settore, questa formula potrebbe favorire la mobilità lavorativa e contribuire a ridurre uno dei principali ostacoli alla crescita economica delle grandi città.
Il ruolo del Fondo nazionale dell’abitare
Come già descritto sopra, il veicolo finanziario individuato per l’operazione è il Fondo nazionale dell’abitare, dedicato allo sviluppo di abitazioni a prezzi accessibili e sostenuto anche dalla garanzia europea InvestEU. Quest’ultima funge da àncora istituzionale che consente di ridurre il rischio degli investimenti.
Una delle caratteristiche che rende il fondo particolarmente adatto all’operazione governativa è la sua qualificazione come “Member State compartment”, requisito che permette di utilizzare risorse provenienti dal Pnrr. All’interno del Fondo sarà creato un comparto specifico dedicato proprio agli alloggi per lavoratori.