Affitti brevi, cosa sono e come funzionano: le nuove regole 2024

Per gli affitti brevi sono attive le nuove regole 2024 in fatto di tassazione e comunicazione

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Affittare una casa su Airbnb o altre piattaforme di intermediazione comporta il pagamento delle tasse sui guadagni. Con le nuove regole 2024, è possibile optare per la cedolare secca sugli affitti brevi, con un’aliquota del 21% per un solo immobile e del 26% per più di un immobile. Ma quali sono i vantaggi e come si calcolano le tasse?

Cosa sono gli affitti brevi e come funzionano?

Gli affitti brevi sono contratti di locazione di immobili a uso abitativo, con una durata inferiore ai 30 giorni. La tipologia di affitto chiamata “affitto breve” (in particolare aumento nel 2024) è utilizzata soprattutto per scopi turistici o per esigenze abitative transitorie.

Gli affitti brevi funzionano tramite piattaforme online come Airbnb, Booking.com e altre agenzie immobiliari. Il proprietario dell’immobile mette a disposizione la propria abitazione per periodi inferiori ai 30 giorni, specificando i termini e le condizioni dell’affitto, inclusi servizi offerti e regole della casa.

I contratti di affitto breve non richiedono la registrazione presso l’Agenzia delle Entrate, ma vige l’obbligo di comunicazione delle stipule. La scorsa scadenza era prevista per la fine di giugno.

Qual è la differenza tra affitto breve e casa vacanza?

Le case vacanze sono strutture ricettive gestite in modo professionale, spesso registrate come tali e soggette a normative specifiche per il settore turistico. Gli affitti brevi, invece, sono generalmente offerti da privati che non gestiscono un’attività ricettiva.

Mentre le case vacanze possono offrire servizi aggiuntivi come colazione, pasti e noleggio auto, gli affitti brevi si limitano a fornire l’abitazione e servizi strettamente funzionali alle esigenze abitative come biancheria, pulizia e utenze.

Regole affitti brevi 2024: cosa c’è da sapere

Il 2024 introduce diverse novità per gli affitti brevi. Oltre all’aumento della cedolare secca, la normativa richiede agli intermediari di raccogliere e comunicare i dati anagrafici dei locatori all’Agenzia delle Entrate. Questi intermediari devono anche trattenere la ritenuta d’acconto prima di corrispondere il reddito al locatore, per evitare problemi con gli acconti d’imposta.

Inoltre, la normativa prevede che i contratti di affitto breve siano limitati a un massimo di 4 immobili per locatore, per evitare che l’attività venga considerata imprenditoriale. Gli affitti brevi devono essere per scopi abitativi e non possono includere servizi aggiuntivi come pasti o noleggio auto.

Nel dettaglio, quello che serve sapere per gli affitti brevi:

  • tassazione degli affitti brevi – partire dal 2024, la cedolare secca sugli affitti brevi aumenta dal 21% al 26% se si affitta più di un immobile all’anno. La cedolare secca è un’imposta sostitutiva che si applica al 100% del canone percepito e sostituisce l’Irpef e le relative addizionali. Per un singolo immobile la cedolare rimane al 21%;
  • obblighi degli intermediari – i portali e le agenzie che facilitano gli affitti brevi sono tenuti a riscuotere le imposte per conto del locatore e versarle direttamente allo Stato. Questo snellisce il lavoro del contribuente, che fino a ora doveva dichiarare autonomamente gli incassi nella dichiarazione dei redditi;
  • calcolo delle imposte – le imposte si applicano solo sul canone di locazione versato dall’ospite. Se le spese di pulizia sono indicate separatamente, non vengono tassate. Se invece il canone include anche le spese di pulizia, l’intero importo sarà tassato. Anche le commissioni dovute all’intermediario non sono tassate se addebitate separatamente;
  • dichiarazione dei redditi: – gli affitti brevi devono essere dichiarati nella dichiarazione dei redditi. Il locatore può scegliere tra la cedolare secca e la tassazione ordinaria con l’Irpef. La cedolare secca è più conveniente per chi non ha diritto a detrazioni fiscali significative, mentre l’Irpef può essere vantaggiosa per chi ha spese deducibili.