Con la legge n. 158 del 1° settembre 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’11 settembre, Capri si avvia a diventare area marina protetta e si prepara a cambiare il modo in cui viene gestito uno dei suoi beni più preziosi: il mare. Questo traguardo arriva dopo un’attesa ultradecennale e un impegno storico portato avanti da associazioni ambientaliste come Marevivo, che da anni chiedono un intervento al riguardo.
La novità, ovviamente, interessa da vicino anche il turismo, dato che le nuove regole, una volta definite, interverranno anche sulla gestione dei flussi turistici, sulla nautica da diporto e sulle attività che si concentrano soprattutto nei mesi estivi.
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Capri area marina protetta, cosa cambia con la nuova legge
La legge n. 158/2026 interviene sull’articolo 36 della legge quadro sulle aree protette (legge n. 394 del 6 dicembre 1991), inserendo Capri nell’elenco delle zone tutelate. Per ora, dunque, la norma si limita a porre le basi normative e affida al ministero dell’Ambiente il compito di definire, entro i prossimi sei mesi, l’istruttoria tecnica necessaria per l’istituzione vera e propria.
Capri era già compresa tra le aree marine di reperimento, vale a dire quelle nelle quali può essere istituito un parco marino o una riserva marina. L’iter, tuttavia, non era arrivato alla sua conclusione. Dunque, quello che cambia adesso è che lo Stato, stabilendo tempistiche precise, si assume un impegno formale nell’adozione di provvedimenti attuativi volti a definire nuove e più stringenti regole su navigazione, ancoraggio e attività consentite o vietate.
Barche, turismo nautico e balneazione: le nuove regole
Con i nuovi provvedimenti la gestione futura dello spazio marino di Capri potrà essere organizzata secondo criteri di tutela ambientale più stringenti. Per quanto riguarda la balneazione, è probabile che vengano approvati dei limiti per:
- il traffico nautico, stabilendo un numero massimo di imbarcazioni circolanti nell’area;
- escursioni in barca e visite giornaliere;
- nautica da diporto, ancoraggio e navigazione nelle aree più sensibili.
Tuttavia, saranno l’istruttoria tecnica, la delimitazione dell’area e il successivo regolamento a stabilire cosa potranno fare residenti, operatori turistici, diportisti e visitatori.
Contrasto all’overtourism
Il tema dell’overtourism assume particolare importanza nel caso di Capri perché il turismo sull’isola non riguarda soltanto chi soggiorna negli hotel. Una quota rilevante della pressione turistica è infatti legata anche ai visitatori giornalieri, alle escursioni, alla nautica e alla concentrazione dei flussi in determinati periodi dell’anno. Da questo punto di vista, quindi, l’area marina protetta può diventare uno strumento di gestione dei flussi oltre che di conservazione dell’ambiente.
La logica è quella di evitare che l’aumento dei visitatori si traduca automaticamente in un aumento della pressione sugli ecosistemi marini.
Le risorse stanziate
Con la nuova legge, i fondi per il funzionamento delle aree marine protette sono stati incrementati di 300.000 euro annui a partire dal 2027. Le risorse verranno utilizzate per la gestione, il monitoraggio e l’acquisizione degli strumenti necessari a rendere effettive le regole che verranno stabilite.
Con la legge n. 158/2026 per Capri è stato avviato un percorso normativo autonomo che, di fatto, completa la tutela integrata del Golfo di Napoli. Quest’ultimo diventa così il primo golfo italiano interamente protetto da una rete di aree marine dedicate, affiancandosi ad altre realtà campane e nazionali famose per la gestione dei flussi turistici e della nautica, come le Amp di Punta Campanella, del Regno di Nettuno (Ischia e Procida) o delle Cinque Terre.