Overtourism, Barcellona fissa il tetto ai turisti: scatta il limite (anche per gli italiani)

Ok a tetto massimo di visitatori a Barcellona: la città catalana frena l'overtourism con nuove strette su affitti e crociere.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Barcellona dice basta all’overturism, e lo fa fissando un vero e proprio tetto massimo per i visitatori. La capitale catalana, una delle destinazioni più amate dagli italiani per weekend, vacanze estive e city break, ha deciso di contrastare così l’arrivo incontrollato dei turisti.

La misura, che rappresenta una delle iniziative più rigide adottate in Europa, potrebbe cambiare il modo di visitare Barcellona, anche per i milioni di italiani che ogni anno scelgono la città catalana come meta di viaggio.

Perché Barcellona ha deciso di mettere un limite ai turisti

Negli ultimi anni Barcellona è diventata uno dei simboli europei dell’overtourism, fenomeno che ha visto l’afflusso di visitatori aumentare sempre di più fino a compromettere l’equilibrio economico, sociale e ambientale della città (mettendo sotto pressione la qualità della vita dei residenti).

La sua popolarità ha iniziato a trasformarsi in un problema. Ogni anno la città accoglie circa 16 milioni di visitatori, mentre i residenti sono poco più di un milione e mezzo. In pratica, i turisti sono circa dieci volte più numerosi della popolazione stabile.

Secondo l’amministrazione comunale, questa pressione ha contribuito a:

  • aumentare il costo delle abitazioni;
  • congestionare i trasporti pubblici;
  • modificare il commercio di quartiere;
  • rendere alcune aree del centro storico quasi esclusivamente dedicate ai visitatori.

Il piano “non un turista in più”: il numero di ingressi consentito

A presentare il nuovo piano è stato José Antonio Donaire, commissario per il turismo sostenibile di Barcellona. L’idea di base non è quella di bloccare il turismo, ma di arrestarne la crescita con una soglia fissata dall’amministrazione, che corrisponde ai circa 15,7 milioni di turisti in un anno.

Secondo Donaire, quella rappresenta il limite massimo sostenibile per la città. Barcellona, quindi, non punta più ad attirare nuovi flussi turistici, ma a gestire meglio quelli già esistenti, migliorandone la distribuzione e privilegiando forme di turismo più compatibili con la vita cittadina.

Meno alloggi turistici per fermare la crescita

Come spiegato dal Comune, la domanda turistica non potrà continuare a crescere se non aumenta il numero di posti letto disponibili. Allo stesso tempo, l’amministrazione non intende creare nuove strutture ricettive. Infatti, già durante l’estate 2026 alcune persone avrebbero rinunciato al viaggio proprio perché impossibilitate a trovare un alloggio disponibile.

In questo modo a Barcellona le autorità hanno deciso di portare avanti una strategia già delineata gli scorsi anni. Nel 2024, infatti, era stato stabilito le autorizzazioni degli appartamenti destinati esclusivamente agli affitti turistici non sarebbero state rinnovate. Nei prossimi anni, invece, gli obiettivi prefissati sono:

  • trasformare circa 10.000 abitazioni oggi utilizzate per le locazioni brevi in normali appartamenti destinati ai residenti entro il 2028;
  • contrastare l’aumento dei prezzi degli immobili e ad ampliare l’offerta abitativa per chi vive stabilmente in città;
  • mitigare gli effetti negativi del turismo sul mercato immobiliare.

Nel mirino anche le crociere giornaliere

Infine, il piano coinvolge anche il traffico crocieristico, da anni al centro delle polemiche. Nel 2025 l’autorità portuale  di Barcellona ha approvato, in accordo con il Comune, la riduzione dei terminal per le navi da crociera, che passeranno da sette a cinque. Di conseguenza la capacità massima giornaliera del porto scenderà da circa 37.000 a 31.000 passeggeri.

Ora, però, l’amministrazione vorrebbe aumentare la tassa applicata ai crocieristi che si fermano soltanto poche ore in città, scoraggiando il cosiddetto turismo mordi e fuggi, considerato poco vantaggioso sotto il profilo economico ma molto impattante sulla vivibilità urbana. Come successo per la tassa di soggiorno, anche questa aumentata dal 1° aprile 2026 da 10 a 15 euro, le maggiori entrate dovranno essere reinvestite nei servizi utilizzati sia dai residenti sia dai visitatori.

Al momento, tuttavia, non è ancora stata approvata una nuova normativa in materia.