Evasione fiscale, pena più pesante per Tiziano Ferro

Tiziano Ferro è stato condannato per evasione fiscale dalla Corte di Cassazione, con l'aggravante di essere un personaggio famoso

La Corte di Cassazione ha confermato che il trasferimento della residenza fiscale di Tiziano Ferro in Regno Uniti sarebbe stata un’operazione fittizia. Pur accogliendo alcuni punti di ricorso del cantante di Latina, la Suprema Corte ha confermato la sentenza per evasione fiscale per un paio di annualità senza attenuanti, e ha rimarcato l’importanza di comportamenti etici da parte di personaggi pubblici e molto amati.

In un promemoria la Cassazione motiva l’entità delle sanzioni, considerate eccessive dalla difesa del cantautore. Le decisioni dei giudici sono state prese a fronte della natura dolosa del comportamento, l’assenza di condotte finalizzate a eliminare gli effetti dell’evasione fiscale e soprattutto per lo status di celebrità di Tiziano Ferro, star dello scorso Sanremo.

Per i giudici di legittimità Tiziano Ferro, avendo un alto livello economico e culturale, ed essendo un personaggio famoso nel mondo della musica, sarebbe in posesso “degli strumenti necessari per valutare la giustezza di un determinato comportamento”. Per questo hanno deciso di ammonire il cantante perché, vivendo e lavorando sotto gli occhi di tutti, dovrebbe avere una condotta più etica.

Tiziano Ferro accusato di evasione fiscale: le tappe della vicenda

Nel 2012 Tiziano Ferro era stato accusato di aver evaso il fisco per 3 milioni di euro, con la residenza all’estero, considerata fittizia, nel triennio 2006, 2007 e 2008. L’Agenzia delle Entrate, interpellata dal cantante nel 2014, aveva accertato “in capo al contribuente compensi non dichiarati” pari a 2.038.956 euro più un imponibile Iva di 1.373.978 euro.

Nella sentenza davanti alla Corte d’Appello, nel 2017, Tiziano Ferro era invece stato assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste”. L’artista era stato difeso dall’avvocato Giulia Bongiorno, senatrice e Ministro del Governo Conte I, che aveva sostenuto che la residenza non era fittizia ma reale. La legale aveva prodotto ampia documentazione, come i pagamenti della palestra frequentata dalla star e il certificato elettorale. Il pubblico ministero Alessio Sterzi aveva chiesto una pena di un anno.

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