Secondo l’ultimo rapporto di Uiv-Vinitaly, la quota “premium” ha un peso sempre maggiore nelle esportazioni italiane di vino. Il settore degli alcolici sta vivendo un periodo di contrazione, dovuto a fattori soprattutto culturali legati alle nuove generazioni, per cui le fasce di prezzo più alte rappresentano un mercato essenziale per proseguire la crescita.
L’espansione della quota premium potrebbe compensare il calo dei volumi delle fasce medio-basse, portando in pareggio i bilanci annuali con anche un potenziale di crescita, entro il 2029, del 3,5% in valore. Sono però necessari investimenti, soprattutto in mercati ancora non esplorati.
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Le esportazioni italiane di vino nel 2025
Il report di Uiv-Vinitaly, realizzato su una base di dati raccolti da Iwsr, parte da un dato: nel 2025 le esportazioni di vino dall’Italia sono calate in valore del 4%. Un dato riflesso anche da un recente rapporto di Sace, che aveva stimato il calo al 3,7%, con ricavi che si sarebbero fermati al 7,8%. In questo contesto, però, la cosiddetta quota “premium”, vale a dire i vini tra 25 e 50 euro di prezzo a bottiglia al dettaglio, è salita fino ad arrivare al 17% del valore totale.
Il 2025 non è stato un anno semplice per il vino italiano e, in generale, per quello europeo. Gli Usa, che rappresentano uno dei principali mercati di sbocco dei nostri prodotti vitivinicoli, hanno imposto dazi che, seppur calati fino al 15% in corso di trattativa, hanno comportato instabilità nei commerci internazionali.
Inoltre, si è consolidata una tendenza sempre più presente tra i giovani: la riduzione del consumo di alcool. I dati di acquisto per il 2025, elaborati da Circana, che li ha presentati al Beverage Forum Europe di Londra, mostrano che il 71% degli europei ha ridotto il suo consumo di prodotti alcolici e che circa il 25% dei giovani tra i 25 e i 35 anni non beve affatto.
Il rapporto suggerisce che la quota premium possa aiutare a sopperire a questa situazione contingente sfavorevole per l’export italiano di vino. Il responsabile dell’Osservatorio del Vino di Uiv, Carlo Flamini, ha dichiarato all’agenzia di stampa Ansa:
Il valore export 2025 è risultato in calo di quasi il 4%, ma se avessimo avuto in pancia un’incidenza della quota premium al 20% invece dell’attuale 17%, il saldo negativo si sarebbe ammorbidito a -0.7%.
Flamini ha poi continuato spiegando che se l’Italia si desse l’obiettivo di aumentare la quota premium dell’1% ogni anno, con un totale di +11% in 5 anni di crescita composita, questo arresterebbe completamente la decrescita, che è prevista ammontare al 12% nel 2029 rispetto al 2024.
Il rapporto di Uiv spiega anche come realizzare questo progetto. Uno dei principali problemi dell’export italiano di vini è che è geograficamente limitato. I cinque mercati principali, Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Canada e Svizzera, assorbono il 60% delle esportazioni totali.
Un’espansione in mercati emergenti sarebbe cruciale per la crescita. Il rapporto individua opportunità in:
- Giappone;
- Messico;
- Corea del Sud;
- Vietnam;
- Cina;
- Brasile;
- Thailandia;
- Indonesia;
- Australia;
- India.
Investimenti nelle esportazioni verso questi Paesi potrebbero aiutare a rendere più resistente ai cambiamenti culturali e geopolitici un intero settore.