Reddito di cittadinanza, la palla passa ai comuni: ad ottobre nuovi controlli

Nuovi controlli a campione coinvolgeranno presto i beneficiari del Reddito di cittadinanza, la palla passa ai Comuni: ecco cosa succederà ad ottobre

Nuovi controlli a campione coinvolgeranno presto i beneficiari del reddito di cittadinanza.

Da quando il sussidio economico è stato approvato, a partire dalla sua erogazione alle famiglie considerate idonee, lo Stato si è subito attivato per frenare abusi e usi fraudolenti del denaro erogato. Lo scopo, ovviamente, è impedire che tutte le persone non in possesso dei requisiti richiesti ricevano un aiuto che a loro non spetta (a discapito invece di chi ne avrebbe effettivamente bisogno).

In questi mesi, purtroppo, non sono mancati i raggiri ai danni dell’Erario. Molti, e in diversi parti d’Italia, hanno per esempio dichiarato di essere privi di impiego mentre, come è stato poi scoperto dalle autorità, continuavano a lavorare in nero e ricevere impropriamente il reddito di cittadinanza.

Per evitare che situazioni del genere si ripetano, dunque, i controlli dello Stato non si fermano e, anzi, a partire dai prossimi mesi, verranno affiancati da delle indagini a campione affidate agli enti locali.

La palla adesso passa ai comuni, che dovranno svolgere le opportune verifiche su un numero di famiglie uguale al 5% dei beneficiari. Gli accertamenti saranno effettuati attraverso la piattaforma Gepi (sistema progettato dal Ministero del Lavoro per la gestione dei Patti per l’inclusione sociale).

Come stabilito nella conferenza Stato-Regioni, i controlli partiranno a settembre e saranno portati avanti fino a fine ottobre. Ogni comune avrà il compito di accertarsi che le dichiarazioni rese dai fruitori del reddito siano veritiere e corrispondano alla realtà.

Prima di tutto dovrà essere verificata la residenza e/o il soggiorno. Il decreto attuativo del Reddito di Cittadinanza, infatti, ha stabilito che per godere del sussidio economico, a prescindere dall’importo riconosciuto, i soggetti beneficiari debbano essere residenti in Italia da almeno 10 anni. Altro dato oggetto di accertamento, inoltre, sarà quello relativo alla composizione del nucleo familiare.

Il numero di familiari a carico, il loro stato occupazionale e/o di salute e il reddito complessivo della famiglia, infatti, sono tutti requisiti che influenzano l’importo erogato dagli enti previdenziali (nonché il riconoscimento o meno dello stesso). I controlli che effettueranno i Comuni, quindi, saranno anche di tipo anagrafico, con l’obiettivo appunto di verificare se, tenuto conto del complessivo reddito Isee familiare, il beneficiario ha diritto a usufruire del sussidio e in quale misura.

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