Reddito di cittadinanza, controlli affidati all’INL: cosa succederà adesso

I controlli Reddito di Cittadinanza passano in carico all'Ispettorato Nazionale del Lavoro. In caso di anomalie si rischia un process penale

I controlli reddito di cittadinanza hanno permesso di scoprire, sin dai primissimi giorni del contributo, diversi “furbetti” con altre fonti di reddito o impiegati in lavori in nero.

Dai prossimi giorni, questi controlli diventeranno ancora più stringenti grazie alla collaborazione tra l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (l’INL, tanto per intendersi) e l’INPS. Con la circolare 8 del 25 luglio 2019, l’Ispettorato chiarisce qual è l’estensione dei suoi compiti, quali sono le strategie di contrasto, quali reati commetterebbero i beneficiari del Reddito di Cittadinanza se scoperti a “barare” e le pene a esse collegati.

L’INL, infatti, ricorda che gli assegnatari del sussidio devono trovarsi nelle condizioni stabilite dal Decreto Dignità (D.Lgs. 4 del 2019) sia al momento della richiesta dell’assegno sia una volta che è stato erogato. In caso di variazioni dello stato occupazionale che comportano il decadimento dei requisiti, i beneficiari sono tenuti a comunicarlo all’INPS nel minor tempo possibile. Per questo motivo, la possibilità dell’Ispettorato del Lavoro di accedere alle banche dati INPS consentirà misure di controllo più efficaci e stringenti.

Per facilitare il compito degli ispettori del lavoro, l’Istituto di Previdenza ha predisposto una piattaforma telematica sulla quale confluiranno i dati di tutti i cittadini che hanno richiesto e ottenuto il sussidio. L’accesso alla piattaforma, come si può facilmente intuire, sarà garantito anche agli uomini dell’INL, che potranno così verificare se, nel corso dei loro controlli e verifiche “sul campo”, emergono delle incongruenze con quanto presente nei database INPS. Se ciò dovesse accadere, gli ispettori invieranno comunicazione sia all’Istituto di previdenza, che fa decadere il beneficio del RdC, sia all’autorità giudiziaria.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro specifica anche quali siano le casistiche che portano alla segnalazione all’INPS e all’autorità giudiziaria. Questa avviene, ad esempio, se nel corso di controlli uno dei membri del nucleo familiare (e non necessariamente l’assegnatario del sussidio) viene trovato a svolgere attività lavorativa subordinata o di collaborazione coordinata e continuativa senza averlo comunicato all’INPS. O se l’inizio dell’attività di impresa o di lavoro autonomo non viene comunicata entro 30 giorni.

Ma cosa rischia chi viene scoperto a lavorare mentre usufruisce del Reddito di Cittadinanza? La legge parla chiaro: oltre a perdere immediatamente il sussidio economico, si dovrà affrontare un processo penale, con pene prevista da 1 a 3 anni di reclusione. Se, invece, si presentino documenti o dichiarazioni false, o si omettono informazioni rilevanti ai fini dell’erogazione del RdC, la pena viene raddoppiata e si rischiano dai 2 ai 6 anni di reclusione. Se, al termine del processo, si verrà riconosciuti colpevoli, si dovranno restituire anche le somme indebitamente percepite.

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