Malattia, chi paga lo stipendio del dipendente? INPS o datore di lavoro?

Durante la malattia il dipendente non percepisce il normale stipendio, ma un'indennità sostitutiva che per la maggior parte del periodo viene corrisposta dall'Inps

Quando un lavoratore si ammala il rapporto di lavoro è sospeso, ma si ha comunque diritto a una retribuzione: si tratta dell’indennità di malattia. Non è pari al normale stipendio percepito quando si presta la normale attività lavorativa, bensì si tratta di un’indennità sostitutiva.

Ma chi paga lo stipendio quando il lavoratore è casa? Spetta all’INPS, al datore di lavoro o ad entrambi? Cerchiamo di fare chiarezza sul pagamento dei giorni di malattia.

Chi paga la malattia del dipendente?

A stabilire chi paga l’indennità di malattia è l’art. 2110 del Codice Civile, il quale elenca i casi in cui questa spetta in toto al datore di lavoro, e quali quelli di cui deve farsi carico l’INPS. In quest’ultimo caso, il datore di lavoro anticipa in busta paga lo stipendio del lavoratore malato, che gli verrà poi restituito dall’INPS. Ci sono però delle eccezioni.

Retribuzione malattia: quando subentra il datore di lavoro?

Al di là della categoria del lavoratore, ci sono specifici casi in cui a pagare lo stipendio del lavoratore malato è il datore di lavoro. A cominciare dal cosiddetto “periodo di carenza”: i primi 3 giorni di malattia (quelli in cui si risolve la maggior parte dei malanni stagionali) sono a carico del datore. Tuttavia, la retribuzione è al 100% solo per le prime due malattie nell’arco dell’anno solare: la terza è retribuita al 66%, la quarta al 50% e – dalla quinta in poi – il datore non è più tenuto a pagare.

Se la malattia che ha costretto il lavoratore a casa nei 3 giorni si ripresenta entro 30 giorni dalla guarigione, non è riconosciuto il periodo di carenza e l’INPS è tenuto a retribuire anche i primi tre.

Non sono compresi nel periodo di carenza: la malattia con prognosi iniziale certificata non inferiore ai 12 giorni, il ricovero ospedaliero, il day hospital, l’emodialisi, l’assenza per sclerosi multipla o progressiva e per patologie documentate dal Servizio Sanitario Nazionale, gli eventi morbosi delle lavoratrici in gravidanza.

Infine, l’INPS non indennizza le malattie quando cadono nelle giornate del santo patrono (a carico del datore di lavoro), quando cadono di domenica (per gli impiegati del terziario) né tutte le festività del periodo di malattia per gli operai.

A differenza di quanto si crede, non è sempre l’INPS a farsi carico dell’indennità di malattia al 100%. Addirittura, ci sono categorie di lavoratori a cui l’Istituto non la corrisponde. Quali? I collaboratori familiari, gli impiegati del settore dell’industria, i dirigenti, i portieri. Per queste categorie, è il datore di lavoro a farsi carico della malattia.

Retribuzione giorni di malattia: quando paga l’INPS?

Ecco dunque che l’INPS, fatte le dovute eccezioni, paga lo stipendio del lavoratore dal quarto giorno di malattia e sino alla fine malattia, per un massimo di 180 giorni. Per vedersi riconosciuta l’indennità, il lavoratore dovrà richiedere entro due giorni dall’assenza il certificato medico attestante l’evento, che il medico curante invierà telematicamente; e dovrà farsi trovare nel proprio domicilio durante le fasce orarie che l’INPS prevede per le visite fiscali (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i dipendenti privati, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti statali e pubblici).

Anche per i lavoratori agricoli, i lavoratori cessati dal lavoro per dimissioni o licenziamento da non più di due mesi, i lavoratori sospesi che non usufruiscono della CIG, i lavoratori dipendenti in procedura di fallimento, i lavoratori con contratto a termine per lavoro stagionale o che non hanno periodi di lavoro superiori ai 30 giorni negli ultimi 12 mesi, non è il datore di lavoro a dover anticipare l’indennità di malattia: è l’INPS che la corrisponde in toto, su richiesta della persona.

Malattia del dipendente a termine: chi paga?

Infine, il caso del lavoratore a termine: l’indennità di malattia spetta al datore di lavoro per un numero di giornate pari a quelle delle attività prestate alle sue dipendenze, e all’INPS per le giornate di lavoro che il lavoratore ha prestato presso precedenti datori, a patto che nei 12 mesi precedenti la malattia abbia lavorato per almeno 30 giorni (in questo caso, i giorni indennizzabili sono massimo 30 nell’anno solare).

Quanto viene pagata la malattia?

L’importo dell’indennità è ridotto rispetto al normale stipendio: infatti, per il periodo che va dal 4° al 20° giorno viene riconosciuto il 50% della retribuzione, mentre dal 21° al 180° giorno di assenza si sale al 66,66%. Successivamente al 180° giorno, invece, il dipendente non percepisce alcuna indennità dall’Inps.

Assenza alla visita fiscale: decurtazione dello stipendio per malattia dei dipendenti privati

Ricordiamo, inoltre, che l’importo dell’indennità di malattia può essere ridotto in caso di assenza alle visite fiscali. Il dipendente in tal caso è sanzionato con la decurtazione del 100% dell’indennità per i primi 10 giorni di malattia e del 50% della stessa per il periodo successivo.

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