Daniele Maver: “Noi da sempre al fianco della Croce Rossa. Elettrico? La sfida si gioca in autostrada”

Daniele Maver è presidente di Jaguar Land Rover dal 2007: con lui abbiamo parlato delle iniziative per la lotta al Coronavirus, di elettrico e del futuro dell'automotive

Il momento storico che stiamo affrontando ha obbligato molte aziende a ridefinire i propri obiettivi e le attività, oltre che a mettere in campo la propria forza per fronteggiare l’emergenza. In questi giorni vi abbiamo raccontato quello che sta facendo – per esempio – TIM con l’operazione Risorgimento Digitale oppure Enav, che ha lanciato la campagna #torneremoavolare.

Dal 2007 Daniele Maver è alla guida di Jagur Land Rover, 13 anni in cui ha affrontato tante sfide e ottenuto importanti obiettivi per la sua azienda. Eppure, un momento come questo non lo aveva mai vissuto. Ecco perchè ha deciso di confermare la storica collaborazione umanitaria che Land Rover ha con la Croce Rossa e che ci ha raccontato in questa intervista.

In questi giorni di straordinaria criticità, Land Rover sta mettendo in campo le sue stesse vetture. Le va di raccontarci in che modo e soprattutto, a che scopo?

Abbiamo messo a disposizione della Croce Rossa una flotta di veicoli che vengono utilizzati a supporto di alcuni droni altamente tecnologici. Grazie alle nostre macchine che riescono ad andare un po’ dappertutto e a questi droni che viaggiano anche dove non ci sono più strade, i soccorritori possono intervenire tempestivamente in ogni area del Paese.

Tra l’altro, la collaborazione umanitaria tra Land Rover e Croce Rossa, non nasce in tempi di Coronavirus.

La nostra collaborazione con la Croce Rossa risale a tempi lontani: esistono delle foto ancora in bianco e nero scattate nelle zone del Medio Oriente, dove si vedono le prime Land Rover Defender trasformate in ambulanze. Questo per confermare che la collaborazione messa in campo in questo periodo fa parte del DNA stesso della nostra azienda. Anche in Italia, da oltre dieci anni, abbiamo fornito una serie di vetture alla Croce Rossa per attività di emergenza, come quella del 2014 chiamata “Le strade della solidarietà”, che destinava alcune vetture a servizi di assistenza nei confronti – per esempio – degli homeless. Mi fa piacere raccontarle questo, proprio per dimostrare come sia qualcosa che nasce da lontano e non solo adesso di fronte all’emergenza.

Anche i dipendenti di Jaguar Land Rover Italia non sono stati fermi di fronte all’emergenza, che iniziativa hanno messo in campo?

In parallelo all’operazione che le ho raccontato, i dipendenti hanno fatto una libera donazione per la stessa Croce Rossa. Anche se non siamo in tanti, meno di 100, abbiamo superato la cifra di 15mila euro.

L’emergenza Covid non ha colpito soltanto il nostro Paese, a livello globale quali altre iniziative sono state messe in campo dal gruppo?

Anche in questo caso, mi lasci fare una divagazione storica: durante la guerra, le fabbriche Jaguar vennero convertite in produzione di aerei da combattimento. In questo periodo di Coronavirus – che molti paragonano ad una guerra – mi piace pensare che le fabbriche siano state riconvertite per produrre mezzi utili a combattere il virus, che in questo caso sono i vari strumenti di protezione individuale, in particolare occhiali e visiere.

Nel 2019 Jaguar Land Rover ha venduto 557,706 veicoli in 127 Paesi, con un indotto di 260.000 persone. Personalmente come vede il futuro dell’automotive?

E’ una domanda interessante, anche se non di facile risposta. Se facciamo un passo indietro a prima del Covid, il mondo dell’automotive era attraversato da una serie di trend tecnologici e sociali che ne stavano cambiando la faccia, pensiamo alle motorizzazioni elettriche, che sono vetture strutturalmente diverse, al tema della connettività che rende queste macchine capaci di entrare in relazione tra di loro e con l’ambiente esterno, per non parlare del car sharing e – in prospettiva – anche dell’auto a guida autonoma. Tutti questi fattori stavano iniziando a cambiare la panoramica in modo significativo. Dopo il Coronavirus ci sarà qualche ripensamento, perché alcuni di questi filoni andranno a svilupparsi con velocità ancora maggiore, tipo quello della auto elettriche. Allo stesso modo, anche il tema della connettività potrà avere uno sviluppo ulteriore dopo questa emergenza. Dall’altra parte – invece – ci potrebbe essere una flessione del car sharing e del trasporto pubblico, a favore dell’auto privata, che secondo me vedrà un momento di ripresa.

Connettività ed elettrico possiamo saranno quindi i due trend post-Covid, ma per quanto riguarda quest’ultimo, a che punto siamo? E’ d’accordo con l’affermazione del Ministro Costa, il quale ci ha detto che “se c’è una maggiore richiesta di auto ibride o elettriche, le case automobilistiche ne produrranno di più e, di conseguenza, abbasseranno i prezzi”?

Gli incentivi già ci sono, sia per l’elettrico che per l’ibrido, quello che realmente manca sono le reti di infrastrutture. Lei sa che all’interno delle autostrade fino a qualche mese fa non c’erano colonnine? Credo che l’ideale sarebbe lo sviluppo di un piano secondo il quale – nel giro di qualche mese – tutte le stazioni di servizio delle autostrade abbiano delle colonnine e che queste siano di natura “fast”, ovvero quelle che ricaricano a 100KW. La vera sfida delle auto elettriche si giocherà sui percorsi extraurbani, ecco perché ribadisco l’importanza delle colonnine all’interno delle autostrade.

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