Covid, perché in Italia ci sono ancora tanti morti: cosa succede

Nonostante l'alto numero di vaccinati e le rigide limitazioni anti Covid, nel nostro Paese continuiamo a contare molti, e forse troppi, decessi quotidiani

Nonostante l’alta percentuale di popolazione che si è sottoposta alla somministrazione dei vaccini anti Covid e nonostante il tasso di positività sia in lenta discesa dopo il picco di contagi dell’ultima ondata dovuta alla diffusione della variante Omicron, si contano in Italia ancora molti, troppi, morti. Il numero di decessi giornalieri continua a essere compreso tra i 300 e i 400, mentre gli altri indicatori della pandemia di coronavirus sono in calo.

Paragonando inoltre i dati degli altri Paesi ai nostri, emerge che anche dove la copertura vaccinale è più bassa e i ricoveri più alti, la mortalità da Covid sembra essere inferiore. Un dettaglio che non è sfuggito tanto agli esperti quanto a chi legge in questo confronto, erroneamente, un segnale di allarme che riguarda l’efficacia dei preparati contro il Sars-Cov-2 prodotti da Pfizer e BioNTech e da Moderna.

È però lecito chiedersi cosa sta succedendo in Italia e perché non stiamo assistendo a una flessione del dato che riguarda i morti di Covid, cercando di capire perché nel nostro Paese, almeno apparentemente, si muore di più.

Covid, perché in Italia ci sono ancora tanti morti: cosa dicono gli studi sulla mortalità

Dall’inizio della pandemia abbiamo contato più di 5 milioni di morti in tutto il mondo. I decessi da Covid potrebbero però essere molti di più, come vi abbiamo spiegato qui. Molti Paesi, infatti, omettono i dati o addirittura li falsano. Non esiste uno standard universale per contare i decessi dovuti a questa malattia, e il dibattito su come si dovrebbe fare è ancora aperto dall’inizio della pandemia.

Dopotutto il Sars-Cov-2 è un nemico molto recente degli esseri umani, e la patologia che causa è ancora studiata dai medici di tutto il mondo, con sintomi che vengono periodicamente aggiunti alla lista delle sue manifestazioni e che cambiano quando emergono nuove varianti.

Gli ultimi ceppi rilevati si sono dimostrati più infettivi di quello originale, ma meno pericolosi, con l’infezione a carico delle alte vie respiratorie e non dei polmoni, come avveniva ormai due anni fa, con i primi casi confermati a Wuhan, che potrebbe portare anche a una riclassificazione della malattia stessa.

E se da una parte gli studi sull’eccesso di mortalità suggeriscono che le vittime da Covid in tutto il mondo potrebbero essere fino a quattro volte quelle dichiarate, dall’altra in Italia il modo di contare le vittime da Covid viene aspramente criticato anche da molti esperti e infettivologi.

Covid, perché in Italia ci sono ancora tanti morti: il confronto con gli altri Paesi europei

L’età media più alta degli italiani, l’organizzazione territoriale delle aziende sanitarie e la diversa conformazione della città, tanto per citare alcuni tra i fattori presi in considerazione dagli studi sui contagi, non bastano a giustificare un numero così alto di morti in Italia.

Il nostro Paese è all’ottavo posto della classifica mondiale di Worldometer, il portale che confronta i dati regionali sul coronavirus estrapolandoli dai comunicati ufficiali, con oltre 148 mila decessi. Sopra di noi ci sono gli Stati Uniti, il Brasile, l’India, la Russia, il Messico, il Perù, che per popolazione totale e conformazione territoriale non possono certo essere paragonati alla Penisola.

L’unico Paese assimilabile al nostro che ha più morti è il Regno Unito, al settimo posto, con uno stacco di circa 10 mila unità. Germania e Francia dichiarano meno morti, così come la Spagna, la Grecia e il Portogallo, gli stati baltici e mitteleuropei. Eppure sappiamo che molte zone d’Europa sono state colpite dal coronavirus con ondate particolarmente difficili anche per la tenuta degli ospedali.

Certo, in Italia abbiamo assistito a un aumento di casi sotto Natale dovuti principalmente alla variante Delta, pericolosa come i ceppi precedenti e particolarmente contatgiosa rispetto a quello originale di Wuhan. E probabilmente stiamo assistendo alla lunga coda di contagi dovuta a quelle infezioni, che hanno portato poi alla morte di molti pazienti. Ma anche in questo caso non si spiegano le enormi differenze con gli altri stati.

Covid, perché in Italia ci sono ancora tanti morti: come vengono conteggiati i decessi

Per capire perché in Italia si parla di così tanti morti bisogna analizzare correttamente i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, che monitora l’andamento della pandemia. Con estremo rigore metodologico, ma nell’impossibilità di accedere a tutte le singole cartelle cliniche dei deceduti, l’Iss riporta il numero dei “soggetti deceduti positivi a Sars-Cov-2”.

E dunque non solo chi perde la vita per cause direttamente collegabili al virus. Come ha spiegato anche Claudio Giorlandino, direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca Altamedica, ad Adnkronos, con questo meccanismo troviamo nel conteggio delle morti anche quelle di malati terminali che vengono ricoverati in un reparto Covid dopo un tampone positivo, e il cui decesso non avviene per la sindrome respiratoria acuta grave.

Insomma, se da una parte ci sono Paesi che non riportano abbastanza dati, dall’altra c’è forse un eccesso di zelo, e sicuramente un vizio di forma, che di fatto falsa i numeri della pandemia. La soluzione sarebbe quella di un protocollo condiviso universalmente, ma di difficile applicazione, considerando le grandi differenze tra nazioni anche molto vicine geograficamente nella gestione dell’emergenza sanitaria e delle ospedalizzazioni.

Bisogna poi sottolineare un dato importante. Se è vero che non tutte le persone positive muoiono a causa dell’infezione, è vero anche che molti pazienti con altre patologie non sono riusciti in questi due anni ad accedere a esami diagnostici preventivi e alle adeguate terapie a causa della terribile situazione che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere. E non sarebbe poi così sbagliato dire che di Covid si muore anche senza essere positivi.

A ogni modo, come ha spiegato Francesco Vaia, direttore generale e direttore sanitario dell’Istituto Lazzaro Spallanzani, che del Sars-Cov-2 si è occupato sin dalle prime ore, parlando con Repubblica, il diverso conteggio “non spiega la nostra situazione rispetto a quella degli altri Paesi”, e ogni polemica è “una questione di lana caprina”.

“C’è una differenza che non trova spiegazione. Potrebbe essere data anche da un differenza di conteggio, ma anche su questo non si ha sicura contezza. Pur considerando una coda della Delta e che la nostra popolazione è anziana, comunque i numeri sono eccessivi”, e per questo sarà necessario analizzare ulteriormente ogni singolo decesso e studiare ulteriormente il coronavirus per capire come agisce e quali sono davvero i suoi effetti sulla salute.

Fortunatamente stanno arrivando le prime terapie specifiche contro il Sars-Cov-2. Ma attenzione, non vanno bene per tutti. La pillola di Pfizer ha diverse controindicazioni, come vi abbiamo spiegato qui. Per curare l’infezione, dunque, meglio consultare il medico e fare attenzione a questa lista di farmaci consigliati per le terapie domiciliari dopo i primi sintomi.