Covid, come riconoscere i sintomi delle nuove varianti estive

Nelle ultime settimane c’è stata una sostanziale crescita dei casi di Sars-CoV-2 che continua a circolare con le ultime varianti. E provoca sintomi che è meglio saper riconoscere

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

C’era da aspettarselo. Non è ancora giunto il momento di classificare l’infezione da Sars-CoV-2, quella che provoca Covid, come un classico virus di stagione, come ad esempio accade per l’influenza. Vista l’estrema variabilità del ceppo virale, che si comporta esattamente come ci si poteva attendere da un virus pandemico, l’avanzata delle varianti denominate con la sigla Flirt ed in particolare la più recente di queste, KP.3, la diffusione del virus non accenna a rallentare. Anzi, nelle ultime settimane c’è stata una sostanziale crescita dei casi, seppur non allarmante sia sotto l’aspetto epidemiologico che sul fronte dei ricoveri in ospedale.
L’effetto delle vaccinazioni (seppur i vaccini siano stati realizzati sulla base delle caratteristiche di altri ceppi) e i numerosi casi di infezione naturale hanno infatti creato una situazione che vede sempre meno infezioni particolarmente gravi. Ma Sars-CoV-2, con le ultime varianti, continua a circolare. E provoca sintomi che è meglio riconoscere.

Un male di stagione

Seppur in estate i ceppi virali che circolano tendano a determinare soprattutto sintomi gastrointestinali e respiratori, come ad esempio accade con gli adenovirus, dal punto di vista sintomatologico l’infezione indotta dalle varianti Flirt e da Kp.3 tendono a confermare quanto si era visto solo pochi mesi fa.

In termini generali, ricordando che i problemi tendono ad avere il decorso di una classica influenza con fastidi seri che non superano la settimana, il virus conferma il suo tropismo per le alte vie respiratorie. Ovvero tende a determinare i disturbi soprattutto a naso e gola, con congestione nasale e perdita di muco abbondante attraverso le narici. L’interessamento delle alte vie respiratorie è testimoniato anche dalla presenza di una tosse che in qualche caso appare particolarmente difficile da controllare.

Non mancano poi i classici segni generali dell’infezione virale, dovuti alla risposta dell’organismo che deve fare uno “sforzo” sul fronte immunitario per difendersi al meglio. In questo senso si spiega la febbre, spesso presente proprio per accentuare l’efficienza della risposta difensiva, il mal di testa, la sensazione di debolezza ed i dolori articolari. Non va dimenticato che in diverse persone l’infezione decorre in maniera del tutto asintomatica, quindi non crea disturbi.

Come curarlo

Sul fronte delle terapie, oltre ad avvisare il proprio medico che può dare indicazioni specifiche, in generale occorre soprattutto puntare su trattamenti che leniscano l’intensità dei sintomi, favorendo un relativo benessere. Va comunque ricordato che ci sono, anche per queste forme “estive”, soggetti a rischio che vanno monitorati con particolare attenzione perché più esposti alla possibilità di sviluppare manifestazioni severe dell’infezione. Va sempre tenuto presente questo aspetto ed è utile ricordare che più facilmente possono insorgere forme severe della malattia in individui particolarmente fragili o considerati a rischio (ad esempio, pazienti immunodepressi, persone con età superiore ai 65 anni, donne in gravidanza o che allattano al seno, pazienti con patologie croniche, pazienti oncologici, ecc.).

KP.3, quali sono le caratteristiche

KP.3 è solo l’ultima variante del trio che costituisce il cosiddetto gruppo “Flirt”, composto da KP1.1, KP.2 e appunto KP.3. Osservata solo da poco tempo, negli USA stando ai dati dei CDC (Centri per il Controllo delle Malattie) di Atlanta sta già progressivamente prendendo spazio alle precedenti, con le loro sottovarianti. Ed a grande velocità, dopo che le altre hanno preso il posto della loro “progenitrice” (ovviamente in termini virali) JN1. Mentre anche per KP.3 si parla di varianti, in ogni caso, si ritiene che circa un quarto delle nuove infezioni negli Usa siano legate a questo ceppo.
Cosa cambia rispetto ai precedenti? Sostanzialmente occorre ripercorrere qualche nozione di biologia virale cui eravamo abituati negli anni scorsi. Fondamentale per il virus è riuscire ad agganciare le cellule e a penetrare al loro interno, grazie ad un recettore specifico. Questa azione è assicurata al Sars-CoV-2 dalla proteina S o Spike. Questo passaggio è fondamentale per la replicazione virale e la comparsa dei sintomi dell’infezione. Con KP.3 si sono osservate tre mutazioni: una è condivisa con KP.2, ed è stata chiamata S:V1104L. Le altre due (originali) sono S:F456L e S:Q493E.
Al momento non si sa quali caratteristiche possano offrire al virus in termini di capacità di infettare l’essere umano ma c’è da pensare che possano essere “vincenti”, vista anche la rapidità con cui questo ceppo si sta diffondendo “spodestando” in maniera invisibile il precedente, che perde colpi in termini di “ritrovamenti” nei campioni che vengono testati nei laboratori.