Sull’isola di Marlon Brando sono nate più di 15mila tartarughe, un esempio di ecoturismo

Innamoratosi di Tetiaroa durante un film, l'attore acquistò l'isolotto per salvarlo: oggi l'atollo è un centro di ricerca all'avanguardia

Foto di Giorgia Bonamoneta

Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Tutti conoscono Marlon Brando per i suoi ruoli al cinema, tanti lo ricordano per il suo attivismo, ma non tutti sanno che è stato il proprietario di un atollo nel Pacifico, oggi uno dei più importanti siti di conservazione marini della Polinesia francese. Una piccola porzione di terra, un paradiso come lo aveva definito lo stesso Brando, che oggi permette la nascita di oltre 15mila piccoli di tartaruga verde.

Ma come è arrivato Marlon Brando ad acquistare un atollo privato in Polinesia? Questa è la storia di un colpo di fulmine, quello tra l’attore e un gruppo di isolotti. A differenza di quanto ci si possa aspettare, l’acquisto da parte della star di Hollywood non fu a scopo commerciale. Sì, sull’isola è presente un resort ed è quindi possibile soggiornarvi, ma si tratta di un esempio di turismo ecosostenibile che porta avanti la ricerca e la protezione delle specie sull’isola.

L’acquisto di Tetiaroa

Tetiaroa (o meglio Teti’aroa) si trova nell’Oceano Pacifico, nell’arcipelago delle Isole della Società. Si tratta di un gruppo di isole sotto l’amministrazione della Polinesia francese. Prima che Marlon Brando vi mettesse piede, era meta di vacanza della famiglia reale tahitiana.

Nel 1904 Tetiaroa venne venduta a Johnston Walter Williams, unico dentista di Tahiti. Williams divenne anche console del Regno Unito dal 1916 al 1935 e sappiamo che gestì gli atolli come residenza e piantagione di copra.

Nel 1960 fu il turno di Marlon Brando di innamorarsi della location delle riprese di Gli ammutinati del Bounty. Il set si destreggiava tra Tahiti e la vicina Mo’orea, ma l’attore chiese a un pescatore locale di farsi trasportare proprio sull’atollo di Tetiaroa. Nella sua autobiografia Songs My Mother Taught Me lo descrisse come “più splendido di qualsiasi cosa avessi immaginato”.

Fu allora che Brando decise di acquistare gli isolotti da una discendente diretta di Williams per circa 270mila dollari dell’epoca (1966).

Cosa c’è sull’isola?

L’idea di Brando era di vivere sull’atollo e per questo fece costruire un villaggio su Motu Onetahi, dove erano presenti:

  • una pista di atterraggio per arrivare senza infrangere la barriera corallina;
  • 12 bungalow;
  • una capanna adibita a cucina;
  • una sala da pranzo;
  • un bar.

Per scappare dalla vita frenetica di Hollywood, Brando trascorse quanto più tempo possibile sull’atollo. Dopo la morte dell’attore, anche la sua famiglia continuò a vivere sull’isola. Nel tempo il villaggio divenne un hotel gestito dalla moglie tahitiana Tarita Teriipaia.

Per 25 anni l’hotel rimase sull’isola, prima di un contenzioso che portò alla chiusura della struttura. Dopo la morte di Marlon Brando, dall’agosto 2004 in poi, il vicepresidente della Polinesia francese si adoperò affinché l’atollo fosse dichiarato riserva naturale per impedirne lo sviluppo.

Ora sull’atollo è presente un hotel, The Brando Resort, che è stato inaugurato nel luglio 2014 e che ha uno scopo trasparente e dichiarato.

L’impegno sostenibile del Brando Resort

Il Brando Resort offre accoglienza a un turismo di lusso, ma anche sostenibile. È stato infatti progettato per non scontrarsi con le linee naturali del paesaggio e per utilizzare energia pulita e rinnovabile. Un esempio è il sistema di raffreddamento, che impiega l’acqua degli abissi marini senza l’utilizzo di condizionatori.

Il resort è costituito da un totale di 35 ville, quasi tutte con il lusso di una piscina privata. Sull’isola è presente anche un ristorante premiato con due stelle Michelin ed è possibile svolgere attività sportive che hanno a che fare con la natura e la vita marina.

Per tutto questo lusso si paga e anche tanto, da una tariffa minima di 2.900 euro a notte fino anche a 10.000 euro a persona per una vacanza media di quattro notti. Un lusso non fine a sé stesso, perché il turismo prodotto dal resort serve a finanziare le imbarcazioni, le attrezzature, i laboratori e altri servizi necessari a una società nata con lo scopo di proteggere le unicità dell’isola.

Tetiaroa Society: oltre 15mila tartarughe nate

Dopo la morte dell’attore nel 2004, gli eredi di Brando hanno collaborato con Pacific Beachcomber per portare avanti una visione ambientale. È stata così fondata la Tetiaroa Society, un’organizzazione focalizzata sulla ricerca scientifica, la conservazione della cultura indigena e la protezione ambientale negli ecosistemi delle isole tropicali.

Dal report del 2025 emergono risultati notevoli grazie alla conservazione dell’atollo. Infatti, durante le indagini biologiche hanno registrato oltre 430 esemplari di tartarughe che si sono spostate lungo le spiagge dell’atollo. Sono state identificate 113 femmine che hanno deposto le uova e le squadre hanno monitorato 161 nidi. È stato così possibile stimare, contando i gusci d’uovo lasciati dopo la schiusa delle tartarughe, la nascita di 15.614 esemplari che sono riusciti a raggiungere l’acqua.

Anche se la vita delle tartarughe dopo aver lasciato l’atollo è ancora a rischio, perché compromessa da pesca e caccia, le spiagge come Tetiaroa sono fondamentali per l’ecosistema. L’elevato numero di piccoli che riescono a nascere in questi spazi riesce a compensare le numerose perdite durante la vita difficile in mare.