Il panorama energetico nazionale sta registrando una battuta d’arresto nella corsa alle installazioni solari, un rallentamento generale che delinea un quadro a due velocità per la transizione ecologica nel nostro Paese. I dati non descrivono più una crescita omogenea o una traiettoria esponenziale. L’accelerazione degli impianti industriali non basta a compensare la contrazione del mercato privato.
Sono terminati gli incentivi straordinari previsti dall’onda lunga del Covid e si è inaugurato un contesto economico penalizzante per le famiglie meno abbienti. Per questo il ritmo della decarbonizzazione nazionale rallenta e mette in luce le profonde fragilità della transizione edilizia residenziale.
Indice
Gli investimenti di fabbriche e aziende guidano la crescita
La trasformazione del modello energetico necessita di infrastrutture e capitali capaci di sostenere la conversione verso le rinnovabili. Da questo punto di vista, in realtà, il mondo delle imprese vanta una posizione di forte vantaggio e slancio rispetto al patrimonio civile. D’altronde, in trent’anni di stagnazione dei salari e le continue frenate alla crescita, anche la produzione industriale nazionale non è trainata dai consumi, ma dagli investimenti.
Secondo i dati di Italia Solare e Terna, nei primi sei mesi dell’anno le installazioni nel comparto commerciali e industriale hanno registrato un incremento del 22%, raggiungendo 1.154 megawatt di nuova potenza, affiancate da un’analoga crescita dei grandi impianti di rete. A spingere le fabbriche sono principalmente l’esigenza di abbattere i costi fissi della bolletta e la necessità strategica di rientrare nei parametri Esg, richiesti dagli istituti di credito e dalle filiere internazionali.
I capannoni produttivi mettono a disposizione ampie superfici già pronte per l’autoconsumo, consentendo alle aziende di ammortizzare rapidamente l’investimento e di migliorare il proprio profilo di sostenibilità aziendale.
Il paradosso delle percentuali di copertura: 2 o 22%?
Il nodo centrale del dibattito riguarda la lettura dei dati complessivi sulla reale portata dell’energia solare nel sistema Italia. La coesistenza di percentuali all’apparenza inconciliabili genera spesso equivoci sullo stato effettivo del percorso di transizione energetica.
Questo scenario introduce il rischio di un fraintendimento di fondo, il cui motivo è puramente matematico e legato al perimetro di calcolo considerato che:
- il 22% di energia solare rispetto al totale del mix elettrico misura esclusivamente la rete elettrica nazionale, ossia l’elettricità che esce dalle prese di corrente;
- il 2% dei consumi primari allarga lo sguardo all’intero fabbisogno energetico del Paese, includendo i trasporti e i riscaldamenti, settori molto più difficili da elettrificare e decarbonizzare.
Di fatto, il rischio concreto è che la reale dipendenza dell’Italia da gas e petrolio venga mascherata se si valuta soltanto la componente elettrica della matrice energetica.
Quali sono le cause del rallentamento sul fronte abitativo?
L’inversione di tendenza sul comparto residenziale è il fattore che incide maggiormente sul rallentamento complessivo delle installazioni domestiche. Nel primo semestre le nuove connessioni sulle case hanno subito un calo del 23%, scendendo da 725 a 556 megawatt, rivelando la vulnerabilità delle famiglie.
Le ragioni di questa frenata sono molteplici e stratificate:
- lo stop alla cessione del credito e lo smantellamento di incentivi affini al Superbonus 110%, che hanno privato il settore residenziale del suo principale motore finanziario;
- l’impossibilità di anticipare i capitali a causa dell’inflazione galoppante e della perdita del potere d’acquisto, per cui la gran parte delle famiglie non dispone della liquidità necessaria per sostenere in autonomia le spese iniziali di cantiere;
- l’aumento dei tassi di interesse e l’incertezza economica, che hanno reso l’accesso al credito privato più oneroso, spingendo molti proprietari a rinviare le spese non strettamente urgenti per la casa;
- la burocrazia condominiale, che tra difficoltà a ottenere le maggioranze in assemblea e incertezze sulla ripartizione dei costi, finisce per paralizzare qualsiasi proposta di efficientamento dello stabile.
Quanto si risparmia in condominio con impianti solari per le parti comuni
Nonostante il quadro generale desolante sul residenziale privato, l’installazione di pannelli solari destinati unicamente alle parti comuni dell’edificio rappresenta una soluzione ad alto rendimento per abbattere le spese fisse di gestione.
In un condominio di medie dimensioni, da 25 appartamenti, un impianto semplice che alimenti esclusivamente ascensore, illuminazione delle scale, cancello elettrico, autoclavi ed eventuali pompe di calore centralizzate, consente di raggiungere risultati immediati:
- abbattimento fino all’80% della bolletta condominiale grazie all’energia autoprodotta nelle ore diurne che copre la quasi totalità dei consumi delle utenze comuni dello stabile;
- creazione di un credito in cassa generato dal risparmio sui costi operativi, che crea un avanzo di gestione nel bilancio dell’amministrazione, che si trasforma in un piccolo fondo utilizzabile per finanziare altri interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.