Come tracciare i rifiuti di plastica alla deriva nell’oceano

Un passo importante nella lotta contro la plastica e aiutare paesi e aziende a concentrarsi nella pulizia degli oceani e delle coste a beneficio della salute

Foto di Matteo Paolini

Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

Ogni 60 secondi, l’equivalente di un camion carica di plastica entra finisce nell’oceano, inquinandolo. Un vero e proprio oceano di spazzatura che galleggia in tutti i mari della terra. Cannucce e bottiglie di plastica, involucri alimentari, l’acqua oceanica è la discarica in più rapida crescita del pianeta, con la plastica che rappresenta una minaccia sempre più grande per la salute degli esseri umani e degli animali.

L’Agenzia spaziale europea sta investendo in diversi progetti per tracciare la plastica negli oceani e aiutare i paesi a ridurre i rifiuti marini.

Una grande discarica galleggiante

I satelliti tracciano gli oggetti dallo spazio, e i dati mostrano chiaramente la presenza di grandi quantità di plastica nell’oceano. Le persone che lavorano o sono in vacanza al mare e che vivono lungo le coste rilevano facilmente le raccolte di rifiuti più evidenti. Il Great Pacific Garbage Patch è probabilmente la raccolta di rifiuti più conosciuta, ma ce ne sono altre. La presenza di plastica nell’oceano non è una storia orribile inverosimile, è un fatto verificabile che sta avendo un grave impatto sugli ecosistemi marini.

C’è una grande quantità di spazzatura nell’oceano. Secondo l’Agenzia spaziale europea, ogni minuto un camion carico di plastica finisce negli oceani. La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti ha affermato che tutte le parti del mondo sono toccate dai detriti oceanici. I rifiuti dispersi dall’acqua sono diffusi e colpiscono tutti i corsi d’acqua e gli oceani del mondo. Questa è la cattiva notizia. La buona notizia è che Marlisat e altri progetti danno una visione più chiara della spazzatura e di dove sta andando.

Il tracciamento satellitare

Sapere dove vanno i rifiuti oceanici è importante per poterli eliminare efficacemente. I ricercatori hanno sfruttato un complesso di correnti al largo delle coste dell’Indonesia per testare un prototipo di boe di legno tracciabili. Questo progetto, sviluppato e rilasciato a fine maggio 2022 dall’organizzazione francese CLS (abbreviazione di Collecte Localization Satellites), permetterà di monitorare la diffusione dei rifiuti nei mari e di elaborare strategie per ridurli.

Il prototipo di boa è stato creato utilizzando un materiale che si decomporrà in modo sostenibile nel giro di 18 mesi. Questo significa che, a differenza delle attuali boe di plastica, non inquinerà l’ambiente marino. I ricercatori hanno anche installato un GPS sulla boa per monitorare.

Marlisat è una società che utilizza satelliti per rilevare e monitorare i rifiuti nell’oceano. I loro dati aiutano a prevedere il movimento di questi oggetti e dove tendono ad accumularsi. Un modello di deriva oceanica chiamato MOBIDRIFT, sviluppato da CLS, aiuta a prevedere la posizione dei rifiuti oceanici mentre si spostano nel mondo. Inoltre, i dati e le immagini satellitari vengono utilizzati in un algoritmo di apprendimento automatico in fase di sviluppo per rilevare l’accumulo di plastica lungo le spiagge e gli hotspot oceanici.

I dati raccolti dai satelliti Marlisat aiuteranno a identificare le fonti di rifiuti e le rotte di movimentazione, consentendo così agli organismi di governo e alle organizzazioni ambientali di prendere provvedimenti per ridurre la quantità di rifiuti che finiscono nell’oceano. Come ha commentato Marc Lucas, capo oceanografo di CLS, il punto di forza di questo progetto è la combinazione di osservazioni satellitari, dati in situ e modelli numerici.

Perché tracciare la plastica in mare

Oltre ad essere brutto e malsano, l’enorme quantità di rifiuti in mare è anche pericolosa per gli animali. Alcuni di questi oggetti, come collari di plastica per bevande, cannucce e bottiglie, vengono infatti mangiati da animali più grandi come balene e squali.

Questi animali alla fine muoiono soffocati dalla plastica non digerita o soffocati dalla plastica. I cambiamenti nella catena alimentare causati dall’inquinamento da plastica sono una preoccupazione crescente per la salute umana. Infatti, i materiali plastici sono potenzialmente tossici, a seconda di quanti ne ingeriamo, del tipo di polimero plastico e di altri fattori. Dopotutto, gli esseri umani mangiano alcuni degli animali contaminati da sostanze chimiche potenzialmente tossiche. Questo inquinamento deve essere fermato per proteggere la salute delle persone in tutto il mondo e delle specie animali che lo abitano.

Il progetto Marlisat è un passo importante nella lotta contro la plastica negli oceani. Grazie a questo progetto, paesi e aziende potranno concentrarsi sulle attività di pulizia degli oceani e delle coste. I dati raccolti dai satelliti saranno di grande aiuto per capire meglio come i rifiuti di plastica influenzano i nostri oceani e i nostri mari.