Tessera Sanitaria sotto controllo del Fisco, l’Agenzia mette gli occhi sulle spese mediche

Nuovi controlli su spese mediche, con l'incrocio tra Tessera Sanitaria e 730. Ecco chi rischia verifiche e cosa cambia per i contribuenti

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Svolta importante nella lotta all’evasione fiscale in ambito sanitario. L’Agenzia delle Entrate ha introdotto un sistema di controlli più stringente sulle spese mediche detratte dai contribuenti, basato su un incrocio sistematico dei dati tra il Sistema Tessera Sanitaria e le dichiarazioni dei redditi.

Il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 29 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 novembre, ha ridefinito i criteri per i controlli formali sulle agevolazioni fiscali legate alle spese sanitarie. Le nuove norme si applicano alle spese sostenute a partire dal 2025 e producono effetti concreti sulla dichiarazione dei redditi da presentare nel 2026.

Chi rischia i controlli

Con il nuovo decreto, l’Agenzia non procede più su base casuale. I controlli si basano ora su un incrocio sistematico e automatico tra i dati presenti nel Sistema Tessera Sanitaria e quelli indicati dai contribuenti nel modello 730. In pratica, il Fisco conosce già, prima ancora che il contribuente acceda alla propria dichiarazione precompilata, quante e quali spese sanitarie sono state sostenute nel corso dell’anno.

Il punto più delicato riguarda le modifiche alla dichiarazione precompilata. Se vengono aggiunti, rimossi o modificati importi relativi alle spese sanitarie, tali interventi possono diventare il punto di partenza per un controllo formale da parte dell’Agenzia delle Entrate. I funzionari avranno a disposizione strumenti di verifica molto precisi. Per ogni documento di spesa, potranno controllare:

  • il codice fiscale del contribuente o del familiare a carico;
  • i dati del soggetto erogatore della prestazione (Asl, cliniche private, farmacie, laboratori);
  • la tipologia e la data della spesa;
  • l’importo e la modalità di pagamento (tracciabile o contante).

Se i dati dichiarati non coincidono con quelli trasmessi dalle strutture sanitarie, scatta automaticamente una segnalazione.

Come funziona la trasmissione dei dati

Il sistema si basa su un obbligo già consolidato nell’ordinamento italiano. Medici, farmacie, strutture pubbliche e private accreditate, laboratori e studi professionali sono tenuti a comunicare al Sistema Tessera Sanitaria tutte le spese sostenute dai pazienti-contribuenti.

La principale novità introdotta dal decreto riguarda la frequenza di trasmissione. Si passa infatti da una cadenza mensile a una annuale, con scadenza fissata al 31 gennaio di ogni anno. Si tratta di una semplificazione significativa per i professionisti sanitari, che però non riduce il livello di controllo sui contribuenti. I dati raccolti confluiscono automaticamente nella dichiarazione precompilata, offrendo all’Agenzia delle Entrate un quadro completo e dettagliato.

Quali spese sono nel mirino

I controlli non si limitano a una categoria specifica, ma riguardano l’intero spettro delle spese sanitarie detraibili:

  • farmaci e preparati galenici;
  • dispositivi medici;
  • visite specialistiche;
  • esami diagnostici e analisi di laboratorio;
  • spese veterinarie.

La detrazione prevista dalla legge resta invariata: è pari al 19% della spesa sostenuta, con una franchigia di 129,11 euro che rimane a carico del contribuente.

È importante ricordare che le spese mediche possono ancora essere pagate in contanti e risultare comunque detraibili, ma solo se effettuate presso strutture o professionisti accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale. I pagamenti in contanti presso soggetti non accreditati non danno invece diritto alla detrazione.

Documentazione, cosa conservare

Un aspetto fondamentale, spesso sottovalutato, riguarda la conservazione dei documenti. Le spese devono essere sempre dimostrabili: è quindi necessario conservare scontrini, ricevute e fatture.

Chi si affida a un Caf o a un professionista abilitato per la compilazione della dichiarazione ha l’obbligo di fornire tutta la documentazione relativa alle spese portate in detrazione. Non è sufficiente indicare gli importi: serve una prova concreta. In assenza di documenti validi, le detrazioni possono essere contestate e revocate.