Fisco, 11 milioni di cartelle in arrivo: chi rischia e come scovare gli errori

L'Agenzia delle Entrate accelera sul recupero crediti con pignoramenti sprint e ipoteche, ma tante cartelle sono inesigibili

Foto di Emanuela Colatosti

Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione si appresta a premere con forza sull’acceleratore. Nei prossimi mesi saranno inviate 11 milioni di cartelle esattoriali, destinate a raggiungere una platea sterminata di contribuenti tra famiglie, professionisti e imprese.

Un’operazione di recupero crediti massiccia che però manderà in crisi meno famiglie del previsto a causa di un paradosso strutturale del nostro sistema fiscale: la gestione dei cosiddetti crediti non esigibili.

Il paradosso dei crediti fantasma

I dati complessivi delineano un quadro apparentemente desolante. In Italia sono circa 19 milioni le persone che hanno almeno una pendenza aperta con l’Erario, con un debito medio che si aggira intorno ai 5.800 euro a testa.

Tuttavia più di un terzo delle cartelle emesse è composto da crediti difficilmente o totalmente non esigibili. Sono somme che lo Stato iscrive a bilancio e prova a riscuotere, pur sapendo che le probabilità di incassarle sono vicine allo zero.

Un credito diventa non esigibile quando l’azione di recupero è paralizzata da impedimenti giuridici o di fatto che rendono impossibile la riscossione, trasformando quel valore in un vero e proprio credito fantasma. Con tanto di spesa da parte dello Stato per inseguire questo tipo di somme irrecuperabili:

  • tasse o multe intestate a soggetti deceduti che non hanno lasciato parenti o i cui eredi hanno legittimamente rinunciato all’eredità;
  • imposte (come Ires o Iva) dovute da società a responsabilità limitata (Srl) che hanno chiuso, sono state cancellate dal registro delle imprese e risultano prive di patrimonio attivo su cui rivalersi;
  • cartelle intestate a persone prive di un lavoro ufficiale, di una pensione pignorabile, di veicoli o di beni immobili registrati;
  • crediti in cui l’amministrazione finanziaria è arrivata fuori tempo massimo.

Cosa rischiano i contribuenti

Per i crediti che sono invece attivi e legalmente esigibili, la macchina esecutiva si muove su binari rigidi e automatizzati. Sono già centinaia di migliaia le procedure forzate pronte a scattare, articolate principalmente su tre livelli di gravità:

  • fermo amministrativo, il cosiddetto blocco dell’auto, che può essere attivato anche per debiti di entità contenuta;
  • ipoteca immobiliare, misura più drastica che richiede un debito minimo superiore a 20.000 euro e una specifica motivazione dettagliata da parte del Fisco;
  • pignoramento presso terzi, grazie all’incrocio delle banche dati e alle nuove circolari sulla fatturazione elettronica che permettono all’esattore di attivare una corsia preferenziale rapidissima per congelare direttamente sul conto corrente o sullo stipendio le somme dovute.

Come tutelarsi: attenzione alle scadenze fiscali

Davanti alla ricezione di una cartella esattoriale, la prima regola è procedere a una verifica documentale prima di effettuare qualsiasi pagamento. Dato il numero estremamente elevato di atti inviati, i margini di errore burocratico possono essere statisticamente rilevanti.

I punti chiave da verificare per impugnare l’atto o richiederne l’annullamento sono:

  • i termini di prescrizione, per controllare se tra la data del debito originario e l’effettiva notifica della cartella siano trascorsi i tempi limite stabiliti dalla legge;
  • i difetti di notifica, per verificare che l’atto sia stato recapitato correttamente all’indirizzo di residenza o alla Pec corretta, senza vizi procedurali nell’invio;
  • gli errori di calcolo o duplicazioni, dato che spesso le sanzioni e gli interessi di mora vengono calcolati su somme già parzialmente sanate o soggette a sgravi precedenti.

Nel contesto di una progressiva digitalizzazione che dal 2027 vedrà anche l’addio definitivo ai contanti allo sportello per la riscossione, la capacità di difendersi tempestivamente dai vizi della macchina fiscale diventa il primo strumento di protezione del patrimonio personale e aziendale.