Riscossione, addio a contanti e assegni allo sportello: l’opposizione dei sindacati

Dal 2027 stop al denaro contante per pagare le cartelle, ma per le sigle sindacali c’è il rischio di esclusione sociale.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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A partire dal 1° gennaio 2027, il modo di pagare le cartelle esattoriali cambierà. Diventerà infatti obbligatorio saldare i debiti con il Fisco esclusivamente tramite moneta elettronica, così come i rimborsi verranno accreditati direttamente sul conto corrente dei cittadini.

La novità è prevista dal cosiddetto Decreto correttivo omnibus, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026. Se da un lato il Governo punta a una digitalizzazione completa e alla riduzione dei costi gestionali, dall’altro la misura ha sollevato un’opposizione netta da parte dei sindacati di categoria, fortemente preoccupati per le ripercussioni operative e sociali.

Perché i sindacati dicono no

Secondo la nota congiunta diffusa da Fabi, First Cisl, Cgil Fisac, Unisin e Uilca, la gestione fisica del denaro agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione non è un semplice servizio burocratico, ma uno strumento fondamentale per risolvere le posizioni debitorie più intricate.

Nelle situazioni in cui sul contribuente pesano procedure cautelari o esecutive complesse, la possibilità di pagare o ricevere rimborsi direttamente in sede locale permette di effettuare aggiustamenti contabili immediati.

Questo meccanismo, spiegano i rappresentanti dei lavoratori, presenta i seguenti vantaggi:

  • accelera la regolarizzazione delle pendenze;
  • incrementa l’efficacia dell’azione di riscossione;
  • migliora la qualità del servizio offerto.

Senza la flessibilità della cassa fisica, molte di queste operazioni rischierebbero di bloccarsi nella rete della burocrazia digitale.

I rischi: irrigidimento delle pratiche e barriere digitali

La cancellazione della cassa fisica comporterebbe due problemi principali non sottovalutabili.

Il primo riguarda la perdita di soluzioni rapide e su misura per i casi urgenti che richiedono interventi immediati, con conseguenti ripercussioni negative sull’efficienza dell’attività dell’Ente nell’incasso delle somme pretese.

Il secondo elemento critico si sposta sul piano dell’equità sociale. Il mantenimento del contante allo sportello è sempre stato visto come un modo per garantire un servizio accessibile e inclusivo. Eliminarlo rischia di creare una barriera invalicabile per le fasce di utenza più deboli, come gli anziani o chi ha scarsa familiarità con gli strumenti digitali e necessita di un rapporto diretto con l’Ente.

Per questo ai sindacati la norma sembra non avere l’obiettivo di agevolare cittadini e aziende nel delicato processo di regolarizzazione fiscale.

I rappresentanti dei lavoratori indicano infatti che l’abolizione totale provocherà disagi diffusi nei casi di emergenza gestiti allo sportello tramite questi punti critici:

  • meno flessibilità operativa per la gestione dei casi urgenti;
  • rischio di esclusione sociale per la popolazione anziana;
  • irrigidimento burocratico dei canali di pagamento tradizionali.

I numeri attuali dei pagamenti allo sportello

Per comprendere appieno la portata della novità, è utile guardare i dati reali del servizio. L’uso di contanti e assegni presso gli sportelli dell’agente della riscossione è già ampiamente minoritario, dal momento che rappresenta non più del 15% dei versamenti complessivi.

Inoltre, l’Amministrazione applica già rigorosamente i controlli antiriciclaggio e i limiti di legge sugli importi accettabili in contanti. Di conseguenza, per i sindacati la totale abolizione della cassa fisica non appare proporzionata rispetto ai disagi reali che andrà a causare a quella fetta di popolazione che ancora vi si affida per sanare i propri debiti fiscali.

Perché il Governo vuole chiudere gli sportelli

Le ragioni che hanno spinto l’esecutivo a inserire la stretta nel Decreto omnibus rispondono a logiche di razionalizzazione strutturale e si muovono principalmente su tre linee guida fondamentali:

  • uniformare le regole con l’Agenzia delle Entrate, dove l’uso del contante è rimosso da qualche decennio;
  • incrementare la sicurezza del personale riducendo a zero i rischi di rapine e la circolazione di soldi falsi;
  • tagliare i costi per la gestione logistica delle casse e per le spese di affitto di strutture separate.

In attesa di una futura fusione strutturale tra i due enti, l’amministrazione finanziaria intende spingere sull’acceleratore dell’efficienza dei servizi, abbattendo le spese legate al trasporto valori e alla burocrazia cartacea.