Fisco, aumentano i controlli: come vengono individuati gli evasori con i nuovi sistemi

Il Governo punta su accertamenti mirati, incrociando le banche dati e usando l'intelligenza artificiale per individuare i profili a rischio

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Gli accertamenti nell’anno fiscale 2025 sono stati più di 223.000, in aumento del 18% rispetto all’anno precedente, pari a quasi 34.000 controlli in più. Di questi, oltre l’11% ha riguardato titolari di partita Iva.

Questi sono i dati diffusi dal ministero dell’Economia sulla base delle rilevazioni della Corte dei conti durante il question time in Commissione Finanze alla Camera. Oltre ai dati, la sottosegretaria Albano ha illustrato una strategia di rafforzamento e miglioramento dell’attività ispettiva, che si inscrive in una logica di contrasto all’evasione fiscale.

Una strategia basata sulla selezione del rischio

L’aumento dei controlli non è frutto di un controllo indiscriminato o eccessivamente cautelativo. Secondo la deputata di Fratelli d’Italia si tratta di un affinamento dei criteri di selezione, basati su indicatori di rischio.

Riducendo il peso degli interventi non mirati si vuole aumentare l’efficacia degli accertamenti, evitando di perdere tempo con istruttorie su contribuenti in regola.

Dati e intelligenza artificiale nei controlli

Nel quadro delineato, il rafforzamento del sistema passa dal potenziamento dell’infrastruttura informativa della fiscalità e dall’interoperabilità delle banche dati.

Ciò che emerge dalle dichiarazioni dei redditi, dalla fatturazione elettronica e altri flussi amministrativi viene integrato attraverso tecniche avanzate di analisi dei dati, sottoposti a un primo screening da parte dell’AI per l’individuazione delle anomalie.

Albano sottolinea il ruolo di supporto dell’intelligenza artificiale, che non va assolutamente a sostituire la valutazione di operatori finanziari.

Controlli più mirati e meno dispersione delle risorse

Nel documento richiamato dalla sottosegretaria al Mef si ribadisce che l’efficacia del sistema non si misura semplicemente con il numero dei controlli rispetto alla platea dei contribuenti, ma sull’aumentata capacità di intercettare i fenomeni evasivi.

È cresciuto il numero degli accertamenti, insieme a quello delle irregolarità fiscali individuate, sintomo che lavorare sulla caratterizzazione dei profili a maggiore rischio fiscale è una strategia che evita di perdere tempo e risorse in verifiche a vuoto.

Avvisi bonari e dinamiche di riscossione

Secondo Albano, la percentuale del 14% di somme richieste versate dai contribuenti non sarebbe davvero rappresentativa del reale andamento della riscossione. Una quota rilevante dei pagamenti avviene attraverso piani rateali in corso. Inoltre, circa il 59% delle somme richieste viene successivamente iscritto a ruolo e versato tramite Agenzia delle Entrate-Riscossione, spesso anch’esso con modalità dilazionate.

Insomma, si tratterebbe di numeri che descrivono una dinamica in evoluzione, che riflettono un processo di recupero del gettito distribuito nel tempo.

Un fisco sempre più data-driven

Il quadro emerso dal question time è quello di un’amministrazione fiscale che non si fa problemi a usare strumenti informatici e analitici avanzati, compresa l’intelligenza artificiale, che si inserisce come supporto alla selezione dei casi, non come sostituto del giudizio umano.

La traiettoria indicata dal Mef indica la volontà di strutturare un modello di controllo più selettivo, in cui l’aumento dell’efficacia passa attraverso la riduzione della dispersione e la concentrazione delle risorse sui profili a maggiore rischio fiscale.