Canone Rai, la tassa più odiata dagli italiani resta in bolletta anche nel 2023

Era volontà del governo precedente applicare un sistema di riscossione diverso già a partire dal prossimo anno. Il governo attuale, però, non sembra pensarla allo stesso modo.

Canone Rai, nulla cambia: a dispetto della campagna elettorale, in cui il canone entra puntualmente nell’ambito di salvifiche promesse di ridimensionamento se non di cancellazione, resta così com’è e si continuerà a pagarlo all’interno della bolletta dell’elettricità. “Le voci di un’esclusione del canone Rai dalla bolletta elettrica non risultano, alla luce del lungo lavoro istruttorio in corso, fondate” fa sapere il Ministero dell’Economia in una nota.

La politica

Appare infatti difficile rinunciare all’incasso derivante dal canone – 1,7 miliardi di euro nel 2021 dalle sole famiglie – possibile proprio grazie al pagamento in bolletta introdotto da Renzi nel 2015. La modalità contribuisce fortemente a tenere in ordine i conti dell’azienda radio televisiva, che alla fine fa gola a tutte le fazioni politiche.

In campagna elettorale era stato Matteo Salvini a promettere per l’ennesima volta l’abolizione del canone Rai, facendola anche iscrivere fra i sei “sacri impegni” di Pontida fatti sottoscrivere a tutti i dirigenti del Carroccio. Dal Mef hanno risposto picche, e ora Salvini rilancia facendo notare come quella del Mef sia una risposta tecnica. “La Lega presenterà una proposta ad hoc”, assicura.

Canone Rai, quanto vale

Il gettito garantito dal canone televisivo, che va a costituire la principale voce di entrata di viale Mazzini, è di circa 1,68 miliardi di euro e, nel 2021, tale cifra è aumentata di 93,7 milioni, grazie anche alla rinuncia dello Stato alle trattenute che faceva sul gettito lordo.

Grazie a questa somma la Rai riesce ad avere un bilancio sostanzialmente in pareggio, come prima non era, dal momento che l’evasione sul canone Rai, prima della sua inclusione in bolletta, ammontava a circa 500 milioni.

Resta alta solo l’evasione sul canone speciale, cioè quello pagato dalle imprese, mai incluso nella bolletta, che però è di importo limitato e, nel 2021, non ha superato gli 82,7 milioni.

Il richiamo Ue

Era volontà del governo precedente applicare un sistema di riscossione diverso già a partire dal prossimo anno, spinto dalle richieste provenienti dall’Unione europea. Il governo attuale, però, non sembra pensarla allo stesso modo. La Commissione Europea aveva infatti fatto un richiamo al governo, chiedendo di intervenire anche sullo stralcio del canone Rai dalla bolletta elettrica entro il 2023, dal momento che per accedere ai fondi del PNRR devono essere rimossi tutti gli oneri “impropri” delle varie riscossioni. E così è stato giudicato il contributo per la TV pubblica nella bolletta elettrica che i basa su una presunzione di possesso dell’apparecchio televisivo e pone un onere aggiuntivo a carico dei fornitori di energia.

Per ora non si cambia

Il Governo contesta dunque la richiesta dell’Unione europea di eliminare la tassa sulla tv dalla bolletta sull’energia in quanto “onere improprio”. “La milestone Pnrr – prosegue il Tesoro – trova il suo fondamento nell’esigenza di tutela della concorrenza del mercato dell’energia elettrica e si basa sulle proposte Agcm, la quale non aveva rilevato alcuna criticità in merito al pagamento del canone Rai dal punto di vista della concorrenza del mercato dell’energia, a condizione che il pagamento fosse trasparente per gli utenti finali. Requisito che – si conclude – risulta soddisfatto”.

Dunque nessuna intenzione né di toccare i 90 euro né di interrompere la loro “spalmatura” in dieci mensilità da gennaio a ottobre sulle bollette elettriche dei 22 milioni di italiani che risultano possessori di un televisore.

Canone Rai, sindacati preoccupati

A sollecitare un intervento in materia sono anche i sindacati Rai, con una lettera indirizzata al ministro Giancarlo Giorgetti e firmata da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Fnc, Snater, Libersind Confsal, Adrai e Usigrai.

“La determina del precedente esecutivo, a seguito di una specifica deliberazione del Parlamento, ha indicato la riscossione del canone in bolletta elettrica fra gli oneri impropri la cui permanenza non sarà più consentita a far data dal primo gennaio 2023”, ricordano i sindacati, sottolineando che “questa decisone, vista anche la vicinanza temporale con la scadenza del 31 dicembre 2022, oltre a provocare un clima di profonda incertezza relativamente alle modalità di finanziamento del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, rischia di avere un impatto dirompente sul futuro stesso della Rai“.

“Privare la più grande Azienda culturale del Paese della certezza dei finanziamenti, oltre alle evidenti ricadute in termini occupazionali che ne potrebbero derivare, avrebbe degli effetti diretti sullo stesso” Ministero dell’economia, azionista della Rai. Per questo, i sindacati chiedono un “incontro urgente” per illustrare al ministro “di persona la fondatezza delle nostre preoccupazioni, confidando in un suo intervento risolutore che possa garantire sostenibilità finanziaria al servizio pubblico radiotelevisivo”.