Lavoro, arrivano le “scuole di mestiere”: cosa sono e per chi

Saranno percorsi formativi rivolti prioritariamente a giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, né lavorano, né seguono percorsi di formazione.

Nel prossimo decreto Sostegni bis verrà costituito un fondo specifico per consentire alle Regioni di istituire scuole di mestiere nell’ambito di settori di specializzazione industriale del territorio. I percorsi saranno rivolti prioritariamente a giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, né lavorano, né seguono percorsi formazione, i cosidetti neet, circa il 23% dei giovani italiani di quella fascia d’età.

In questo senso il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) vuole provare a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro a partire da nuovi patti territoriali. “Ho proposto di inserire nel dl Sostegni bis una norma sull’Industry academy, un intervento di politica attiva basato sul partenariato pubblico-privato mettendo in connessione il sistema produttivo e la forza lavoro disponibile attraverso lo sviluppo di servizi dedicati alla creazione di nuove opportunità di formazione”.

Scuole di mestiere, cosa sono e a chi sono rivolte

Il ministro vuole provare a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro a partire da nuovi “patti territoriali”. L’obiettivo, ha sottolineato Orlando, è “favorire percorsi formativi per le nuove generazioni e per aumentare la competitività delle imprese sostenendo i processi di cambiamento di processi produttivi e modelli organizzativi”.

Nel dettaglio, ha illustrato Orlando, verrà creato un Fondo a disposizione delle Regioni per l’istituzione di “Scuole di mestiere” nell’ambito di settori di specializzazione industriale del territorio. I percorsi saranno rivolti prioritariamente a giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, né lavorano, né seguono percorsi formazione, i cosidetti Neet.
Sono in questa condizione il 23% dei giovani italiani di quella fascia d’età, un record in Europa: 2 milioni.
“L’Italia è il Paese in Europa con il più alto numero di giovani in questa condizioni. A questi ragazzi è urgente dare risposte e fornire opportunità per l’inserimento nel mercato del lavoro”.

Giovani e donne la leva dello sviluppo

L’inserimento dei giovani, così come delle donne, nel mercato del lavoro in posizione di forza “non può più essere inteso come misura meramente agevolativa o residuale – ha aggiunto – ma è presupposto essenziale per il recupero del divario di produttività e competitività che ha contraddistinto l’ultimo decennio della nostra storia. Non si tratta solo di creare più opportunità di lavoro, ma di creare un lavoro che sia buono e stabile, cioè, un lavoro di qualità. Giovani e donne devono essere la leva della nostra ripartenza e del nostro sviluppo futuro, orientato all’innovazione e alla sostenibilità”.

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