Bonus per i dipendenti pubblici, tassazione agevolata al 15% fino a 800 euro

Via al bonus dopo i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate per il personale non dirigenziale sotto i 50mila euro. I limiti di importo e di tempo

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Ai dipendenti pubblici spetta un bonus fiscale, una tassazione agevolata al 15% sui trattamenti accessori. L’Agenzia delle Entrate ha fornito di recente chiarimenti alle migliaia di lavoratori della Pubblica Amministrazione sulla tassazione agevolata prevista dalla legge di Bilancio 2026. Ricordiamo che la norma introduce un’imposta sostitutiva del 15% per l’Irpef ordinaria e le addizionali regionali e comunali per il trattamento economico accessorio del personale non dirigenziale.

Ma come funziona questo bonus fiscale? Ci sono dei limiti di tempo e di euro. Vediamo come funziona.

Quali sono i requisiti per il bonus?

La legge di Bilancio 2026 ha introdotto l’agevolazione rispetto alle aliquote Irpef per una tipologia specifica di dipendenti: si tratta infatti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ma solo con incarichi non dirigenziali e una soglia di reddito non superiore a 50.000 euro annui.

Per ora l’agevolazione è limitata allo scorso anno e vede i suoi effetti su indennità e compensi extra riconosciuti ai lavoratori pubblici.

Non rientra nell’agevolazione il personale assunto presso le forze di polizia o le forze armate, che ha già un regime fiscale favorevole specifico. Diversa è invece la situazione dei dipendenti di aziende ed enti del servizio sanitario nazionale, per i quali il regime agevolato al 15% si aggiunge ad altre misure precedenti.

I limiti di tempo dell’agevolazione

Ci sono dei requisiti e anche dei limiti a questo bonus. Infatti, come stabilito dall’articolo uno, comma 237 della legge 199/2025, la tassazione agevolata del 15% al posto dell’Irpef ordinaria e delle addizionali regionali o comunali è applicata per un solo anno.

Inoltre, la misura è facoltativa per il lavoratore, che può rinunciare tramite una dichiarazione scritta e dichiarare di voler restare nel regime precedente. Spetta allo stesso dipendente farsi i conti e capire quale tassazione risulta più vantaggiosa.

Limite di somma: non sopra gli 800 euro

L’Agenzia delle Entrate, in mancanza di indicazioni alternative, ha confermato il calcolo sul reddito dell’anno in corso.

Visto che la normativa non stabiliva l’anno fiscale di riferimento, nelle istanze il sostituto d’imposta proponeva di ritenere valida la soglia raggiunta nel 2026, basandosi su proiezioni e lasciando aperta la possibilità di applicare eventuali conguagli futuri.

A livello pratico, questo si traduce nel 15% di tutte le voci riconducibili ai trattamenti accessori riconosciuti quest’anno, entro la somma non superiore a ottocento euro.

Un esempio pratico, che condivide da Sky TG24:

Un dipendente pubblico che nel 2026 percepisce indennità per 600 euro e ha un reddito non superiore a 50.000 euro otterrà un’imposta sostitutiva sull’intero importo.

Mentre:

Se i trattamenti superano 1200 euro pur restando entro i limiti reddituali, il regime al 15% verrà applicato solo su un importo di 800 euro lasciando la quota restante alla tassazione ordinaria.