Con la fine dell’estate, il Governo torna al lavoro. E lo fa con la Manovra 2027, uno dei dossier più importanti sul tavolo. Tra i tanti temi al centro della discussione c’è la tassazione agevolata su indennità e maggiorazioni retributive legate a turni, notte e festivi. L’ipotesi principale è la conferma, anche per il prossimo anno, dell’imposta sostitutiva al 15%. Sul tavolo, però, c’è anche un possibile rafforzamento della misura, con l’aliquota ridotta al 5%.
Come funziona la tassazione al 15% nel 2026
Con la legge di Bilancio per il 2026 è stato previsto che, per l’intero periodo d’imposta, le somme corrisposte ai lavoratori dipendenti del settore privato siano assoggettate a un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 15%, entro un limite annuo di 1.500 euro. La misura riguarda tre categorie di somme:
- maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, previste dall’articolo 1, comma 2, del Dlgs 66/2003 e dai contratti collettivi nazionali di lavoro;
- maggiorazioni e indennità per il lavoro prestato nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale, come individuati dai Ccnl;
- indennità di turno e altri emolumenti connessi al lavoro a turni, previsti dai Ccnl.
Il beneficio è riservato ai lavoratori con reddito 2025 non superiore a 40mila euro. Accanto a questa misura, la legge di Bilancio 2026 aveva riproposto anche il trattamento integrativo del 15% sulle retribuzioni lorde per lavoro notturno e straordinario festivo, applicabile dal 1° gennaio al 30 settembre 2026.
L’ipotesi di proroga per il 2027
La misura potrebbe essere confermata anche per il 2027. Il Ministero del Lavoro sta preparando per la Manovra 2027 un pacchetto di sgravi che, secondo le prime stime, dovrebbe superare i 2 miliardi di euro. Tra i punti fermi, la riconferma delle decontribuzioni per le assunzioni stabili di giovani e donne, per le imprese nelle Zes e per la stabilizzazione dei precari.
Sul fronte salariale, la conferma della tassazione al 15% su indennità e maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni è al momento in fase di studio, così come riportato anche da fonti giornalistiche che seguono il negoziato di maggioranza. Si tratterebbe di una semplice proroga delle condizioni già vigenti nel 2026, comprensive del tetto di 1.500 euro annui e del vincolo di reddito a 40mila euro.
La proposta alternativa: aliquota al 5%
Il pacchetto, però, non si fermerebbe alla sola proroga. Tra le proposte c’è anche l’introduzione di un’aliquota del 5% sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e sugli straordinari, oltre a un’imposta sostitutiva dell’1% sui premi di produttività. Si tratterebbe, in questo caso, non di una conferma ma di un rafforzamento dell’agevolazione, perché l’aliquota scenderebbe dal 15% attuale al 5%, riducendo di due terzi l’aliquota applicata.
I vantaggi per i lavoratori
Più bassa è l’aliquota, minore è la tassa pagata e maggiore è il netto in busta paga. Quindi, per un lavoratore, sul tetto massimo di 1.500 euro annui, la differenza tra le due opzioni è concreta:
- con il 15%, la tassa dovuta è 225 euro, netto 1.275 euro;
- con il 5%, la tassa dovuta è 75 euro, netto 1.425 euro;
Il risparmio per il lavoratore sarebbe quindi di 150 euro l’anno, cioè un terzo della tassazione attuale.