Taglio Irpef per il ceto medio, viceministro Leo: “Aliquota al 33% fino a 60mila euro”

Il viceministro dell'Economia prospetta l'estensione del secondo scaglione al 33%. Quali le misure fiscali allo studio per la prossima Manovra

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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L’obiettivo del Governo è ampliare la fascia di chi può usufruire del taglio Irpef. A ribadirlo è stato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, durante il convegno di presentazione dell’Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2026.

Dopo il primo passo – spostare il meccanismo delle aliquote da quattro a tre e fissare la fascia del 33% per i redditi da 28mila a 50mila euro – ora si punta ad abbracciare la fascia che va da 50mila a 60mila euro, ricomprendendola nell’ambito del secondo scaglione e riducendo l’aliquota dal 43% al 33%.

Irpef: aliquota del 33% fino a 60mila euro

Durante l’evento, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo è tornato a parlare di uno dei temi caldi per la prossima Manovra. Ha spiegato come il governo Meloni abbia già ridotto le aliquote da quattro a tre e come, con la legge di Bilancio dello scorso anno, l’aliquota del 35% – cioè quella che copre lo scaglione da 28mila a 50mila euro – sia stata portata al 33%.

I prossimi passi, compatibilmente con le risorse disponibili, puntano a:

  • applicare l’aliquota del 33% ai redditi compresi tra 50mila e 60mila euro;
  • introdurre una flat tax per i redditi corrisposti ai giovani;
  • prevedere un incentivo per le imprese che assumono giovani;
  • adottare la cedolare secca per gli immobili commerciali.

Chi ci guadagna davvero?

La proposta del viceministro Leo punta al cosiddetto “ceto medio”, ma chi ci guadagna davvero? Oggi sopra i 50mila euro si paga il 43%, portare l’aliquota del 33% fino a 60mila euro significa abbassare di 10 punti percentuali il prelievo sulla fetta di reddito compresa in quello scaglione.

In numeri:

  • chi dichiara 51.000 euro risparmia 100 euro all’anno;
  • chi dichiara 52.000 euro risparmia 200 euro all’anno;
  • chi dichiara 53.000 euro risparmia 300 euro all’anno;
  • chi dichiara 54.000 euro risparmia 400 euro all’anno;
  • chi dichiara 55.000 euro risparmia 500 euro all’anno;
  • chi dichiara 56.000 euro risparmia 600 euro all’anno;
  • chi dichiara 57.000 euro risparmia 700 euro all’anno;
  • chi dichiara 58.000 euro risparmia 800 euro all’anno;
  • chi dichiara 59.000 euro risparmia 900 euro all’anno;
  • chi dichiara 60.000 euro risparmia 1.000 euro all’anno.

Il beneficio, quindi, si sposta soprattutto su chi supera la soglia dei 50-60mila euro, almeno in assenza di correttivi.

Chi resta escluso: l’ipotesi dei limiti

Già lo scorso anno, con la riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33%, il Governo aveva fissato dei limiti, ovvero un correttivo per i redditi superiori a 200mila euro.

Se il tetto dovesse rimanere lo stesso, il vantaggio maggiore resterebbe a chi guadagna ben oltre i 60mila euro. Al contrario, se la soglia venisse fissata più in basso, l’intervento premierebbe davvero soltanto il ceto medio.