Bonus e aiuti esentasse, quali vanno inseriti nel Modello 730/2026 e quali no

Vediamo come devono essere gestiti all'interno della dichiarazione dei redditi i bonus e gli aiuti esentasse. E se devono essere indicati

Foto di Pierpaolo Molinengo

Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, è esperto di analisi economica e dinamiche fiscali. Autore per testate nazionali e portali finanziari, si occupa di interpretare gli scenari geopolitici e le riforme dei mercati, coniugando rigore tecnico e capacità di lettura delle grandi tendenze macroeconomiche globali.

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

Mentre la stagione della dichiarazione dei redditi entra nel vivo della sua fase conclusiva, con la scadenza finale fissata per l’autunno, sono milioni i contribuenti italiani ancora impegnati nel controllo del Modello 730/2026 (riferito all’anno d’imposta 2025).

Tra le incertezze più frequenti che emergono durante la revisione dei dati e la scelta dei righi da compilare, spicca il trattamento fiscale di sussidi, integrazioni salariali, indennità e contributi pubblici. Negli ultimi anni lo Stato e gli enti locali hanno erogato un numero elevato di misure di sostegno economico a favore di famiglie, lavoratori e pensionati; tuttavia, non tutte le entrate incassate nel corso del 2025 seguono le medesime regole trasparenti di imponibilità. Districarsi tra le somme tassabili e i bonus e aiuti esentasse è un passaggio indispensabile per evitare due rischi opposti: da un lato commettere errori con il Fisco che potrebbero portare a sanzioni, dall’altro perdere detrazioni o rimborsi Irpef legittimamente spettanti.

Con l’utilizzo sempre più diffuso della dichiarazione precompilata fornita dall’Agenzia delle Entrate, molti contribuenti scelgono di completare l’invio in totale autonomia. Bisogna però ricordare che la presenza dei dati precaricati non esonera il cittadino dalla responsabilità di verificare l’esattezza e la completezza delle informazioni riportate nei vari quadri del modello.

Come gestire i bonus e gli aiuti esentasse

Per impostare correttamente la dichiarazione dei redditi occorre fare riferimento al principio base del nostro ordinamento tributario: l’imposta Irpef si applica sul reddito complessivo della persona fisica, derivante da lavoro, pensioni, fabbricati o altre fonti di ricchezza. I contributi, i trasferimenti monetari e i sussidi erogati da enti pubblici (come l’Inps, lo Stato o i Comuni) a titolo meramente assistenziale o per il contrasto al disagio sociale non rappresentano un incremento della ricchezza o della capacità contributiva del soggetto, bensì una forma di sostegno economico o di rimborso spese.

Per questa ragione, tali provvidenze sono esentate per legge dall’Irpef. La regola generale è quindi immediata e lineare: tutti i bonus e aiuti esentasse a carattere meramente assistenziale non devono essere inseriti nel Modello 730/2026. L’eventuale presenza di una Certificazione Unica (CU) rilasciata dall’Inps per queste specifiche voci ha un valore puramente informativo o di rendicontazione istituzionale, ma non comporta alcun obbligo dichiarativo in dichiarazione.

Gli aiuti familiari e assistenziali esclusi dal Modello 730/2026

Rientrano nella categoria delle erogazioni totalmente escluse dalla dichiarazione dei redditi tutti i sostegni pubblici volti a integrare il bilancio familiare, a sostenere la natalità o a contrastare lo stato di povertà.

Assegno unico e universale (AUU)

Trattandosi della misura sostitutiva delle vecchie detrazioni per i figli a carico sotto i 21 anni e degli assegni al nucleo familiare, l’Assegno Unico è una prestazione completamente esente da Irpef. Anche se figura nella Certificazione Unica emessa dall’Inps tra i redditi esenti, va totalmente ignorato ai fini della compilazione del Modello 730/2026.

Assegno di inclusione (ADI) e supporto formazione lavoro (SFL)

I sussidi introdotti per rimpiazzare il vecchio Reddito di Cittadinanza hanno natura assistenziale e non concorrono alla formazione del reddito imponibile. Pertanto non vanno dichiarati nel Modello 730/2026, pur dovendo essere correttamente considerati e comunicati ai fini dell’attestazione ISEE e della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU).

Pensioni di invalidità civile e indennità di accompagnamento

Le prestazioni economiche erogate a favore dei mutilati e invalidi civili, dei ciechi e dei sordi, unitamente all’indennità di accompagnamento, sono provvidenze assistenziali esenti da tassazione Irpef e non devono comparire in alcun rigo del modello.

Carte spesa e contributi straordinari degli enti locali

Strumenti come la Carta Dedicata a Te, i bonus spesa comunali o i contributi straordinari contro il caro-energia erogati dalle Regioni non costituiscono reddito e restano del tutto fuori dalla dichiarazione.

Bonus asilo nido erogato dall’Inps

Il contributo spettante per il pagamento delle rette degli asili nidi pubblici e privati è un rimborso esentasse. Va tuttavia ricordato un dettaglio operativo fondamentale: la quota di retta coperta e rimborsata dal bonus asilo nido dell’Inps non può poi essere inserita tra le spese detraibili nel Quadro E del Modello 730/2026, onde evitare un indebito doppio beneficio sullo stesso onere.

Quali bonus e prestazioni vanno inseriti nel Modello 730/2026

A fronte delle somme del tutto esenti, la normativa fiscale prevede particolari tipologie di erogazioni che, pur presentando un regime agevolato o un’apparente natura di bonus, richiedono il passaggio obbligatorio nella dichiarazione dei redditi per consentire al Fisco il ricalcolo dell’imposta complessiva o la verifica delle soglie di spettanza.

 Trattamento integrativo del reddito (ex Bonus Renzi)

Il trattamento integrativo percepito in busta paga non è soggetto a Irpef (si tratta di un contributo netto non imponibile). Ciononostante, deve essere obbligatoriamente indicato al Rigo C14 del Modello 730/2026. La ragione è squisitamente tecnica: il datore di lavoro eroga il bonus sulla base di un reddito presunto. In sede di dichiarazione si determina il reddito complessivo reale del 2025 per verificare se la soglia spettante è stata rispettata o se il bonus debba essere restituito (situazione assai frequente per chi ha avuto più contratti di lavoro o periodi di disoccupazione nell’anno).

Indennità di disoccupazione (Naspi e Dis-Coll)

Un errore frequente consiste nel ritenere le indennità di disoccupazione come sussidi assistenziali esenti. Al contrario, Naspi e Dis-Coll costituiscono a tutti gli effetti una sostituzione del reddito da lavoro dipendente e sono integralmente soggette a Irpef. L’Inps rilascia un’apposita Cu che il contribuente ha l’obbligo di inserire nel Quadro C del Modello 730/2026 insieme alle eventuali Certificazioni Uniche dei datori di lavoro.

Assegno Ordinario di Invalidità

A differenza delle pensioni di invalidità civile, l’assegno ordinario di invalidità (regolato dalla Legge 222/1984) è una prestazione previdenziale basata sui contributi versati dal lavoratore. Viene pertanto equiparato a un reddito da pensione, è tassato ai fini IRPEF e va inserito nel Quadro C della dichiarazione.

Quadro di sintesi operativo per il Modello 730/2026

Tipologia di voce o bonus Imponibile Irpef? Va inserito nel 730/2026? Note e collocazione
Assegno unico Inps No No Esente, la Cu Inps è solo informativa
Assegno di inclusione (ADI) / SFL No No Esente Irpef, rileva solo ai fini Isee
Pensione invalidità civile / accompagnamento No No Esente per natura assistenziale
Carta dedicata a te / bonus spesa No No Contributo straordinario esente
Trattamento integrativo (ex bonus Renzi) No Sì (Rigo C14) Da indicare per verificare la spettanza
Naspi / Dis-Coll Sì (Quadro C) Tassata Irpef come reddito di lavoro
Assegno ordinario invalidità Sì (Quadro C) Tassato Irpef come reddito da pensione
Fringe benefit e welfare aziendale No (entro i tetti) Automatico Già inserito nella Cu del datore

Welfare aziendale e fringe benefit: come comportarsi

I benefici erogati dalle aziende ai propri dipendenti (come rimborsi per le utenze domestiche, i trasporti o i buoni spesa entro i tetti di esenzione stabiliti dalla legge) rappresentano tipici bonus e aiuti esentasse di fonte privata.

Dal punto di vista della compilazione del Modello 730/2026, il lavoratore non deve aggiungere alcun dato a mano: il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, certifica già l’ammontare delle somme esenti all’interno della Certificazione Unica. L’unica cautela da adottare riguarda le spese detraibili: i costi rimborsati attraverso il welfare aziendale esentasse (es. abbonamenti ai trasporti o spese scolastiche) non possono essere portati in detrazione al 19% nel Quadro E.

Controlli e sanzioni: i rischi di una compilazione errata

Prestare attenzione al corretto inserimento delle somme percepite è fondamentale per evitare spiacevoli sorprese con l’Agenzia delle Entrate. Omettere indennità tassabili come la Naspi o non verificare la spettanza del trattamento integrativo porta quasi sempre a un ricalcolo d’ufficio, con la notifica di cartelle esattoriali comprensive di sanzioni per infedele dichiarazione e interessi di mora.

Al contrario, dichiarare per errore sussidi o bonus e aiuti esentasse gonfierebbe il reddito complessivo senza motivo, riducendo le detrazioni spettanti o imponendo tasse non dovute. Prima di confermare l’invio del Modello 730/2026, è quindi consigliabile incrociare attentamente tutti i quadri con le Certificazioni Uniche ricevute.