Le società che fanno da sostituto d’imposta per gli affitti brevi, come le grandi piattaforme o le agenzie immobiliari, dovranno pagare il 16 giugno l’aliquota del 21% sulle transazioni del mese scorso. In passato, però, ci sono stati problemi con questi versamenti e a volte sono stati gli stessi gestori delle strutture ad avere problemi.
Esistono però modi per controllare se le piattaforme hanno rispettato questa scadenza fiscale. Attraverso la certificazione unica, il cassetto fiscale o la dichiarazione precompilata, si può certificare che le imprese in questione abbiano preso in carico la tassa.
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La scadenza fiscale per gli affitti brevi di giugno
Il prossimo 16 giugno le società che fanno da sostituto d’imposta per gli affitti brevi dovranno versare l’aliquota del 21% che rappresenta la principale tassa su questo tipo di contratti di locazione, molto diffusi nel settore turistico. A dover versare questa tassa sono:
- le grandi piattaforme, come Booking o AirBnb;
- le agenzie immobiliari che si occupano di questo tipo di affitti per conto di privati.
Il riferimento è ai pagamenti di maggio. Il versamento deve essere eseguito tramite modello F24 in modalità telematica. L’intera scadenza pesa soltanto sulle imprese e non sui privati che gestiscono l’appartamento affittato e incassano il canone, per il modo in cui funziona la tassazione su questi contratti in Italia.
Come funzionano le tasse sugli affitti brevi per i privati
Le piattaforme e le agenzie immobiliari fanno da sostituto d’imposta soltanto in un caso specifico:
- quando a gestire l’appartamento è un privato, senza attività imprenditoriale;
- quando il privato ha scelto la cedolare secca del 21% come tassazione.
Quando queste due condizioni si realizzano, a pagare materialmente le tasse non è il privato, ma la piattaforma o l’agenzia, che fanno da sostituto d’imposta. Quando il turista paga il canone, lo paga attraverso la piattaforma o l’agenzia, che vi trattiene il 21% per poi versarlo allo Stato nelle scadenze indicate, come quella del 16 giugno.
Il privato non si occupa più di questa procedura, come invece avveniva in passato, quando le piattaforme non avevano l’obbligo di fare da sostituto d’imposta. Di conseguenza, i pagamenti che arrivano ai privati che gestiscono gli appartamenti sono già al netto delle tasse.
Come controllare che l’aliquota sia stata presa in carico
In alcuni casi, soprattutto quando questa norma era agli albori, ci sono stati disguidi nei pagamenti e nella presa in carico del ruolo di sostituto d’imposta da parte delle società preposte. In questi casi, ci sono stati problemi per i gestori, che si sono trovati a dover pagare tasse di cui avrebbero dovuto occuparsi le imprese.
Esistono però tre modi per sapere se l’imposta è stata presa in carico:
- la certificazione unica, che le imprese sono obbligate a rilasciare;
- la dichiarazione dei redditi precompilata, su cui i pagamenti di questa tassa appaiono in automatico;
- il cassetto fiscale, dove sono visibili i dati fiscali trasmessi da terzi a nome del contribuente.
Non è invece possibile verificare che la tassa sia stata effettivamente pagata. Se è stata presa in carico, però, il versamento ricadrà comunque sull’impresa e il privato non sarà in nessun modo coinvolto.