Caduta del governo in Romania, cosa succede ai titoli di Stato e all’economia del Paese

In Romania è caduto il Governo Bolojan. I mercati sono relativamente cauti ma il rischio per i titoli di Stato aumenta sul medio periodo

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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La Romania entra in una nuova fase di instabilità dopo la caduta del Governo guidato dal liberale ed europeista Ilie Bolojan, impallinato da socialisti ed estrema destra insieme.

Il Parlamento romeno ha approvato una mozione di censura con 281 voti favorevoli, ben oltre la soglia richiesta.

Perché è caduto il Governo della Romania

A sostenere la sfiducia sono stati in particolare i parlamentari del Partito Social Democratico (Psd) e le forze di opposizione, tra cui l’estrema destra dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (Aur). Una convergenza tattica che, pur senza tradursi in un’alleanza di governo, ha determinato la fine dell’esecutivo Bolojan.

Alla base della rottura ci sono soprattutto le politiche economiche portate avanti dal Governo Bolojan. L’esecutivo aveva adottato interventi severi per ridurre un deficit tra i più elevati nell’Unione Europea, con un rapporto deficit-Pil superiore al 7% nel 2025 e oltre il 9% nel 2024.

Tra le misure più contestate:

  • aumento dell’Iva;
  • nuove tasse su banche e scommesse;
  • limiti agli stipendi pubblici;
  • modifiche al sistema pensionistico.

Interventi che hanno alimentato tensioni sociali e politiche, spingendo il Psd a ritirare il proprio sostegno e a favorire la mozione di sfiducia.

Durante il dibattito parlamentare, Bolojan ha definito la mozione “cinica e artificiale”, sostenendo che in una fase complessa come quella che sta attraversando oggi la Romania sarebbe stato necessario mantenere la stabilità istituzionale.

Il ruolo dell’estrema destra e di George Simion

Un ruolo decisivo nella caduta del Governo romeno è stato attribuito a George Simion, leader dell’Aur, formazione nazionalista in crescita nei sondaggi. Simion ha spinto apertamente per la fine dell’esecutivo e per il ritorno alle urne, rivendicando la necessità di “restituire la parola ai romeni”.

La sua posizione rafforza il peso dell’estrema destra in un contesto già fragile.

Le prossime mosse del presidente Nicușor Dan

Ora la partita passa al presidente Nicușor Dan, chiamato ad avviare consultazioni con i partiti per individuare una nuova maggioranza. Nel frattempo, il Governo resta in carica per gli affari correnti, con poteri limitati.

Tra le opzioni sul tavolo:

  • la formazione di una nuova coalizione tra liberali e socialdemocratici, guidata da una figura tecnica indipendente;
  • un governo di minoranza sostenuto dal Partito Nazionale Liberale;
  • uno scenario di stallo prolungato, anche se le elezioni anticipate restano un’ipotesi poco probabile.

Dan ha cercato di rassicurare partner europei e mercati, ribadendo l’impegno della Romania a mantenere una linea filo-occidentale nonostante la crisi politica.

I rischi per economia e fondi europei

L’instabilità arriva in un momento delicato per la Romania: Bucarest deve completare entro agosto una serie di riforme per sbloccare circa 11 miliardi di euro di fondi europei. Un ritardo potrebbe avere conseguenze dirette sulla crescita e sulla fiducia degli investitori.

Il Paese è inoltre esposto al rischio di un declassamento del rating sovrano se non riuscirà a riportare sotto controllo i conti pubblici. La crisi politica è in atto, ora l’obiettivo è scongiurare una crisi economica. Le prossime settimane saranno decisive.

Che succede ai titoli di Stato romeni

La caduta del governo in Romania ha per ora ripercussioni moderate sui titoli di Stato, che mostrano movimenti contenuti lungo la curva:

  • +1 o +2 punti base sulle scadenze medio-lunghe;
  • breve termine sostanzialmente fermo.

La sfiducia al premier Ilie Bolojan non ha prodotto uno shock immediato, ma ha interrotto una fase di relativa stabilizzazione.

I movimenti indicano che gli investitori non stanno vendendo in modo significativo i titoli romeni, ma iniziano a incorporare un maggiore grado di incertezza. Nel breve periodo il rischio è percepito come sotto controllo, mentre sulle scadenze più lunghe viene richiesto un premio più elevato.

Il segnale è evidente soprattutto sull’orizzonte decennale: un rendimento intorno al 7,3% resta elevato nel contesto europeo. La Romania si conferma tra i Paesi con il costo del debito più alto nell’Unione, con un differenziale ampio rispetto ai titoli dei Paesi core.

Un eventuale superamento stabile della soglia del 7,5% sul decennale indicherebbe un cambio più netto nell’atteggiamento dei mercati.