Berlusconi ribalta il tavolo, Meloni furiosa. Governo di nuovo in alto mare

La giornata di martedì ha visto il leader di Forza Italia mandare al macero l'accordo di via della Scrofa con la Meloni. Ora a farne le spese potrebbe essere (anche) Tajani.

Non c’è pace per la presidente del Consiglio in pectore Giorgia Meloni nel rapporto con gli alleati. In questo caso l’alleato Silvio Berlusconi, che dopo la pace ritrovata nell’incontro in via della Scrofa – che serviva a cancellare il fattaccio dell’elezione del presidente del Senato – ha di nuovo ribaltato il tavolo con le improvvide dichiarazioni di martedì, dalla lista dei ministri di Forza Italia al ritrovato rapporto con Putin. Da Fratelli d’Italia nessun commento, ma la Meloni è letteralmente furiosa, e la formazione di governo nuovamente in alto mare. Tanto che il forzista Antonio Tajani, dato per ceto agli Esteri, rischia ora dipagare personalmente.

Lo show di Berlusconi

La giornata di martedì, dopo la ‘pace ritrovata’ fra Meloni e Berlusconi alla fine della scorsa settimana, si è abbattuta come un terremoto sulla compagine di destra. Il leader di Forza Italia, nella riunione coi parlamentari forzisti che ha visto Licia Ronzulli eletta capogruppo al Senato, si è lasciato andare a una serie di dichiarazioni sconcertanti, dalla riproposizione di ministri in quota FI già rimbalzati da Meloni – vedi Casellati alla Giustizia – al ritrovato rapporto con Vladimir Putin. In via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, si è scelta la linea del silenzio per non dare sponde a Berlusconi, ma il disappunto è forte.

A che gioco gioca Berlusconi?

In casa FdI si chiedono se le uscite berlusconiane siano frutto dell’età e di qualche passaggio a vuoto di troppo o se, al contrario, non si tratti di una strategia ben definita per mettere i bastoni tra le ruote alla Meloni, mal sopportata come leader della coalizione da Berlusconi quanto da Salvini, tranquillizzato (per quanto?) con ben sei ministeri alla Lega. Perché passi per la composizione della squadra di governo, laddove Berlusconi ha praticamente azzerato l’incontro di venerdì scorso sventolando nuovamente i propri desiderata sulle caselle ministeriali. Ma gli accenni a Putin, in un momento geopoliticamente così delicato, sono una mina sotto la sedia del futuro governo. Se c’è un equilibrio che non va toccato, è quello atlantico. Se c’è un argomento tabù, è la Russia. La Meloni ha giocato tutta la propra credibilità all’estero sulla fedeltà Atlantica più assoluta, e gli audio stranamente usciti dal vertice forzista hanno fatto più danni della grandine. E ora non sarà facile nemmeno tenere fede agli impegni sulle caselle ‘certe’.

Il ‘pizzino’ sul compagno della Meloni

A far strabuzzare gli occhi a Meloni è stato anche il passaggio di Berlusconi sul compagno della leader di Forza Italia, “amico dei miei figli e dipendente Mediaset”. Un riferimento definito fuori da ogni logica, che assomiglia parecchio ad minaccia. E che non potrà non lasciare segni indelebili sul rapporto ormai compromesso. La frase del Cavaliere su Andrea Giambruno che lavora a Mediaset denota, secondo la maggioranza, «una concezione padronale della coalizione», Meloni è arrabbiatissima per il riferimento: “Cos’è, un ricatto? Pensa di minacciarci così? Andrea lavorava a Mediaset prima di conoscerci”

Paga Tajani?

Al momento Meloni intende prendere qualche ora di tempo, ma dal suo entourage fanno intendere che a questo punto tutto è possibile anche riguardo i ministeri definiti ‘certi’. “Berlusconi potrebbe aver ammazzato Tajani”, dicono gli uomini della leader di Fratelli d’Italia. La tesi è: come può il numero due del padre-padrone di FI vestire i panni del ministro degli Esteri, o, se dovessero cambiare i piani, di ministro della Difesa, dopo che il suo capo ha rivelato gli amabili contatti riallacciati con Putin, un paria per America, Regno Unito ed Europa, che tale resterà almeno finché non ritirerà le truppe dall’Ucraina?

Chi le ha parlato la descrive pronta a tutto. Persino a minacciare di tornare al voto, sicuramente pronta a rimescolare la cabala dei ministeri. C’è chi suggerisce di sostituire Tajani agli Esteri con Guido Crosetto, per rassicurare gli alleati americani. Ma è una reazione a caldo, frutto dell’indignazione collettiva verso Berlusconi.