Legge elettorale, il governo va avanti dopo la bocciatura: la nuova mossa sulle preferenze

Il ministro Ciriani rivendica la solidità dell'esecutivo, mentre Fratelli d'Italia rilancia con l'emendamento firmato dai vannacciani in aula

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

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All’indomani della bocciatura in aula, il governo Meloni sceglie la linea del “tiriamo dritto”. L’opposizione ha intanto festeggiato in maniera evidente, reclamando un forte “ora tocca a noi”, sulla scia di una generale richiesta di ritorno alle urne.

Saranno dunque elezioni anticipate? Ecco lo scenario dopo il duro colpo incassato da Meloni e dalla sua maggioranza, che si è vista respinta per 188 contrati contro 187 favorevoli. Il Governo si è di fatto arenato nelle sabbie del voto segreto, che ha permesso ad alcuni di remare contro. Una battuta d’arresto pesante, che apre diversi scenari politici e non è priva di riflessi sul piano economico.

A chi parla di crisi di governo, però, la premier risponde con un vero e proprio rilancio. Nuova proposta sulla legge elettorale. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha assicurato che “il nostro governo va avanti con orgoglio”.

Bocciato l’emendamento di Vannacci (aggiornamento ore 14:00)

Secondo stop in 24 ore per la maggioranza. L’Aula della Camera ha infatti respinto anche l’emendamento dei vannacciani sulle preferenze. I voti a favore sono stati 139, i contrari 233. Reazione “serena” della maggioranza, come evidenziano le parole del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego (Forza Italia).

“Il risultato del voto rappresenta certamente un dato politico sul quale è giusto riflettere. Si tratta però di un singolo emendamento inserito nel più ampio quadro di una legge elettorale il cui obiettivo è garantire maggiore stabilità e governabilità. (…) Ridurre quattro anni di azione di governo a quanto accaduto su un singolo emendamento significa ignorare i risultati raggiunti sul lavoro, sull’economia, sulla difesa, sull’energia, sulle infrastrutture e sulla politica estera”.

Decisamente opposta la lettura delle opposizioni, ovviamente, che parlano apertamente di crisi. Ecco l’attacco del capogruppo M5S alla Camera Riccardo Ricciardi: “Si svela una nuova minoranza di governo, FdI-FnV. Non si può andare avanti come se nulla stia accadendo”.

La capogruppo PD Chiara Braga rincara così la dose: “L’attuale maggioranza non c’è più, fermatevi”. Netto infine anche il suo collega di partito Marco Sarracino: “Il Paese è senza guida, servono le dimissioni del governo e le elezioni”.

Il governo va avanti

Mentre la maggioranza prova a ricompattarsi, si tenta di individuare i cosiddetti “franchi tiratori”. Il tema delle preferenze resta sul tavolo, nonostante il primo esito, con diverse prospettive al momento sul tavolo, dalle correzioni al Senato all’ipotesi di elezioni anticipate.

La prima mossa del centrodestra è stata chiaramente politica. Le parole del ministro Luca Ciriani si inseriscono perfettamente in questo campo, parlando di Governo che prosegue con orgoglio. Una linea ribadita anche da Antonio Tajani.

Dal suo punto di vista, infatti, le preferenze sono “un dettaglio” e la solidità dell’esecutivo non è in discussione. La stessa Giorgia Meloni, del resto, ha parlato di una necessaria riflessione interna alla coalizione dopo la vittoria della “palude”. La tenuta del governo non è però al momento messa in dubbio.

L’emendamento dei “vannacciani”: nuova mossa sulle preferenze

Fratelli d’Italia ha deciso di cambiare strategia dopo la bocciatura. Il partito di Meloni punta ora sull’emendamento presentato da Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci (che ha pubblicato un video molto duro nei confronti della premier). La proposta è nota come emendamento Ziello e introduce le preferenze, ma senza capolista bloccato.

L’elettore ha dunque la possibilità di indicare fino a 3 nomi di candidati sulla scheda. Una formula diversa da quella respinta, che manteneva invece il primo nome scelto dai partiti. Tutto ciò modifica dunque anche le posizioni:

  • FdI e Noi Moderati sono favorevoli;
  • Forza Italia resta contraria.

Il relatore ha modificato il proprio parere, passando dal “no” al “rimettersi all’Aula”, e lo stesso governo ha scelto la remissione all’Aula. L’obiettivo dichiarato è far passare il testo alla Camera per poi blindarlo al Senato, dove sugli emendamenti non è ammesso il voto segreto.

Franchi tiratori e opposizioni: mosse strategiche

Nella maggioranza ha avuto inizio la conta dei responsabili. Secondo le ricostruzioni, infatti, i “franchi tiratori” sarebbero stati tra i 20 e i 50. C’è chi guarda in direzione dei deputati di Forza Italia vicini all’ala di Marina Berlusconi, ma non sono altro che sospetti privi di fondamento effettivo.

Le opposizioni, dal canto loro, cavalcano quest’ondata e hanno ritirato gran parte dei propri emendamenti. Un segno di protesta, di fatto, da parte di chi rilancia la richiesta di elezioni anticipate. Elly Schlein, nello specifico, ha parlato di PD pronto in qualsiasi momento.

Scenari possibili

Guardando oltre la cronaca di giornata, restano sul tavolo alcune prospettive. La prima è la correzione al Senato. Il presidente Ignazio La Russa ha lasciato intendere che il testo potrebbe essere modificato a Palazzo Madama, dove il voto segreto sugli emendamenti non è previsto.

La seconda, ben più drastica, sarebbe quella delle elezioni anticipate, con l’autunno indicato come possibile finestra. La terza, infine, vedrebbe il Governo proseguire con l’iter legislativo, con la maggioranza intenzionata ad andare avanti sulla riforma.