C’è un prodotto italiano che sta registrando un boom in tutto il mondo

In questo scenario drammatico per le aziende, c'è un prodotto, simbolo del Made in Italy, che sta vivendo una fase molto particolare

In questo scenario drammatico per le aziende, a causa del caro energia e del boom dei prezzi delle materie prime che si sta abbattendo sui costi di produzione, con evidenti ripercussioni sul lavoro e sulle famiglie, c’è un prodotto, simbolo del Made in Italy, che sta vivendo una fase molto particolare.

Boom dell’export per l’olio d’oliva

Stiamo parlando dell’olio d’oliva. Nonostante infatti il cambiamento climaticola siccità di questa estate è stata la peggiore degli ultimi 500 anni, e rischia di diventare la norma nel 2035 – e l’impatto della batosta sui prezzi dell’energia, il valore delle esportazioni di olio extravergine di oliva italiano sono cresciute di ben il 23%.

A dirlo è Coldiretti nel suo report “I sentieri dell’olio” sul patrimonio nazionale e i consumi in Italia e nel mondo, diffuso in occasione dell’apertura a Roma del primo salone nazionale dell’olio d’oliva Made in Italy per la Settimana Internazionale dell’olio extravergine d’oliva.

Dove viene venduto l’olio evo italiano

Il 62% del valore delle vendite italiane all’estero – spiega Coldiretti – viene realizzato negli Stati Uniti, principale area di export, seguita da Germania, Francia, Giappone e Canada. In estremo oriente, il Giappone segna un +27%, con un valore di 52 milioni di euro nel primo semestre di quest’anno.

Nei primi sei mesi del 2022, il mercato USA è cresciuto del 20% in valore e quello canadese del +40%, mentre in Europa sono i tedeschi i maggiori appassionati di olio italiano con un +22% degli acquisti, anche se una crescita maggiore si registra in Francia con +29%.

Perché l’export è cresciuto così tanto

La crescita è dettata dalla grande offerta e diversità italiana, ma è anche spinta dal bio, che negli ultimi 10 anni ha visto più che raddoppiare (+110%) le superfici coltivate: l’olio biologico piace soprattutto nel Nord Est, dal Trentino Alto Adige al Veneto, dal Friuli Venezia Giulia all’Emilia Romagna.

Ciò che però colpisce, e che rappresenta una sorta di cortocircuito economico, è che, mentre l’export vola, in Italia rischiamo di non trovare più questo prodotto sugli scaffali dei supermercati.

Il paradosso in Italia: l’olio rischia di sparire

L’Italia possiede il più ricco patrimonio di varietà di olii a livello mondiale, con 533 varietà di olive coltivate dalle Alpi alla Sicilia, per un totale di 250 milioni di piante dalle quali nasce il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa, con 42 Dop e 7 Igp, oltre a decine di produzioni a km zero legate ai territori.

Piante che tutelano l’ambiente e la biodiversità, ma anche un sistema economico che vale oltre 3 miliardi di euro grazie al lavoro di un sistema di 400mila imprese tra aziende agricole, frantoi e industrie di trasformazione.

Ma ciò a cui stiamo assistendo ora è il crollo della produzione nazionale di olive, a causa della quale rischia di sparire letteralmente dai supermercati circa 1 bottiglia su 3 di olio extravergine (di cosa sta succedendo ne abbiamo parlato approfonditamente qui).

Cosa fare

Secondo Coldiretti, è necessario agire subito per sostenere le produzioni nazionali, resistere ai cambiamenti climatici e difendere la sovranità alimentare nazionale (qui come riconoscere il finto olio d’oliva) e la dieta mediterranea, di cui l’olio è componente fondamentale (qui abbiamo parlato di Nutri-score, il nuovo sistema che rischia di eliminare dalla dieta alcuni prodotti salutari della nostra dieta).

Serve un piano strategico per la realizzazione di nuovi impianti olivicoli con varietà italiane, ma anche risorse per contrastare l’aumento dei costi di gestione delle aziende agricole e realizzare nuovi sistemi di irrigazione. Ma anche opere infrastrutturali di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, che vadano a potenziare la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando – prosegue Coldiretti – anche le ex cave per raccogliere l’acqua piovana, in modo da raccoglierla quando ce n’è molta e sfruttarla quando scarseggia.