Titoli di Stato, Bruxelles studia limiti per le banche: a rischio la domanda di Btp italiani

La Commissione Ue accelera sulla riforma bancaria: spunta l’ipotesi di un limite ai titoli di Stato detenuti dalle banche

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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L’Unione europea sta valutando di limitare l’acquisto di titoli di Stato da parte delle banche.

La misura è ipotizzata per ridurre i rischi legati all’esposizione degli istituti verso il proprio Paese. Il tema è al centro del confronto sulla riforma dell’Unione bancaria. Il Governo italiano è già in allarme.

Tetto ai titoli di Stato, cosa vuole fare Bruxelles

La Commissione europea presenterà entro marzo la versione definitiva della proposta, mentre il Parlamento europeo ha iniziato a lavorare agli emendamenti.

Per l’Italia, dove il debito pubblico rappresenta una componente importante del mercato finanziario, il rischio è che nuove restrizioni riducano la partecipazione degli istituti alle aste del Tesoro.

L’orientamento della Commissione europea è affrontare il problema della concentrazione delle esposizioni bancarie verso i debiti sovrani nazionali, favorendo una maggiore diversificazione degli investimenti. La preoccupazione è che una banca troppo esposta ai titoli di Stato del proprio Paese possa subire conseguenze significative in caso di difficoltà finanziarie del governo.

L’ipotesi discussa prevede che, oltre una determinata soglia, i titoli di Stato detenuti dalle banche siano sottoposti a una ponderazione del rischio, con conseguenti maggiori accantonamenti patrimoniali. Attualmente questi titoli sono generalmente considerati a rischio zero ai fini prudenziali.

L’introduzione di nuovi requisiti potrebbe quindi modificare la convenienza per gli istituti a detenere grandi quantità di debito sovrano.

I rischi

Se la domanda dovesse diminuire mentre lo Stato continuasse a collocare debito sul mercato, gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati per acquistare le nuove emissioni. In questo scenario, il costo del finanziamento pubblico potrebbe aumentare.

Attenzione: non si tratta di una certezza ma solo di un rischio potenziale. Tutto andrebbe a giocarsi sui limiti effettivamente introdotti, sui tempi di applicazione delle nuove regole e sulla risposta degli altri investitori.

Il rialzo dei rendimenti può incidere sui conti pubblici attraverso il costo delle nuove emissioni e, allo stesso tempo, influenzare il valore di mercato dei titoli già presenti nei portafogli bancari.

Unione bancaria in Ue

La questione dei titoli sovrani si inserisce nel quadro dell’Unione bancaria europea, un progetto volto alla riduzione della frammentazione del sistema finanziario. L’Ue punta a un mercato bancario più integrato, limitando la dipendenza degli istituti dalle condizioni del Paese di appartenenza.

Sul tavolo anche l’ipotesi di garanzie comuni per la gestione delle crisi bancarie e la tutela degli utenti tramite fondi nazionali.

Il commento

Sul tema della concentrazione delle esposizioni delle banche sui titoli sovrani esprime preoccupazione Giovanni Crosetto, europarlamentare FdI e vice coordinatore Ecr in commissione Econ, citato dal Sole 24 Ore:

Ci preoccupa perché è stato inserito nella Comunicazione della Commissione, la quale ha esplicitamente detto che intende affrontare la questione. Nel documento parlamentare, attraverso un emendamento che ho presentato in questi giorni, cerchiamo di dare una serie di motivazioni sul perché non è il momento storico per intervenire e perché non persiste questo rischio sovrano.

Titoli di Stato e banche, la Commissione Ue prepara la riforma
Nella foto: Giovanni Crosetto (europarlamentare FdI)

La spiegazione:

L’orientamento della Commissione sarebbe quella di introdurre un tetto alla detenzione dei titoli di debito sovrano per le banche, oltre il quale i titoli di Stato detenuti verrebbero “ponderati” e dovrebbero essere fatti accantonamenti patrimoniali ulteriori. Se questo accadesse, potrebbe portare le banche a non partecipare più alle aste dei titoli di Stato. Le implicazioni sarebbero importanti proprio in un momento in cui si cerca di migliorare la circolazione dei capitali in Europa.